Siamo arrivati al paradosso totale. Il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, attraverso le pagine del Televideo, ha toccato ieri un nuovo punto di basso nella narrazione climatica mainstream. In una schermata che rimarrà impressa come monumento all’approssimazione (o forse, alla malafede), la RAI ha annunciato un “caldo record” per il mese di gennaio 2026 che, dati alla mano, semplicemente non esiste. Una distorsione della realtà che offende l’intelligenza dei cittadini e calpesta ogni regola del giornalismo scientifico.
La matematica è un’opinione? Se è il quinto, non è un record
Il titolo del Televideo (pagina 166 del 10 febbraio) recita testualmente: “Copernicus: gennaio 2026, caldo record”. Ma basta leggere la prima riga del testo sottostante per smascherare l’assurdità: “Lo scorso mese è stato il quinto gennaio più caldo a livello globale”. Qualcuno spieghi ai giornalisti della RAI che il numero “5” viene dopo l’1, il 2, il 3 e il 4. Se un mese si classifica al quinto posto in una serie storica, significa che ci sono stati altri quattro anni in cui ha fatto più caldo. Definire “record” ciò che non è nemmeno sul podio è una menzogna semantica e statistica. Il termine “record” indica il punto massimo mai raggiunto, il primato assoluto. Usarlo a sproposito per un banale quinto posto è una strategia deliberata per gonfiare la narrazione catastrofista climatica e piegare i numeri a una scelta ideologica predefinita. È vergognoso che il servizio pubblico si presti a questo gioco di prestigio terminologico.
L’Europa al gelo: i dati reali che il Televideo ha deciso di ignorare
Mentre il Televideo cercava disperatamente di trovare un “record” globale inesistente, la realtà dei fatti proprio qui, nel nostro continente, raccontava una storia diametralmente opposta. Come abbiamo riportato dettagliatamente nel nostro articolo di ieri basato sui dati ufficiali Copernicus, gennaio 2026 è stato per l’Europa un mese d’altri tempi.
I dati parlano chiaro: in Europa è stato il gennaio più freddo degli ultimi 16 anni (dal 2010). Le temperature medie sul continente sono risultate persino inferiori alle medie di trent’anni fa. Abbiamo assistito a un inverno vero, crudo, con anomalie termiche negative pesanti in vaste aree del territorio europeo. Di tutto questo, nel bollettino della RAI, non c’è traccia. Si preferisce guardare a una media globale “gonfiata” dalle dinamiche oceaniche, pur di non dover ammettere che il “riscaldamento globale antropico” non sta impedendo all’inverno di mordere duramente.
La narrazione ideologica sopra la realtà scientifica
Perché i media generalisti sentono il bisogno di inventare record? La risposta è puramente politica e ideologica. L’esigenza di trasformare ogni evento meteorologico in una prova della “catastrofe senza precedenti” che sarebbe in corso a causa delle attività umane è un atto di anti scienza al servizio del potere. Se fa caldo è record, se fa freddo è un “episodio locale” che non conta, se piove è un evento estremo, se non piove è siccità millenaria.
Il fatto che il Televideo scriva “caldo record” quando i dati Copernicus dicono chiaramente “quinto posto” dimostra che il testo della notizia viene scritto prima ancora di leggere i dati. Si ha già la conclusione in tasca – “il pianeta brucia” – e si cercano di incastrare i numeri in quel contenitore, anche a costo di forzarli brutalmente. Questa non è informazione, è propaganda pura, alimentata da un’ignoranza crassa dei giornalisti che non sanno distinguere tra una media trentennale e un picco giornaliero, o tra un quinto posto e un primato.
L’ignoranza dei media generalisti e il declino del servizio pubblico
Il caso del gennaio 2026 è emblematico del divorzio tra la realtà scientifica e il catastrofismo mediatico. Da un lato abbiamo i dati reali: un’Europa gelida e un globo che, pur restando su valori suepriori alla media, non segna alcun nuovo record e neanche si avvicina ai precedenti. Dall’altro abbiamo i titolisti di Stato che urlano all’emergenza.
È inaccettabile che i cittadini paghino il canone per ricevere informazioni manipolate. La scienza richiede rigore, precisione e onestà intellettuale. Definire “record” un valore che è stato superato quattro volte in passato è un insulto alla logica. Continuare a ignorare il freddo eccezionale che sta colpendo l’Europa per non disturbare la narrazione catastrofista del “global warming” è un atto di disonestà professionale. È ora che i media generalisti tornino a leggere i bollettini scientifici con umiltà, invece di usarli come canovacci per i loro sermoni apocalittici.
Tutti i dettagli dal video con il bollettino meteo completo di oggi dal Canale YouTube di MeteoWeb:






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