Dove il deserto incontra l’oceano, con la sua diplomazia silenziosa, il Sultanato dell’Oman riafferma il suo ruolo di “Svizzera del Medio Oriente” e modella il futuro della regione. Mentre proseguono i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran per risolvere la crisi del programma nucleare di Teheran, il Sultanato lavora al suo incessante sviluppo economico, guardando al futuro senza perdere le radici di una cultura millenaria.
Geografia dell’Oman: dai Monti Al Hajar al “Quarto Vuoto”
Il Sultanato dell’Oman è una monarchia ereditaria nel Sud-Est della Penisola Arabica con capitale a Mascate (o Muscat) e una popolazione stimata di circa 5,6 milioni di abitanti, con una forte componente di urbanizzazione (circa l’89%). Il Paese, a prevalenza Islamico (soprattutto Ibadismo), è attualmente guidato dal Sultano Haitham bin Tarik. Il territorio dell’Oman, infatti, spazia da infiniti deserti, che rappresentano circa l’82% del territorio, a imponenti catene montuose, in particolare i Monti Al Hajar e i Monti del Dhofar, con brevi tratti di pianura nelle zone costiere. Il Sultanato vanta oltre 3.165 chilometri di coste che si affacciano sul Golfo Persico, sul Golfo di Oman e sul Mar Arabico. Nel Nord del Paese si estende, per 600 chilometri, la catena dei Monti Al Hajar: qui si trova la vetta più alta, il Jebel Shams, con i suoi 3.008 metri di altitudine, ma anche profondi canyon e i famosi villaggi terrazzati. Il canyon più noto della zona, proprio accanto al Jebel Shams, è il Wadi Ghul, detto il Grand Canyon d’Arabia. Questa spaccatura verticale che raggiunge una profondità di oltre 1.000 metri offre uno dei panorami più vertiginosi del Medio Oriente. Gli Hajar sono famosi anche per essere l’unico posto al mondo dove è possibile camminare su un’ofiolite, ovvero una sezione intatta di antica crosta oceanica e mantello terrestre che invece di affondare è stata spinta sopra la costa continentale. Questa caratteristica, che dà a queste montagne il loro colore scuro e metallico, rende la zona di importanza unica per lo studio del fondo degli oceani.
Musandam e il Sud: i fiordi desertici e la magia del Khareef
Nella Regione di Salalah, nel Sud del Paese, si estendono invece i Monti del Dhofar, una catena dall’ecosistema unico, una zona desertica che durante la stagione dei monsoni si trasforma in una lussureggiante foresta tropicale. Il clima dell’Oman è infatti in prevalenza desertico subtropicale ma tra giugno e settembre il Dhofar viene investito dalle nubi e dalle piogge leggere ma persistenti del monsone estivo. Qui, e in generale sulle vette del Paese, le temperature rimangono più miti, con picchi estivi non oltre i 25-30°C. Questo fenomeno è detto Khareef, la “Nebbia che crea la foresta”. Le vere protagoniste dell’Oman sono le aride distese che dominano l’entroterra, dove in estate le temperature possono superare i 45-50°C. Al confine con l’Arabia Saudita si trova il Rub’ al Khali (Il Quarto Vuoto), uno dei deserti di sabbia più grandi al mondo. Verso la costa orientale si estende il Sharqiya Sands (Wahiba Sands), un deserto di dune longitudinali rosse e dorate. A Nord, tra i Monti Hajar e il mare, si trova invece Al Batinah, una fertile pianura costiera dove si concentra l’attività di coltivazione. Il Paese non ha fiumi perenni ma è solcato da wadi, letti di fiumi asciutti che si riempiono durante la stagione delle piogge, come Wadi Shab e Wadi Bani Khalid. In Oman si trova, poi, una delle camere sotterranee più grandi al mondo per superficie del pavimento. Si tratta della Majlis al Jinn, la “Sala del Consiglio dei Geni”, sull’altopiano di Salma (Salmah Plateau), una grotta sotterranea la cui base è grande quanto 11 campi da calcio, accessibile solo calandosi nel vuoto per oltre 120 metri attraverso tre fori naturali nel soffitto. A Sud del Paese, ancora, si trova l’arcipelago delle Hallaniyat, famoso per ospitare l’unica popolazione di balene megattere non migratorie al mondo. La penisola Barr Al Hikman, soprannominata la “Maldive dell’Oman”, invece, è celebre le sue saline, enormi distese di sale bianco e lagune turchesi che offrono riparo a migliaia di uccelli migratori, tra cui i fenicotteri rosa. Nella località costiera di Ras al Jinz, nel punto più orientale della Penisola Arabica, si trova infine la riserva naturale dedicata alla protezione delle tartarughe verdi. Il