Nel 2026 l’Algeria riprenderà la costruzione del Trans-Saharan Gas Pipeline (TSGP), un progetto atteso da anni e destinato a ridefinire gli equilibri energetici tra Africa ed Europa. Il gasdotto, lungo circa 4.000 chilometri, trasporterà fino a 30 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dalla Nigeria verso l’Algeria, per poi convogliare i volumi verso i mercati europei. In un contesto segnato dal divieto europeo sulle importazioni di gas russo entrato in vigore a gennaio 2026, l’infrastruttura rappresenta una risposta concreta alla necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento.
Il TSGP consolida il ruolo di Algeri non solo come Paese produttore, ma come hub strategico di transito verso l’Europa. Il gas nigeriano sarà infatti immesso nei corridoi già operativi, come il TransMed Pipeline diretto in Italia e il Medgaz Pipeline che collega l’Algeria alla Spagna. In questo modo, il Paese rafforza la propria centralità nella sicurezza energetica europea, offrendo una rotta alternativa stabile e geopoliticamente più vicina rispetto ad altri fornitori.
Potenziamento delle infrastrutture e sicurezza dei flussi
La costruzione del nuovo gasdotto si inserisce in una strategia più ampia che punta a rafforzare l’intera rete infrastrutturale nazionale. Una compagnia statale, in collaborazione con partner cinesi, sta portando avanti un programma di ispezione e ammodernamento di circa 3.576 chilometri di pipeline, con l’obiettivo di garantire continuità e affidabilità nelle esportazioni verso l’Europa. Il potenziamento riguarda in particolare i collegamenti verso Spagna e Italia, due mercati chiave per il gas algerino. L’intervento sulle reti a lunga distanza mira a ridurre il rischio di interruzioni, aumentare l’efficienza operativa e sostenere un eventuale incremento dei volumi esportati. L’infrastruttura diventa così un elemento centrale della strategia 2026, non solo in termini di espansione, ma anche di manutenzione e resilienza.
L’idrogeno verde e la diversificazione di lungo periodo
Accanto alla strategia gasiera, l’Algeria sta costruendo una nuova filiera legata all’idrogeno verde, guardando alla domanda europea di lungo periodo. Il governo punta a raggiungere una produzione di 40 TWh annui di idrogeno e derivati entro il 2040, avviando un primo progetto semi-industriale da 50 MW nella città di Arzew.
Per sostenere l’elettrolisi su scala industriale, il Paese sta accelerando lo sviluppo di energie rinnovabili, con 3.200 MW di nuova capacità solare attesi entro la fine del 2026. In parallelo, è stato avviato uno studio di fattibilità per il SoutH2 Corridor, un corridoio lungo 3.300 chilometri che potrebbe trasportare fino a 4 milioni di tonnellate di idrogeno verde all’anno entro il 2030, collegando Algeria e Tunisia ai poli industriali di Italia, Austria e Germania.
Una strategia di riposizionamento geopolitico
La strategia energetica algerina per il 2026 va oltre la semplice espansione infrastrutturale. Essa rappresenta un riposizionamento calcolato nel cuore della nuova architettura energetica europea. Attraverso il potenziamento delle pipeline, l’espansione delle riserve e lo sviluppo dell’idrogeno verde, l’Algeria mira a trasformarsi da fornitore regionale a partner energetico strutturale e di lungo periodo per l’Europa.
Resta ora da verificare se l’intensità degli investimenti upstream, il rispetto dei tempi di realizzazione delle grandi infrastrutture e la capacità di scalare rapidamente la produzione di idrogeno saranno sufficienti a tradurre questo vantaggio strategico in una leadership duratura e in una crescita diversificata delle entrate nazionali.



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