Il 24 febbraio 2022 le forze armate della Russia avviarono l’invasione su larga scala dell’Ucraina, trasformando la guerra a bassa intensità nel Donbas in un conflitto aperto. Oggi, esattamente 4 anni dopo, il fronte resta attivo e il bilancio umano continua a crescere. Secondo le Nazioni Unite, quasi 15mila civili sono stati uccisi e oltre 40mila feriti, ma il numero reale potrebbe essere molto più alto, soprattutto nelle zone occupate. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ammesso circa 55mila soldati caduti, mentre stime indipendenti parlano di perdite ancora maggiori su entrambi i fronti. Intanto circa 6 milioni di ucraini vivono ancora all’estero come rifugiati.
Sul terreno la guerra è diventata una lenta battaglia di logoramento, dominata da artiglieria e droni. Mosca controlla quasi il 20% del territorio ucraino e i combattimenti più intensi si concentrano nell’Est e nel Sud del paese, dove intere città sono state ridotte in macerie e le infrastrutture energetiche restano un obiettivo costante.
Parallelamente proseguono tentativi diplomatici, incoraggiati anche dal presidente statunitense Donald Trump. Tuttavia, i negoziati restano bloccati sulla questione dei territori occupati. Dopo 4 anni, la guerra continua a segnare profondamente l’Europa e il futuro della regione.



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