“Gli alieni? Ecco cosa non possiamo davvero spiegare”: la NASA risponde a Trump e Obama

Tra promesse di desecretazione e presunti "leak" presidenziali, l'agenzia spaziale interviene nel dibattito sugli UAP: la verità è più terrestre (e costosa) di quanto si creda

Il mese di febbraio 2026 passerà alla storia come il momento in cui gli “uomini verdi” sono passati definitivamente dalle pagine di fantascienza all’agenda politica di Washington. In un susseguirsi di dichiarazioni senza precedenti che hanno scosso l’opinione pubblica globale, ben 2 Presidenti degli Stati Uniti hanno riacceso contemporaneamente il dibattito su UFO e UAP (Fenomeni Anomali Non Identificati). Questa insolita convergenza tra leader politici di schieramenti opposti ha generato una pressione mediatica tale da costringere la NASA a intervenire ufficialmente, offrendo una risposta che mescola con precisione trasparenza scientifica, rigore istituzionale e una sottile, quanto necessaria, dose di ironia.

Il “caso Obama” e la statistica del cosmo

Tutto ha avuto inizio durante una rapida sessione di domande nel podcast del giornalista Brian Tyler Cohen. Alla domanda diretta “Gli alieni esistono?“, l’ex Presidente Barack Obama ha risposto con una frase che ha immediatamente fatto il giro del mondo: “Sono reali, ma non li ho visti e non sono rinchiusi nell’Area 51”.

Di fronte al clamore mediatico, Obama ha dovuto precisare la sua posizione su Instagram, riportando il dibattito su binari puramente scientifici. Sebbene statisticamente sia probabile che la vita esista nell’immensità dell’universo, le distanze interstellari rendono estremamente improbabile una visita ravvicinata. Durante il suo mandato, ha ribadito, non è mai emersa alcuna prova di contatti extraterrestri.

L’affondo di Trump e la promessa della “Verità”

La precisazione non è bastata a placare Donald Trump. Il Presidente ha accusato il suo predecessore di aver rivelato informazioni classificate: “Ha attinto a dati riservati, non avrebbe dovuto farlo“, ha dichiarato Trump ai cronisti.

Poco dopo, attraverso un post su Truth Social, Trump ha rilanciato con una promessa ambiziosa: dare mandato al Segretario alla Guerra e alle altre agenzie federali di avviare il processo di identificazione e pubblicazione di tutti i file governativi relativi a alieni, UAP e UFO. “Basandomi sull’enorme interesse mostrato, renderemo pubblici questi temi complessi ma estremamente importanti“, ha scritto il Presidente.

La risposta della NASA: “C’è qualcosa di inspiegabile, ma non sono alieni”

In questo clima di tensione politica, la NASA ha scelto la via della trasparenza pragmatica. La portavoce dell’agenzia, Bethany Stevens, ha risposto ufficialmente sottolineando come l’impegno per la “scienza aperta” sia nel DNA della NASA fin dalla sua fondazione.

Tuttavia, è stata la citazione dell’Amministratore della NASA, Jared Isaacman, a rubare la scena. Stevens ha riportato che, sebbene Isaacman si sia imbattuto in cose che “non può spiegare” nel corso del suo lavoro, queste non riguardano dischi volanti: “Le cose inspiegabili riguardano più che altro i programmi inutilmente costosi che la vita extraterrestre!

Scienza vs. segretezza

Nonostante la battuta, la questione resta seria. Negli ultimi anni, il governo USA ha aumentato la trasparenza, tenendo udienze pubbliche al Congresso in cui molti avvistamenti sono stati spiegati come palloni meteorologici o droni. Altri casi restano aperti per mancanza di dati, ma la NASA chiarisce un punto fondamentale: “open science non significa accesso totale.

Sebbene la maggior parte dei dati NASA sia pubblica, esistono limiti invalicabili legati alla sicurezza nazionale, ai dati protetti dalla privacy e alle informazioni sensibili sugli appalti. In breve: se anche la NASA avesse immagini satellitari di basi militari segrete, non le vedremo su un post di X domani mattina.

La ricerca della vita nel cosmo continua, ma per ora la verità più difficile da spiegare sembra essere quella dei bilanci terrestri.