Una scena quasi da pieno inverno, ma con dinamiche tipiche della convezione mediterranea: nella mattinata odierna, la città di Locri (Reggio Calabria) è stata interessata da una fase di instabilità marcata, culminata in una grandine improvvisa che ha coinvolto in modo più evidente il settore urbano e il tratto costiero ionico. Il fenomeno si è verificato nelle prime ore del giorno, durante il transito di una cella temporalesca localmente intensa, inserita in un contesto di maltempo più ampio che sta interessando la Calabria meridionale, con rovesci alternati a brevi pause asciutte.
Perché ha grandinato sulla costa ionica: mare mite e aria più fredda in quota
Dal punto di vista meteorologico, l’episodio si spiega con una configurazione tipica delle fasi perturbate invernali sul Mediterraneo: l’ingresso di un nucleo d’aria più fresca in quota ha interagito con bassi strati miti e umidi, alimentati dal mare.
Lungo la costa ionica, le temperature si sono mantenute su valori dell’ordine di 12–14°C, favorendo un adeguato apporto di energia alla colonna atmosferica. In quota, invece, il raffreddamento ha aumentato il gradiente termico verticale, rendendo più probabile lo sviluppo di convezione e di cumulonembi.
In altre parole, l’atmosfera si è trovata in una condizione “carica”, con energia disponibile e un innesco dinamico capace di trasformare un semplice rovescio in un temporale più organizzato.
La grandinata su Locri: strade imbiancate e accumuli temporanei
A Locri, la fase più intensa è stata caratterizzata da un rovescio accompagnato da grandine, con accumuli sufficienti a imbiancare temporaneamente strade, marciapiedi e superfici esposte. Anche con chicchi piccoli, l’effetto al suolo può risultare marcato e fortemente “invernale”.
Le segnalazioni disponibili indicano chicchi prevalentemente di dimensioni contenute, verosimilmente prodotti all’interno di una cella con correnti ascensionali abbastanza vigorose. In questi casi, le particelle di ghiaccio restano sospese nel cumulonembo, crescono progressivamente e precipitano quando il loro peso supera la spinta verticale.
L’assenza, almeno per ora, di danni diffusi suggerisce un episodio intenso ma compatibile con una grandinata di taglia piccola, più tipica di instabilità moderata che di temporali severi.
Quota neve alta sull’Aspromonte: la grandine non richiede freddo al suolo
Un dettaglio utile per interpretare correttamente l’episodio è che nei bassi strati non era presente un freddo intenso: la quota neve sull’Aspromonte si è mantenuta indicativamente tra 1600 e 2000 metri.
La grandine può infatti cadere anche con temperature al suolo superiori ai 10°C, perché si forma in quota, dentro la nube, dove le temperature sono ampiamente sottozero. Non è “neve che si scioglie”: è ghiaccio prodotto da un processo convettivo che richiede sviluppo verticale e dinamica interna alla cella temporalesca.
Un episodio insolito ma coerente con le perturbazioni mediterranee
Grandinate invernali lungo la costa ionica calabrese non sono la norma quotidiana, ma rientrano nella climatologia delle fasi perturbate mediterranee. Quando una depressione in transito convoglia aria umida dal mare e introduce aria più fredda in quota, la risposta può essere convettiva, con fenomeni a tratti intensi anche in inverno: rovesci improvvisi, colpi di vento e grandine.
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