Sono trascorsi 36 anni dal giorno in cui in cui l’Italia salutava, per l’ultima volta, Sandro Pertini. Il “presidente più amato” si spegneva a 93 anni nella sua casa romana, lasciando un vuoto che, nonostante il passare dei decenni, appare ancora oggi incolmabile nel cuore dei cittadini e nel tessuto civile del Paese. Eroe della Resistenza, confinato e perseguitato dal fascismo, Pertini ha saputo trasformare il Quirinale in una “casa di vetro”. Il suo mandato (1978-1985) è stato segnato da un’umanità travolgente e da una schiettezza fuori dal comune: dalle lacrime sincere per la tragedia di Vermicino all’esultanza iconica ai Mondiali di Spagna del 1982.
Al di là dell’iconografia della pipa e dei gesti spontanei, resta oggi il monito della sua integrità morale. In un 2026 dominato da una politica spesso distante e digitale, il ricordo di Pertini ci riporta all’essenza del servizio pubblico: la vicinanza ai più deboli e la difesa intransigente della libertà. Come amava ripetere: “I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo“.



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