Il killer silenzioso che possiamo fermare: quasi la metà dei tumori maschili è prevenibile

Una ricerca senza precedenti pubblicata su Nature Medicine rivela che il 38% dei casi globali di cancro deriva da fattori di rischio modificabili, con il fumo e le infezioni in cima alla lista nera della salute mondiale

Il cancro continua a rappresentare una delle sfide più imponenti per la salute pubblica globale, ma una nuova, monumentale analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Medicine getta una luce di speranza e, al contempo, lancia un monito severo alle istituzioni politiche. Lo studio, condotto da un team internazionale guidato da Hanna Fink dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC/OMS), ha quantificato il peso dei tumori attribuibili a fattori di rischio modificabili in 185 paesi, coprendo 36 diversi siti tumorali. I risultati sono sconcertanti: nel 2022, su un totale di 18,7 milioni di nuove diagnosi, ben 7,1 milioni di casi (pari al 37,8%) avrebbero potuto essere evitati eliminando l’esposizione a soli 30 fattori di rischio noti. Questa percentuale, che sfiora il 40% a livello globale, evidenzia come la prevenzione primaria non sia solo un’opzione etica, ma una necessità epidemiologica urgente per arginare un’ondata di malattie che, se non contrastata, vedrà un incremento del 50% dei casi entro il 2040.

La disparità di genere e il peso dei comportamenti

L’indagine rivela una profonda frattura tra i sessi per quanto riguarda la genesi prevenibile della malattia. Gli uomini appaiono decisamente più vulnerabili alle conseguenze dei propri stili di vita e delle esposizioni ambientali: il 45,4% dei tumori maschili (4,3 milioni di casi) è attribuibile a fattori modificabili, contro il 29,7% nelle donne (2,7 milioni di casi). Questa differenza è in gran parte spiegata dalla diversa prevalenza del tabagismo, che rimane il principale killer globale, responsabile del 15,1% di tutti i nuovi casi di cancro nel mondo. Per gli uomini, il fumo di tabacco da solo rappresenta la causa del 23,1% delle diagnosi, mentre per le donne la quota scende al 6,3%, sebbene nei paesi ad alto reddito come il Nord America e l’Europa settentrionale la prevalenza del fumo femminile sia doppia rispetto alla media globale, portando a un aumento significativo dei tumori polmonari anche tra la popolazione femminile.

L’assedio delle infezioni e il ruolo dell’alcol

Subito dopo il tabacco, le infezioni da agenti patogeni emergono come il secondo fattore di rischio più critico, contribuendo al 10,2% del carico globale di cancro. Nelle donne, le infezioni rappresentano addirittura il rischio principale, associate all’11,5% dei casi, trainate prevalentemente dal virus del papilloma umano (HPV) che causa la quasi totalità dei tumori della cervice uterina. Tra gli uomini, gli agenti infettivi dominano il panorama dei tumori dello stomaco e del fegato, con l’Helicobacter pylori e i virus dell’epatite B e C che continuano a mietere vittime laddove l’accesso a vaccini e trattamenti è limitato. Al terzo posto della classifica dei fattori di rischio troviamo il consumo di alcol, responsabile del 3,2% delle diagnosi globali (circa 700.000 casi), con picchi preoccupanti in Europa orientale e in regioni in via di sviluppo dove i consumi sono in rapida ascesa.

Una geografia del rischio tra ambiente e occupazione

Il peso della prevenzione non è distribuito in modo uniforme sul pianeta, riflettendo le disuguaglianze socio-economiche e le diverse politiche sanitarie. L’Asia orientale detiene il triste primato per il carico di cancro prevenibile negli uomini (57,2%), mentre l’Africa subsahariana presenta la quota più alta per le donne (38,2%), principalmente a causa della devastante incidenza dei tumori legati alle infezioni. Lo studio evidenzia anche l’impatto crescente dell’inquinamento atmosferico, che in Asia orientale causa il 4,1% dei casi di cancro, e delle radiazioni ultraviolette (UVR), che in Oceania arrivano a spiegare quasi il 10% di tutte le nuove diagnosi a causa dell’esposizione solare incontrollata. Non meno importante è il rischio legato alle esposizioni occupazionali, che includono agenti cancerogeni come l’amianto, l’arsenico e i gas di scarico dei motori diesel, responsabili di una quota rilevante di mesoteliomi e tumori polmonari soprattutto nella popolazione maschile.

I tumori più colpiti e il ruolo della latenza

L’analisi per sito tumorale conferma che il tumore del polmone, dello stomaco e della cervice uterina costituiscono quasi la metà dei casi potenzialmente evitabili. In particolare, ben 1,8 milioni di tumori al polmone su 2,5 milioni totali sono causati da fattori modificabili, principalmente il fumo. Un punto di forza metodologico di questa ricerca è l’aver considerato una latenza di 10-20 anni tra l’esposizione al rischio e la diagnosi del tumore, utilizzando dati di prevalenza del 2012 per stimare il carico del 2022. Questo approccio permette di comprendere come le azioni intraprese oggi dai governi produrranno benefici tangibili solo tra un decennio o più, sottolineando la necessità di una visione politica a lungo termine che vada oltre l’immediato consenso elettorale.

Verso una prevenzione personalizzata e globale

Oltre ai classici “Big Three” (fumo, infezioni, alcol), lo studio pone l’accento su minacce emergenti come l’alto indice di massa corporea (BMI) e l’insufficiente attività fisica, che stanno diventando motori trainanti per i tumori del seno e dell’utero nelle donne. Per ridurre questo enorme carico di sofferenza, gli autori invocano strategie di prevenzione sensibili al genere e adattate al contesto locale. Mentre nei paesi ad alto reddito la priorità resta il controllo del tabacco e la lotta all’obesità, nelle regioni a basso reddito è indispensabile potenziare le campagne di vaccinazione per l’HPV e l’HBV, migliorare l’accesso all’acqua pulita per ridurre l’Helicobacter pylori e implementare sistemi di sorveglianza sanitaria più robusti. Senza un impegno politico e finanziario sostenuto, il cancro rimarrà una sfida insormontabile, nonostante i progressi tecnologici nelle terapie.