Il bollettino ufficiale del Copernicus Climate Change Service (C3S) relativo a gennaio 2026 consegna alla storia un mese caratterizzato da dinamiche meteorologiche estreme e, per certi versi, controcorrente rispetto alla narrazione climatica degli ultimi anni. Il dato più eclatante riguarda l’Europa, che ha vissuto un gennaio dal sapore antico, dominato da un freddo eccezionale che ha riportato le lancette del tempo indietro di decenni. Mentre il resto del pianeta continua a mostrare un trend di riscaldamento, il Vecchio Continente si è trovato immerso in un’anomalia negativa di rilievo, confermando come la variabilità regionale possa ancora regalare episodi di gelo intenso e persistente.
Un freddo anomalo che non si vedeva dal 2010
Secondo i dati ufficiali forniti dal dataset ERA5, la temperatura media terrestre europea per il mese di gennaio 2026 è stata di -2,34°C. Questo valore si colloca ben 1,63°C al di sotto della media del periodo di riferimento trentennale 1991-2020. Si tratta di un dato statisticamente pesante che rende quello appena trascorso il gennaio più freddo per l’Europa degli ultimi 16 anni. L’ultima volta che il continente aveva sperimentato un inizio d’anno così rigido è stato infatti nel 2010. Le condizioni di gelo più severe hanno colpito in modo particolare la Fennoscandia, i Paesi Baltici e l’Europa orientale. In Lapponia le temperature sono scese frequentemente sotto i -30°C, con picchi di -31,5°C registrati nella Finlandia meridionale, segnando una delle ondate di freddo più intense del secolo attuale per queste latitudini.
Un gennaio d’altri tempi in linea con la norma di sessant’anni fa
Analizzando i dati storici a disposizione, il bollettino Copernicus evidenzia come il gennaio 2026 sia stato più freddo di oltre due terzi di tutti i mesi di gennaio registrati a partire dal 1940. Questo significa che, statisticamente, il clima vissuto quest’anno in Europa è molto più vicino alla norma climatica degli anni ’60 rispetto a quella del nuovo millennio. La causa di questo ritorno al passato è stata individuata in una corrente a getto polare (polar jet stream) particolarmente ondulata. Questa configurazione ha permesso a massicce colate di aria artica di scivolare verso le medie latitudini, intrappolando il continente in una morsa gelida che per settimane ha ricordato i rigidi inverni del secolo scorso. Questo fenomeno dimostra come, nonostante il riscaldamento globale, la dinamica atmosferica possa ancora innescare blocchi freddi capaci di ripristinare temporaneamente condizioni meteorologiche d’altri tempi.
Contesto globale: nessun record e riscaldamento graduale
A livello globale, il quadro dipinto da Copernicus per gennaio 2026 è sensibilmente diverso da quello europeo, ma non per questo privo di spunti interessanti. La temperatura media dell’aria in superficie è stata di +12,95°C, un valore che si attesta a 0,51°C sopra la media 1991-2020. Tuttavia, contrariamente a quanto accaduto in molti mesi recenti, non è stato stabilito alcun nuovo record di caldo mondiale. Gennaio 2026 si è classificato infatti solo come il quinto gennaio più caldo mai registrato a livello globale. Esistono ben altri quattro mesi di gennaio che sono stati più caldi di questo: il primato resta saldamente nelle mani del gennaio 2025, che fu 0,28°C più caldo rispetto a quello attuale. Questi dati confermano la persistenza di un trend di riscaldamento globale lento e graduale, ma mostrano anche una fase di stabilizzazione o rallentamento rispetto ai picchi estremi toccati negli anni immediatamente precedenti.
Mari e ghiacci tra anomalie e contrasti idrologici
Oltre alle temperature terrestri, il bollettino Copernicus riporta informazioni cruciali sullo stato degli oceani e dei ghiacci. La temperatura media della superficie marina (SST) per il mese di gennaio 2026, calcolata tra le latitudini 60°S e 60°N, è stata la quarta più alta mai registrata per questo mese, restando però 0,29°C al di sotto del record del 2024. Per quanto riguarda le zone polari, l’estensione del ghiaccio marino artico è stata del 6% inferiore alla media, il terzo valore più basso della serie storica, mentre in Antartide l’estensione è risultata dell’8% sotto la media. Dal punto di vista idrologico, l’Europa ha vissuto un mese più umido della norma in ampie aree occidentali, meridionali e orientali, incluse l’Italia e la Penisola Iberica, dove le abbondanti precipitazioni hanno causato allagamenti e disagi, contrastando con il clima secco e gelido che ha invece dominato la Scandinavia centrale e l’Islanda.
Tutti i dettagli dal video con il bollettino meteo completo di oggi dal Canale YouTube di MeteoWeb:








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