L’Etiopia del 2026 è una nazione in movimento. In attesa del Secondo Vertice Italia-Africa del prossimo 13 febbraio, il Paese cerca di crescere economicamente e nel contesto geopolitico internazionale navigando tra complesse tensioni interne mai davvero sopite. Dalla Rotta Storica del Nord alle etnie della Valle dell’Omo, oggi in questo territorio la diplomazia internazionale si intreccia con una bellezza naturalistica senza tempo e una storia millenaria.
Acrocoro Etiopico e Rift Valley: la geografia del “Tetto d’Africa”
L’Etiopia si trova nell’Africa Orientale, nel Corno d’Africa. Con un’estensione di oltre 1,128 milioni di chilometri quadrati e una popolazione di oltre 121 milioni di abitanti (rappresentati soprattutto dagli Oromo, 34%, e dagli Amhara, 27%), è lo Stato landlocked, ovvero senza sbocco sul mare, più popoloso al mondo. Il Paese, che ha il suo centro fisico e amministrativo nella città di Addis Abeba, confina a Nord con l’Eritrea (la cui indipendenza nel 1993 ha privato l’Etiopia dello sbocco sul mare), a Est e Sud-Est con Gibuti e Somalia, a Sud con il Kenya e a Ovest con il Sudan e il Sud Sudan. Il territorio è caratterizzato principalmente dall’Altopiano Etiopico (o Acrocoro Etiopico, anche detto “Tetto d’Africa”), una vasta massa montuosa centrale con un’altitudine che varia tra i 1.500 e i 4.500 metri, tagliata in due dalla Rift Valley etiopica. Questa enorme frattura, creatasi in seguito alla separazione delle placche tettoniche africana e araba durante il Miocene, attraversa il Continente dalla Tanzania all’Eritrea, e in particolare taglia l’Etiopia da Nord-Est a Sud-Ovest dalla Depressione della Dancalia, nel triangolo di Afar, dove raggiunge una profondità di 120 metri sotto il livello del mare, fino al Lago Turkana, al confine con il Kenya. La vetta più alta dell’Etiopia è il Ras Dascian, a 4.543 metri di altitudine, nei Monti Simien. Il Paese ospita numerosi bacini fluviali e per questo è detto la “torre d’acqua” dell’Africa Orientale: dal Lago Tana, il più grande del Paese, nasce il Nilo Azzurro (o Abay) che fornisce circa l’80% delle acque del Nilo principale; lungo la spaccatura della Rift Valley scorrono il fiume Omo, uno dei corsi d’acqua più importanti e culturalmente significativi dell’Africa orientale, che sfocia nel Lago Turkana, e il fiume Awash che termina in una serie di laghi salati nel deserto dell’Afar, senza mai raggiungere il mare. La valle a Sud di Addis Abeba, infatti, ospita una catena di laghi vulcanici, come l’Abaya e lo Ziway. A causa dell’importante dislivello di altitudine, il Paese non ha un clima uniforme. Presenta una fascia climatica calda e semi-arida detta Kolla, caratterizzata da savane e foreste aperte, posizionata ad altitudini medio-basse fino a 1.500 metri, una zona climatica temperata degli altopiani etiopici detta Woina Dega, situata generalmente tra i 1.500 e i 2.400 metri di altitudine, dove si concentra la maggior parte della popolazione nonché delle attività agricole, e una fascia climatica caratterizzata da un clima temperato-freddo detta Dega, situata sopra i 2.400 metri, ideale per l’agricoltura in quota e per l’allevamento.
Dalla Rotta Storica ad Axum: il patrimonio UNESCO dell’Etiopia
L’Etiopia è uno dei Paesi al mondo più noti per il loro valore storico e naturalistico. Il principale percorso turistico è la cosiddetta Rotta Storica del Nord che si snoda attraverso l’Altopiano e le testimonianze delle civiltà millenarie che l’hanno abitato.
- Il punto di partenza consueto è la capitale di Addis Abeba dove, nel Museo Nazionale, sono conservati i resti di Lucy (o reperto A.L. 288-1), l’ominide vissuto 3,2 milioni di anni fa scoperto nel 1974 nella Depressione di Afar, nel sito archeologico di Hadar.
- Si prosegue verso le rive del Lago Tana, nella città di Bahir Dar, dove visitare i monasteri medievali costruiti sulle isole del lago e ammirare le Cascate del Nilo Azzurro (Tis Issat o Tissisat), con un salto stimato tra i 37 e i 45 metri.
- Superando il Lago Tana verso Nord, si giunge a Gondar che fu la capitale imperiale nel XVII secolo, detta la “Camelot d’Africa”. La città è celebre per il complesso di castelli in stile medievale conosciuto come Fasil Ghebbi (recinto reale) e per la chiesa di Debre Berhan Selassie. Il sito religioso è noto per essere l’unica chiesa storica di Gondar scampata alla distruzione dei dervisci sudanesi nel 1888. L’attuale edificio venne costruito alla fine del XVII secolo per volontà dell’imperatore Iyasu I e una delle sue attrazioni principali è il Soffitto degli Angeli, decorato con oltre 100 volti di cherubini alati.
