Il 26 febbraio 1815, mentre l’Europa credeva chiuso il capitolo delle guerre napoleoniche, Napoleone Bonaparte compì una mossa destinata a sorprendere governi e popoli: lasciò il suo luogo di esilio sull’Isola d’Elba e salpò con un piccolo gruppo di fedelissimi verso la Francia. L’ex imperatore era stato confinato lì dopo l’abdicazione del 1814, ma non aveva mai smesso di osservare con attenzione la situazione politica europea e il malcontento che cresceva nel suo Paese. La partenza fu rapida e quasi clandestina. Con poche navi e circa un migliaio di uomini, Napoleone scommise su un ritorno che molti consideravano impossibile. Tuttavia, il suo calcolo si rivelò audace e, almeno inizialmente, efficace: sbarcato in Francia nei primi giorni di marzo, riuscì a raccogliere consenso tra soldati e cittadini, avanzando verso Parigi senza grandi scontri.
Questo episodio segnò l’inizio dei celebri “Cento Giorni”, un breve ma intenso ritorno al potere che riaccese tensioni in tutta Europa. Le monarchie restaurate temevano che l’equilibrio appena ricostruito potesse crollare di nuovo. La fuga del 26 febbraio, dunque, non fu solo un colpo di scena personale, ma l’innesco di uno degli ultimi capitoli della lunga stagione napoleonica.


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