territorio dell’Oman si completa con la Penisola di Musandam, definita la “Norvegia d’Arabia”. L’exclave si trova sulla punta Nord-orientale della Penisola Arabica e si affaccia sullo Stretto di Hormuz. Deve il suo soprannome ai “khors”, spettacolari “fiordi desertici”, creati non dai ghiacciai ma dalla collisione delle placche tettoniche, causa dello sprofondamento della crosta terrestre e dell’invasione delle valli da parte del mare. In particolare, le montagne dell’Hajar, di tipo calcareo, precipitano da altezze che superano i 2.000 metri direttamente nelle acque turchesi dello Stretto. Il fiordo più famoso è il Khor ash Sham, lungo 16 chilometri e abitato da numerosi villaggi di pescatori accessibili solo via mare.
Turismo in Oman: cosa vedere tra Mascate, Nizwa e la Via dell’Incenso
L’Oman è una destinazione nota nel contesto turistico non solo per la incredibile ricchezza culturale ma anche per la sua generale stabilità politica. L’itinerario di viaggio classico esplora il Nord del Paese. Partendo da Mascate, dove ammirare la Grande Moschea del Sultano Qaboos, il souq di Mutrah e la Royal Opera House, ci si sposta a Sud-Est lungo la costa per raggiungere il Wadi Shab, famoso per le attività di trekking acquatico, e il Sur, dove si trovano i cantieri di Dhow, imbarcazioni tradizionali arabe in legno. In questi cantieri si tramanda l’arte millenaria di costruzione delle imbarcazioni, spesso senza l’ausilio di progetti scritti o blueprint, utilizzando legno di teak e acacia importato dall’India che viene assemblato con tecniche risalenti a secoli fa. Da Sur l’itinerario prosegue verso il Deserto di Wahiba Sands dove l’esperienza più richiesta è il pernottamento nei campi tendati montati tra le dune. Dal deserto ci si sposta verso Nizwa, l’antica capitale del Paese e ancora oggi il cuore culturale e storico dell’Oman. La città è famosa per la sua architettura difensiva, come il Forte di Nizwa, una delle fortezze più imponenti della penisola arabica, famosa per la sua enorme torre circolare di 36 metri di diametro, nonché per i souq, i mercati tradizionali, in particolare il mercato del bestiame del venerdì. Infine, il percorso si chiude sulle cime dei Monti Hajar, con Jebel Shams e Jebel Akhdar, la “Montagna Verde” alta oltre 2.000 metri, e i villaggi terrazzati in pietra. L’Oman, considerata tra le destinazioni più avventurose del 2026, non delude gli appassionati di attività outdoor, in particolare grazie ai suoi numerosi percorsi di trekking. Il Balcony Walk (Jebel Shams), lungo circa quattro chilometri, costeggia il bordo del canyon fino al villaggio abbandonato di Sab Bani Khamis. I più esperti proseguono lungo la W6, una sezione di via ferrata che scala pareti di oltre 200 metri. Da non perdere anche il Wadi Bani Awf, un percorso off-road che attraversa il “Snake Canyon”, ideale per il torrentismo. Sulle Isole Daymaniyat, poi, si praticano snorkeling e diving per vedere tartarughe e coralli in una riserva protetta. Durante il Khareef, tra giugno e settembre, l’ideale è esplorare il Sud del Paese, il particolare la Via dell’Incenso e le spiagge di Mughsail della Regione di Salalah o il Rub’ Al Khali per ammirare le dune più alte del mondo. Anche l’exclave di Musandam sta vivendo un intenso periodo turistico grazie al potenziamento dell’offerta che promette adrenalina. Nella penisola si trova la Musandam Zip Line, la zip line sopra l’acqua più lunga al mondo, 1,8 chilometri, ma anche numerose attività di trekking e kayak lungo le coste, crociere in Dhow per avvistare delfini gobbi e tursiopi, e snorkeling tra giardini di corallo sulla Telegraph Island, un isolotto storico dove nel 1864 i britannici installarono un cavo telegrafico. Le attività turistiche dell’Oman godranno, forse già a partire dal 2026, anche del lancio del Visto Unificato GCC (o GCC Grand Tours Visa), iniziativa volta a creare un’area di libera circolazione turistica simile allo spazio Schengen europeo tra i 6 paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo: Oman, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Bahrain e Kuwait. L’unica nota dolente che sembra, almeno in piccola parte, mettere a rischio il futuro dell’Oman, considerata una delle destinazioni più sicure della regione grazie ai suoi tassi molto bassi di criminalità, è la tensione regionale registrata al confine con lo Yemen.