- La Rotta Storica continua verso Axum, l’antica capitale del Regno di Axum, una delle civiltà più potenti dell’antichità. Le principali attrazioni sono il Parco delle steli monolitiche e la Chiesa di Santa Maria di Sion, fondata nel IV secolo dall’imperatore Ezana e oggi considerata la chiesa più antica dell’Africa subsahariana. La Chiesa di Santa Maria di Sion è il centro spirituale dell’Etiopia nonché il luogo di culto più sacro per i cristiani ortodossi etiopi, secondo la leggenda raccolta nell’antico testo sacro del Kebra Nagast, inoltre, qui sarebbe custodita l’Arca dell’Alleanza rubata a Gerusalemme da Menelik I, figlio della Regina di Saba e di Re Salomone.
- Le tappe finali del percorso nel Nord dell’Etiopia sono Lalibela e la Regione del Tigray. La prima è famosa per le sue chiese rupestri, 11 chiese monolitiche scavate nella roccia per volere del re Gebre Mesqel Lalibela della dinastia Zaguè (da cui la città prende il nome) tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo. Il sito, oggi importante luogo di pellegrinaggio per i fedeli ortodossi etiopi, fa parte del Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1978. Anche la Regione del Tigray (in particolare l’area del Gheralta) è famosa per le sue chiese rupestri, queste, tuttavia, sono scavate su pareti di roccia verticali, raggiungibili dopo brevi arrampicate o quasi inaccessibili.
La Valle dell’Omo e le popolazioni del Sud: un viaggio nella biodiversità umana
A differenza del percorso a Nord, il percorso turistico nel Sud del Paese è dedicato alla scoperta della natura selvaggia della Rift Valley e alle sue popolazioni.
- Tra le tappe principali ci sono la città di Arba Minch, sul Lago Margherita, e il Lago Chamo, celebre per il Crocodile Market, con enormi rettili e ippopotami che si crogiolano sulla riva insieme a una vasta varietà di uccelli acquatici come pellicani e aquile pescatrici, ma anche il vicino Parco Nazionale di Nechisar, in amarico “Nech”, bianco, e “Sar”, erba. Il Parco è infatti noto per le sue pianure di “erba bianca”: durante la stagione secca, la vegetazione tipica, per lo più graminacee, si inaridisce sotto il sole assumendo una colorazione giallo-paglierino molto chiara che, da lontano e sotto la luce zenitale, appare quasi bianca e luccicante.
- Sulle montagne sopra Arba Minch si trovano i Villaggi Dorze, famosi per le loro capanne a forma di alveare alte fino a 12 metri. Proseguendo a Sud si incontrano i territori del popolo Konso, dichiarati Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2011. La cultura Konso è riconosciuta per la sua eccezionale ingegneria agricola e sociale che include: i terrazzamenti in pietra a secco costruiti, nei millenni, per trattenere l’acqua, prevenire l’erosione e permettere la coltivazione di sorgo, caffè e cotone; le “Paleta”, città fortificate costruite sulla cima delle colline e protette da spesse mura concentriche di pietra; i “Waka”, una delle tradizioni più iconiche di questo popolo, statue lignee scolpite per onorare gli eroi o i capi tribù defunti; e, infine, gli “Olahita” (Albero delle Generazioni), pali costruiti al centro dei villaggi ogni 18 anni per segnare il passaggio della generazione.
- Un’altra delle etnie più conosciute del Sud dell’Etiopia, e in particolare della Valle dell’Omo, è quella dei Mursi, pastori seminomadi la cui vita sociale ed economica gira intorno al bestiame. Gli uomini sono noti per il Donga, un combattimento cerimoniale eseguito con bastoni per dimostrare virilità e coraggio, mentre le donne sono conosciute per i piattelli labiali, simbolo di bellezza, maturità e identità culturale. I Mursi, circa 8.000, vivono nel Parco Nazionale del Mago, raggiungibile dalla città di Jinka.
- Proseguendo a Sud verso il confine con il Kenya e raggiungendo Turmi o Dimeka si possono incontrare gli Hamer (o Hamar), le cui donne sono famose per le elaborate acconciature realizzate utilizzando l’“emjele”, un impasto di ocra rossa, burro e resina, e per il “burkule”, un caratteristico collare di ferro che ne indica lo stato civile. Un altro segno culturale distintivo di questa etnia è il Salto del Toro (Ukuli Bula), rito di passaggio per i giovani Hamer che devono percorrere la schiena di una fila di tori o vacche posizionati uno accanto all’altro un certo numero di volte, senza cadere, per diventare “Maza”, uomo adulto.
- Infine, nei pressi di Omorate lungo le rive del fiume Omo, al confine con il Kenya, vivono i Dassanech (o Geleb), popolo noto per la sua incredibile resistenza alle condizioni di questa regione, isolata e con un clima arido, dove le temperature superano spesso i 40°C. La Valle dell’Omo, in totale, ospita 16 etnie diverse.
