Negli ultimi giorni la Russia ha compiuto quello che molti esperti di cybersicurezza definiscono il passo definitivo verso l’isolamento digitale completo. L’autorità di regolamentazione statale Roskomnadzor ha rimosso ufficialmente YouTube e WhatsApp dal Sistema Nazionale dei Nomi di Dominio (NSDI), rendendo le piattaforme di fatto invisibili per chiunque cerchi di accedervi tramite i provider russi senza l’ausilio di una VPN. Questa mossa non rappresenta un semplice guasto tecnico, ma una precisa scelta politica volta a eliminare gli ultimi spazi di comunicazione orizzontale non controllati dal Cremlino.
Il meccanismo tecnico utilizzato è tanto semplice quanto efficace per la censura di massa. Rimuovendo i domini dai server DNS autorizzati, lo Stato impedisce ai dispositivi degli utenti di tradurre gli indirizzi web delle piattaforme nei rispettivi indirizzi IP. Il risultato per il cittadino comune è un messaggio di errore nel caricamento della pagina, come se il servizio non esistesse più. Sebbene YouTube fosse già stato reso quasi inutilizzabile nell’ultimo anno a causa di un massiccio rallentamento del traffico, la sua rimozione totale dai DNS segna la fine di un’era per milioni di russi che utilizzavano la piattaforma non solo per l’intrattenimento, ma spesso e volentieri anche come principale fonte di informazione indipendente.
Parallelamente, la stretta su WhatsApp sta colpendo il cuore della comunicazione quotidiana. Nonostante la sua popolarità trasversale, che lo vedeva utilizzato persino da funzionari governativi e gruppi di lavoro, il servizio di messaggistica di Meta è stato accusato di non collaborare con le autorità nella prevenzione di crimini e nella condivisione dei metadati. Per sostituire il vuoto lasciato dalle app occidentali, il governo sta promuovendo con forza “Max”, un’applicazione di Stato lanciata nel 2025 che integra servizi governativi e messaggistica, ma che i critici denunciano come un sistema di sorveglianza totale mascherato da comodità digitale.
Anche Telegram, storicamente considerato un terreno neutrale o comunque “tollerato” per la sua enorme diffusione nel Paese, sta vivendo giorni di pesanti disservizi. Segnalazioni di rallentamenti nell’invio di contenuti multimediali e blocchi parziali suggeriscono che l’obiettivo del Roskomnadzor sia un rimpasto completo delle abitudini digitali della popolazione. Con l’avvicinarsi di appuntamenti politici sensibili, Mosca sembra aver deciso che il rischio di un malcontento popolare per la perdita dei social network sia preferibile alla persistenza di canali d’informazione fuori dal controllo centralizzato, consolidando così il progetto del “RuNet”, l’internet sovrano russo.



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