Dopo oltre due mesi e mezzo di assenza dominati da un maltempo incessante, l’Anticiclone delle Azzorre torna finalmente ad abbracciare l’Italia. Nonostante la narrazione catastrofista di chi vorrebbe dipingere ogni raggio di sole come un’anomalia climatica preoccupante, la realtà dei dati ci racconta una storia ben diversa. Siamo reduci da un inverno estremamente lungo, rigido e caratterizzato da precipitazioni record che hanno flagellato l’Europa. E la stagione non è ancora finita. Vedere il ritorno dell’alta pressione a fine febbraio non è solo un evento normale, ma un fenomeno tipicamente invernale che nulla ha a che vedere con ondate di caldo fuori stagione. La popolazione, provata da mesi di buio e tempeste che hanno causato danni miliardari, accoglie con sollievo una stabilità atmosferica che segue semplicemente il ritmo delle stagioni.
Il fenomeno dell’inversione termica e le temperature da brivido
L’anticiclone attuale non porta con sé aria tropicale, ma agisce come una “coperta” che intrappola il freddo negli strati bassi dell’atmosfera. Questo fenomeno, noto come inversione termica, sta garantendo temperature minime decisamente basse su tutta la penisola anche adesso che l’alta pressione è arrivata, in barba agli urlatori dell’apocalisse del caldo (che non c’è). Infatti, nella mattinata di oggi, domenica 22 febbraio, i termometri hanno registrato valori inequivocabili: Belluno e L’Aquila sono scese a -2°C, mentre una lunghissima serie di località tra cui Foligno, Ravenna, Faenza, Bagnacavallo (Ravenna), Castell’Alfero (Asti), Roccabianca (Parma), Argenta (Ferrara), Minerbio (Bologna) e Cormons (Gorizia) ha toccato i -1°C. Anche al Centro e al Sud il risveglio è stato molto freddo, con appena +3°C a Firenze e Cosenza, +4°C a Roma e Matera, +5°C a Foggia, +6°C a Catania e Siracusa, +7°C a Cagliari e Sassari. Questi dati dimostrano che, proprio a maggior ragione quando il cielo è sereno, l’inverno è tutt’altro che finito e mantiene un profilo termico assolutamente coerente con la media climatologica storica.
Nebbie e nubi basse confermano un clima tipicamente invernale
Nelle ore diurne la situazione non muta drasticamente verso il caldo, specialmente nelle aree dove l’alta pressione favorisce il ristagno di umidità. In piena Pianura Padana, la presenza di nebbie e foschie persistenti mantiene le temperature su valori prettamente invernali anche a mezzogiorno. Oggi, ad esempio, città come Pavia, sono ferme in pieno giorno su temperature di appena +4°C, mentre San Felice sul Panaro e Carpi non hanno superato i +5°C. Questi valori sono tipicamente invernali, assolutamente in linea con la norma di 30, 40 e 50 anni fa per l’ultima decade del mese di febbraio e confermano che il dominio anticiclonico attuale è caratterizzato da freddo umido e scarsa insolazione al suolo nelle valli, smentendo categoricamente chi parla di “anticipo d’estate”.
La memoria corta dei catastrofisti dopo un gennaio da record
È paradossale notare come i profeti dell’apocalisse climatica siano rimasti in silenzio durante i due mesi precedenti. Secondo i dati ufficiali del servizio Copernicus, abbiamo appena vissuto il mese di gennaio più freddo degli ultimi 16 anni in Europa. Il bimestre gennaio-febbraio è stato inoltre il più umido e piovoso della storia recente in nazioni come Spagna, Francia, Regno Unito e la stessa Italia. Dopo settimane di maltempo violento, che ha portato nevicate eccezionali sulle montagne e purtroppo disastri e feriti in pianura, speculare su una normale settimana di sole è un’operazione che rischia di allontanare i cittadini dalla scienza meteorologica. La confusione generata da chi urla al “caldo anomalo” mentre la gente comune combatte con il freddo e il fango non fa altro che svilire la serietà della disciplina.
La natura conferma il freddo con il ritardo dei mandorli al Sud
Un segnale inequivocabile della rigidità di questa stagione arriva dalla biologia. In questo 22 febbraio, nelle regioni del Sud Italia, non si registra ancora la fioritura dei mandorli. Questi alberi sono noti per essere pionieri della fioritura invernale e solitamente colorano il paesaggio già nel cuore di gennaio o all’inizio di febbraio. Il fatto che siano ancora in riposo vegetativo è la prova definitiva di quanto l’inverno 2026 sia stato severo e persistente. Per i prossimi giorni la situazione cambierà proprio grazie all’alta pressione, ma sempre dai connotati invernali: avremo una settimana di stabilità con notti gelide e massime più tiepide solo laddove il sole riuscirà a bucare la nebbia, un copione classico che ci accompagnerà fino all’inizio del mese di marzo senza alcun sussulto apocalittico.