Altre destinazioni dell’Etiopia da non perdere sono il Bale Mountains National Park, il Parco Nazionale dei Monti Simien e la Depressione della Dancalia. Il Bale Mountains National Park, dal 2023 Patrimonio dell’Umanità UNESCO, protegge la più vasta area contigua di paesaggio alpino dell’Africa nonché la straordinaria biodiversità etiopica. Qui vivono alcune rare specie endemiche come il Lupo d’Etiopia, il Topo talpa gigante, il Nyala di Montagna (antilope) nonché 300 diverse specie di uccello. A Nord si trova il Parco Nazionale dei Monti Simien, sito UNESCO dal 1978, dove è possibile avvistare il babbuino Gelada, lo stambecco del Walia e il Gipeto. Infine, nonostante le sue condizioni estreme e le restrizioni per le visite (che richiedono spedizioni organizzate e scorte di sicurezza), non può mancare la Depressione della Dancalia con il vulcano Erta Ale e le distese di sale multicolore di Dallol.
Sicurezza e attualità 2026: la situazione nel Tigray e le prospettive economiche
Nonostante l’incredibile ricchezza dell’Etiopia, la pianificazione di un viaggio nel Paese richiede una particolare attenzione in tema di sicurezza. Per via delle tensioni interne ed esterne, nonché di alcuni allarmi sanitari, alcune regioni sono al momento vietate o fortemente sconsigliate. Ad esempio, la Regione del Tigray e le zone di confine con Sudan ed Eritrea sono sconsigliate, mentre la Regione di Amhara è al centro della cronaca per episodi di criminalità e rapimenti lungo le rotte terrestri. Per questo è consigliato raggiungere Lalibela tramite via aerea da Addis Abeba ed evitare il transito via terra tra Gondar e Bahir Dar. L’attualità etiopica è segnata da un doppio volto: da una parte le tensioni interne ed esterne, dall’altra la ripresa economica del Paese. Recentemente, infatti, sembrano essersi riaccesi gli scontri nel Tigray tra le truppe del Governo Federale Etiope e le forze locali del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè. Dopo solo tre anni dalla fine della Guerra del Tigray, scoppiata nel novembre del 2020 e conclusasi nel novembre del 2022, sono stati segnalati combattimenti a Tsemlet, nell’Ovest della regione, zona già rivendicata dalle forze della vicina regione dell’Amhara, dopo che già lo scorso novembre si erano verificati scontri nella vicina regione dell’Afar. Questa volta, tuttavia, il conflitto potrebbe superare i confini nazionali e raggiungere la vicina Eritrea. Il Premier etiope Abiy Ahmed ha infatti accusato pubblicamente le truppe eritree di aver commesso atrocità e uccisioni di massa durante la precedente guerra in cui l’Eritrea era stata alleata dell’Etiopia contro il FPLT. Secondo alcuni analisti, tuttavia, l’accusa pubblica potrebbe anche nascondere la volontà etiope di riconquistare uno sbocco sul mare, e in particolare sul Mar Rosso, snodo vitale per l’economia globale che collega i mercati di Europa e Asia attraverso il Canale di Suez. Non va poi dimenticato che nonostante i tre anni trascorsi dalla fine del conflitto l’80% della popolazione del Tigray dipende quasi esclusivamente dagli aiuti umanitari che tuttavia starebbe diminuendo. D’altro canto, nonostante l’instabilità, il Governo etiope ha previsto un incremento stimato del PIL nel biennio 2025-2026 superiore al 10,2%, nonostante sia attualmente impegnato in una ristrutturazione del debito nazionale, in particolare di un’obbligazione internazionale del valore di un miliardo di dollari.
Vertice Italia-Africa ad Addis Abeba: il ruolo del Piano Mattei
L’Etiopia è da anni un partner strategico nella politica estera italiana per la stabilità del Corno d’Africa nonché per lo sviluppo del Piano Mattei. In virtù delle relazioni internazionali tra i due Paesi, il prossimo 13 febbraio si svolgerà ad Addis Abeba il secondo Vertice Italia-Africa, in concomitanza con il Vertice dell’Unione Africana che ha sede proprio nella capitale etiope. Le relazioni bilaterali tra Italia ed Etiopia hanno come tematiche chiave l’energia, le infrastrutture, l’agricoltura, la salute e l’istruzione, e in particolare nell’ambito del Piano Mattei, lanciato a Roma nel 2024, la sicurezza alimentare con il sostegno alle filiere agricole, oltre allo sviluppo di centri di innovazione tecnologica e formazione professionale. L’obiettivo del Governo italiano, come ribadito, è quello di rafforzare un partenariato “non predatorio” e paritario tra i due Paesi. A seguito del Vertice del prossimo 13 febbraio, il 14 febbraio, il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni interverrà come ospite d’onore alla riunione plenaria della 39esima sessione ordinaria dell’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Africana. Nonostante le ferite dei conflitti, l’Etiopia continua a guardare avanti con una resilienza straordinaria. Con il vertice del 13 febbraio, ad Addis Abeba la cooperazione internazionale e la tutela di un patrimonio unico si fondono per disegnare il futuro del Corno d’Africa e, di riflesso, quello di un’Europa sempre più vicina al Continente africano.










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