Cosa si nasconde sotto lo Stretto di Messina: svelata l’architettura delle faglie

Un team internazionale coordinato dall’INGV e dal CNR mappa le radici profonde della sismicità nell’area del disastro del 1908, rivelando un "mosaico" di fratture in continuo movimento

Lo Stretto di Messina non è solo un panorama mozzafiato che unisce (e divide) 2 terre: è, prima di tutto, una ferita aperta nella crosta terrestre, un laboratorio naturale dove le potenze della geodinamica si manifestano con una forza che ha segnato la storia d’Italia. A oltre un secolo dal catastrofico terremoto del 1908, la scienza compie un passo decisivo per comprendere cosa accada realmente sotto quel braccio di mare. Un nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Tectonophysics, getta luce sulla complessa struttura geologica della zona. La ricerca è il frutto di una collaborazione d’eccellenza tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e diverse università italiane ed europee (Utrecht, Bari e Parma), e a questa è dedicato un approfondimento pubblicato sul blog INGVterremoti, curato da Tiziana Sgroi (INGV – Roma 2), Graziella Barberi (INGV – OE), Luca Gasperini (ISMAR – CNR), Rob Govers (Università di Utrecht), Nicolai Nijholt (Università di Utrecht), Giuseppe Lo Mauro (Università di Bari), Marco Ligi (ISMAR – CNR), Andrea Artoni (Università di Parma), Luigi Torelli (Università di Parma), Alina Polonia (ISMAR – CNR)

Un’indagine tra abissi e millenni

Per decenni, l’origine esatta del sisma di magnitudo 7.1 che distrusse Messina e Reggio Calabria è stata oggetto di dibattito. Come riportato nell’approfondimento pubblicato sul blog INGVterremoti, “lo Stretto di Messina è un luogo unico: una sottile lingua di mare che separa la Sicilia dalla Calabria, ma anche una delle zone geologicamente più complesse e instabili del Mediterraneo“.

I ricercatori hanno analizzato oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, utilizzando tecniche di rilocalizzazione ad altissima precisione. Il valore aggiunto della ricerca risiede nell’uso di dati provenienti dal fondo del mare, grazie all’osservatorio multidisciplinare NEMO-SN1 e a sette sismometri subacquei (Ocean Bottom Seismometers – OBSs) installati durante l’esperimento Seismofaults.

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Distribuzione epicentrale della sismicità registrata tra il 1990 e il 2019 (cerchi neri pieni). Le linee arancioni indicano le faglie attive descritte nell’area dello Stretto di Messina da Lavecchia et al., 2024 e Barreca et al., 2021. Le linee rosse rappresentano le faglie descritte in questo nuovo studio. La stella rossa indica l’epicentro del terremoto del 1908 (Boschi et al., 1989). L’area a forma sigmoidale, di colore giallo chiaro, evidenzia la zona principale di deformazione all’interno del bacino dello Stretto

Il mosaico di faglie: una struttura a 2 livelli

Dimenticate l’idea di una singola, grande spaccatura lineare. Lo studio rivela che la deformazione dello Stretto è controllata da un sistema complesso di faglie interconnesse che agiscono come le tessere di un mosaico. L’attività sismica si concentra principalmente in due fasce di profondità ben distinte:

  1. Zona Superficiale (6-20 km) – Qui avvengono i terremoti più frequenti, legati alla distensione della crosta continentale;
  2. Zona Profonda (40-80 km) – Un’area legata alla cosiddetta “subduzione calabra”, dove la placca africana si immerge sotto quella eurasiatica, scivolando nel mantello terrestre.

Questa doppia struttura spiega perché l’area sia soggetta a sforzi contrastanti: mentre in superficie la terra tende ad allungarsi e sprofondare (estensione), in profondità prevalgono le forze di compressione dovute alla collisione tra i continenti.

Tracce invisibili sul fondale

Le moderne tecnologie di imaging sismico hanno permesso di “vedere” attraverso i sedimenti marini, rivelando scarpate e dislocazioni recenti che confermano un’attività geologica incessante. Anche se le forti correnti dello Stretto e le frane sottomarine tendono a cancellare queste cicatrici, i dati parlano chiaro: la crosta terrestre sotto lo Stretto è in continuo assestamento.

Secondo gli esperti dell’INGV e del CNR, comprendere questa geometria non è solo una sfida scientifica, ma una necessità civile. La sismicità recente, seppur di magnitudo medio-bassa, segue gli stessi schemi dei grandi eventi del passato. “Comprendere la geometria e il comportamento delle faglie sotto lo Stretto di Messina“, si legge su INGVterremoti, “è fondamentale per migliorare la valutazione della pericolosità sismica in una delle zone più densamente popolate e vulnerabili d’Italia“.

Guardare al futuro studiando il passato

Lo studio conferma che la superficie dello Stretto è lo specchio di movimenti che avvengono a decine di chilometri di profondità. Questa nuova visione geodinamica fornisce finalmente una base solida per prevedere meglio il comportamento futuro di questo confine dinamico tra placche. Lo Stretto di Messina resta una frontiera affascinante e pericolosa, un promemoria costante della forza della Terra su cui camminiamo.