Il 4 febbraio 1970 segna l’inizio della costruzione di Pripyat, città ucraina destinata a diventare simbolo di uno dei più gravi disastri nucleari della storia. Oggi, 4 febbraio 2026, ricorre il 56° anniversario dell’avvio dei lavori di questo centro urbano, nato per ospitare i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl. Fondata come città modello dell’Unione Sovietica, Pripyat fu progettata per accogliere circa 50mila abitanti, offrendo infrastrutture moderne, servizi pubblici efficienti e ampi spazi verdi. Nel corso degli anni ’70 e ’80, la città crebbe rapidamente, diventando un esempio di sviluppo urbano legato all’industria energetica nucleare. Scuole, ospedali, centri sportivi e culturali testimoniavano l’importanza strategica del progetto.
Tuttavia, il destino di Pripyat cambiò drasticamente il 26 aprile 1986, quando l’esplosione del reattore numero 4 della centrale di Chernobyl provocò una catastrofe nucleare senza precedenti. Solo 36 ore dopo l’incidente, le autorità sovietiche ordinarono l’evacuazione completa della città. Gli abitanti furono costretti ad abbandonare le proprie case, convinti che si trattasse di un trasferimento temporaneo che, in realtà, si rivelò definitivo. Oggi Pripyat è una città fantasma, congelata nel tempo e divenuta simbolo delle conseguenze della tecnologia nucleare mal gestita.


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