Attualità 2026: i colloqui USA-Iran e il nuovo Piano Quinquennale
Nel 2026 l’Oman, noto per la sua stabilità politica nonché per il suo storico ruolo di mediatore neutrale in Medio Oriente, è al centro dell’attenzione come teatro degli importanti colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran dopo le tensioni tra i due Paesi causate dal programma nucleare di Teheran. Il programma presentato dai mediatori dell’Oman, capitanati dal ministro degli Esteri dell’Oman, Badr al Busaidi, si articola in cinque punti che prevedono la rinuncia dell’Iran all’arricchimento dell’uranio per un periodo di tre anni, il trasferimento delle attuali scorte di uranio verso un Paese terzo (con la Russia che si è offerta come possibile custode), l’impegno di Teheran a non trasferire tecnologie militari ai propri alleati regionali (in particolare Hamas ed Hezbollah), l’impegno di entrambe le parti a non utilizzare per primi missili balistici, e, infine, un patto di non aggressione tra Teheran e Washington. Il primo round di colloqui sembra aver lasciato soddisfatte le parti, in particolare il presidente statunitense Donald Trump (che in Oman ha inviato il genero Steve Witkoff e Jared Kushner, capo del Comando centrale degli Usa), che ha definito i colloqui “molto buoni”, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, a capo della delegazione della Repubblica islamica, che ha parlato di un “buon inizio”. Una risoluzione, tuttavia, sembra ancora lontana e nuovi colloqui sono previsti nel prossimo futuro: l’Iran sembra rifiutare lo stop all’arricchimento e lo spostamento delle scorte, gli USA, dal canto loro, a poche ore dai colloqui lanciano nuove sanzioni contro l’Iran e consigliano ai cittadini di lasciare il Paese. L’Oman, in ogni caso, si conferma ancora una volta l’unico mediatore in grado di far dialogare indirettamente i due Paesi. Un ruolo nella diplomazia internazionale confermato anche dallo sviluppo economico. Il Sultanato è infatti attualmente impegnato nell’attuazione dell’Undicesimo Piano di Sviluppo Quinquennale (2026-2030), parte della più ampia Oman Vision 2040, il cui obiettivo principale è una crescita del PIL del 4% annuo (con un PIL stimato di circa 109,5 miliardi di dollari entro la fine dell’anno), con al centro turismo, manifattura ed economia digitale per ridurre la dipendenza dal petrolio. Nel 2026 il Paese prevede una spesa pubblica di circa 12 miliardi di rial (Rial omanita, OMR, una delle valute più forti al mondo), puntando in particolare protezione sociale e diversificazione economica. In un 2026 segnato da grandi cambiamenti, che si tratti di diplomazia o di autenticità, l’Oman dimostra che la vera forza sta nella moderazione. Così, in un Medio Oriente in costante mutamento, il Sultanato punta alla sua stabilità per costruire un futuro nel segno dell’equilibrio.






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