Il 10 febbraio ricorre il Giorno del Ricordo, solennità civile istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92. Questa giornata ha lo scopo specifico di conservare e rinnovare la memoria dei massacri avvenuti nelle foibe e dell’esodo dei cittadini italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia nel secondo dopoguerra. Per decenni, questi eventi sono rimasti ai margini della narrazione storica nazionale, condizionati dalle complessità diplomatiche e ideologiche della Guerra Fredda e dagli equilibri geopolitici tra Italia e Jugoslavia. La legge mira a integrare stabilmente nella coscienza collettiva le vicende del cosiddetto “confine orientale”, un’area dove le tensioni etniche e politiche si sono intrecciate drammaticamente tra il 1943 e il 1954, portando alla perdita definitiva di territori che erano stati parte integrante dello Stato italiano e alla scomposizione di intere comunità locali.
La natura delle foibe e la violenza politica
Sotto il profilo geologico, le foibe sono profonde cavità verticali naturali, tipiche della morfologia carsica presente in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia. Si tratta di inghiottitoi rocciosi che possono raggiungere profondità di centinaia di metri.
Storicamente, il termine è passato a identificare i luoghi in cui vennero occultati i corpi di migliaia di persone durante due ondate di violenza: la prima nell’autunno del 1943, in seguito all’armistizio dell’8 settembre, e la seconda nella primavera del 1945, durante l’avanzata e l’occupazione dei territori da parte delle truppe del maresciallo Tito. Le vittime venivano spesso prelevate dalle proprie abitazioni e, dopo sommari interrogatori, condotte sull’orlo di queste cavità. Qui avvenivano le esecuzioni: secondo le testimonianze e i rilievi tecnici, i condannati venivano legati tra loro con il fil di ferro ai polsi; i carnefici sparavano solo ad alcuni, che precipitando trascinavano gli altri nel fondo della cavità, causando la morte per l’impatto o per stenti.
Il Trattato di Parigi e l’esodo
La data del 10 febbraio è stata scelta perché in quel giorno, nel 1947, fu firmato il Trattato di pace di Parigi. L’accordo internazionale ridefinì i confini europei dopo la Seconda Guerra Mondiale, assegnando alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, la città di Zara e la maggior parte della Venezia Giulia.
Questa cessione territoriale innescò l’esodo giuliano-dalmata. Si stima che tra le 250mila e le 350mila persone abbiano abbandonato le proprie terre d’origine. I profughi lasciarono città come Pola, Fiume e i centri minori dell’entroterra istriano per dirigersi verso l’Italia o verso l’estero. In Italia, i flussi migratori vennero smistati in oltre cento centri di raccolta profughi allestiti in tutta la penisola, dove gli esuli dovettero affrontare lunghi periodi di precarietà abitativa e una difficile integrazione sociale e lavorativa nel contesto di un Paese impegnato nella ricostruzione post-bellica.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?