La farsa scientifica delle “nuove” faglie dello Stretto di Messina: perché lo studio INGV-CNR non dice nulla di nuovo sul progetto del Ponte

Lo Stretto di Messina tra verità ingegneristiche e l'ultimo polverone ideologico sollevato dai soliti noti per fermare lo sviluppo del Sud e opporsi alla realizzazione del Ponte

Negli ultimi giorni abbiamo assistito all’ennesima ondata di disinformazione scientifica evidentemente mirata a colpire il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Molti media nazionali, cavalcando l’onda dell’allarmismo, hanno rilanciato uno studio firmato da Tiziana Sgroi et al. (INGV-CNR) presentandolo come la prova definitiva dell’impossibilità di realizzare l’opera a causa di “nuove e pericolose” faglie. Si tratta di una ignobile pagliacciata mediatica, una narrazione distorta che ignora deliberatamente decenni di studi geologici e prove tecniche già validate a livello internazionale. Non c’è nulla di realmente nuovo in questo studio che possa minimamente scalfire la solidità del progetto definitivo aggiornato e approvato. L’articolo in questione, pur analizzando la sismicità dell’area, glissa sistematicamente sugli aspetti cruciali legati alla fattibilità del Ponte, proprio perché i dati reali smentiscono le tesi dei catastrofisti.

Il mito delle nuove faglie e il silenzio complice sulla sorgente del 1908

L’articolo di Sgroi et al. punta i riflettori su alcune faglie trasversali che renderebbero lo Stretto “instabile“, ma la verità scientifica è ben diversa. Queste strutture sono note ai geologi da decenni e sono già state ampiamente considerate in tutte le fasi della progettazione del Ponte. Ciò che realmente interessa la sicurezza dell’infrastruttura è la sorgente del terremoto del 1908, l’unico evento di magnitudo estrema storicamente documentato nella zona. Il progetto del Ponte non solo tiene conto di questa specifica sorgente, ma è stato dimensionato per resistere a scosse di magnitudo 7.2, una potenza superiore a quella sprigionata dal sisma del 1908 (stimata intorno a 7.1). Lo studio recente evita accuratamente di spiegare come queste “nuove” faglie possano influire su una struttura progettata per il massimo stress sismico possibile, semplicemente perché non hanno un impatto significativo rispetto ai parametri già adottati.

Resistenza sismica da record e validazione internazionale del progetto

Mentre i detrattori si aggrappano a interpretazioni ideologiche, la realtà tecnica parla di un’opera che rappresenta un’eccellenza dell’ingegneria mondiale. Il progetto definitivo, recentemente aggiornato e approvato dal CIPESS, prevede una struttura in grado di mantenere un comportamento elastico senza danni anche sotto l’effetto dei più violenti terremoti immaginabili nello Stretto. Questa capacità di resistenza è stata già validata da esperti dell’INGV e da scienziati di fama internazionale. Il Ponte è progettato per sopportare venti oltre i 270km/h (superiori del doppio rispetto alla furia di quelli che nelle ultime settimane, a più riprese, hanno interessato la zona provocando danni disastrosi!) e le sue fondazioni sono collocate in punti strategicamente individuati per evitare qualsiasi contatto con faglie attive, garantendo la massima stabilità geotecnica. Sostenere oggi che il rischio sismico sia un impedimento significa ignorare la scienza delle costruzioni moderna e i test effettuati in galleria del vento e su modelli sismici avanzati.

L’ideologia di Tozzi e il paradosso dei “No-Ponte” contro la scienza

È paradossale notare come personaggi come Mario Tozzi, spesso pronti a ergersi a paladini della scienza, utilizzino studi parziali per alimentare un allarmismo che rasenta il procurato allarme. La critica mossa da autorevoli geologi e professionisti del settore evidenzia come queste posizioni siano dettate da un pregiudizio ideologico “noponte” piuttosto che da un’analisi rigorosa dei dati. Invece di riconoscere che il Ponte è lo strumento più efficace per monitorare e mettere in sicurezza lo Stretto (grazie ai sistemi di sensori più avanzati al mondo che verranno installati), si preferisce descrivere il territorio come un’area maledetta e intoccabile.

E a Tozzi che scrive “… Sistemi di faglie che interagiscono, complicazioni strutturali, tettonica attiva, fasce sismogenetiche. Qualcuno lo aveva già detto?” basterebbe rispondere con questa immagine tratta dal DISS:

faglie stretto di messina

Dalle singole schede delle diverse faglie si evince che la faglia del 1908 è lì dal 2001, quella trasversale a nord dello Stretto, vicina alla loro Capo Peloro fault dal 2005, e quella a su, vicina alla loro Ionian fult, dal 2016. Queste sono tutte “potential seismogenic sources”. Ci sta pure che nel 2025 si dettaglino meglio le due strutture trasversali (sulla cui esatta posizione i si dibatte molto, peraltro), ma dire “Qualcuno lo aveva già detto?” è grottesco. Si, qualcuno dentro l’INGV lo aveva già detto, e quelle tre sorgenti sismogenetiche, insieme a tante altre, sono GIA’ entrate in modelli di pericolosità a scala nazionale ed europea.

La verità – insomma – è che non esistono “nuove scoperte” che impediscano la costruzione: esiste solo una pervicace volontà politica di negare al Sud l’unica infrastruttura capace di sottrarlo dall’isolamento, dalla povertà e dal sottosviluppo a cui evidentemente qualcuno vuole condannarlo in eterno.