La Luna si restringe e “trema”: è più dinamica e attiva di quanto si pensi

Una mappa globale delle dorsali lunari rivela strutture giovani e possibili nuovi rischi sismici per le future missioni umane

La Luna, tradizionalmente considerata un corpo celeste geologicamentemorto“, si rivela invece più dinamica e attiva di quanto si pensasse. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Planetary Science Journal mostra come il nostro satellite naturale continui a subire deformazioni tettoniche relativamente recenti, con implicazioni dirette per l’esplorazione spaziale futura. La ricerca, condotta dagli scienziati Cole Nypaver e Tom Watters del Center for Earth and Planetary Studies del Smithsonian National Air and Space Museum, ha portato alla realizzazione della prima mappa globale delle cosiddette “piccole dorsali dei mari lunari”, strutture tettoniche che testimoniano un’attività geologica più recente e diffusa rispetto alle precedenti stime.

Dorsali lunari: segni della contrazione del satellite

Le piccole dorsali dei mari, note in ambito scientifico come Small Mare Ridges (SMR), sono rilievi tettonici generati da forze di compressione all’interno della crosta lunare. A differenza della Terra, la Luna non possiede placche tettoniche mobili, ma subisce comunque tensioni interne che modellano la superficie creando caratteristiche morfologiche ben riconoscibili.

Gli studi precedenti avevano già dimostrato che la Luna si sta progressivamente contraendo. Questo lento raffreddamento e restringimento ha dato origine alle cosiddette scarpate lobate, formazioni geologiche presenti soprattutto nelle regioni montuose lunari e sviluppatesi negli ultimi miliardi di anni, ovvero nella fase più recente della storia geologica del satellite.

La nuova ricerca si concentra invece sulle strutture presenti nei mari lunari, le vaste pianure scure visibili anche dalla Terra. Il team ha compilato il primo catalogo completo di queste dorsali, identificando ben 1.114 nuovi segmenti sul lato visibile della Luna e portando il numero totale noto a 2.634.

Strutture sorprendentemente giovani

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda l’età geologica di queste formazioni. Le analisi indicano che le SMR hanno un’età media di circa 124 milioni di anni, un valore sorprendentemente basso su scala planetaria e molto simile a quello delle scarpate lobate, stimato intorno ai 105 milioni di anni.

Queste strutture rappresentano quindi alcune delle formazioni geologiche più giovani mai osservate sulla superficie lunare. I ricercatori hanno inoltre scoperto che dorsali e scarpate si formano attraverso lo stesso tipo di faglie tettoniche e che, in diversi casi, le scarpate delle alture lunari sembrano trasformarsi in dorsali nelle pianure basaltiche dei mari. Ciò suggerisce un’origine comune e consente di ricostruire un quadro globale più coerente dell’evoluzione tettonica recente del satellite.

Nuove implicazioni per i terremoti lunari

Le scoperte hanno importanti conseguenze anche per lo studio dei cosiddetti “moonquakes“, i terremoti lunari. In passato era già stata individuata una correlazione tra la formazione delle scarpate lobate e l’attività sismica lunare. Poiché le dorsali dei mari derivano dallo stesso tipo di processi tettonici, la loro ampia distribuzione suggerisce che anche le pianure basaltiche potrebbero essere interessate da fenomeni sismici.

Questa possibilità amplia significativamente le potenziali fonti di terremoti lunari e introduce nuovi elementi da considerare nella pianificazione delle missioni con equipaggio umano.

Un fattore chiave per l’esplorazione futura

Comprendere meglio la tettonica lunare e la storia termica e sismica del satellite sarà fondamentale per la sicurezza e il successo scientifico dei programmi di esplorazione spaziale, in particolare del programma Artemis, che punta a riportare astronauti sulla superficie lunare nei prossimi anni.

Secondo i ricercatori, la mappatura dettagliata delle strutture tettoniche lunari rappresenta un passo essenziale per selezionare siti di atterraggio sicuri e per progettare infrastrutture in grado di resistere a possibili eventi sismici. La Luna, dunque, non appare più come un mondo statico e immutabile, ma come un corpo celeste ancora in lenta evoluzione, capace di offrire nuove sfide e opportunità alla ricerca scientifica e all’esplorazione umana dello Spazio.