Le clamorose meteo gaffes di Bianca Berlinguer e Mauro Corona sul mega Ciclone Harry: le hanno sparate… altissime!

Dalle onde alte 40 metri alla retorica sul cambiamento climatico: il mega ciclone Harry e la frana di Niscemi ancora una volta vittima della disinformazione in TV

La televisione italiana ha toccato stasera un nuovo vertice, o forse sarebbe meglio dire un nuovo abisso, di approssimazione scientifica durante la diretta di Carta Bianca in onda su Rete 4. Mentre il Sud Italia fa ancora i conti con gli effetti del mega ciclone Harry, Bianca Berlinguer ha lanciato un servizio che ha letteralmente riscritto le leggi della fisica oceanografica. La conduttrice ha parlato con estrema disinvoltura di onde alte quaranta metri che si sarebbero abbattute sulle coste meridionali. Una cifra che non è soltanto errata, ma tecnicamente impossibile per il bacino del Mediterraneo. Per dare un’idea della portata dell’errore, quaranta metri corrispondono a un palazzo di circa tredici piani che si muove in mare aperto. La realtà, pur essendo eccezionale, racconta una storia diversa che meriterebbe il rispetto dei numeri: il record assoluto misurato al largo della Sicilia la scorsa settimana è stato di 16,6 metri, un numero che ha già fatto il giro del mondo proprio perché rappresenta l’onda più alta mai registrata nella storia del Mare Nostrum da quando esistono i rilevamenti con le boe ondametriche (meno di 30 anni). Sulla costa, l’impatto è stato violentissimo con picchi di dieci metri, ma quadruplicare questi dati per fini sensazionalistici non è informazione, è pura narrazione fantascientifica.

La contraddizione di Mauro Corona e il fantasma di Joseph Conrad

A rincarare la dose di confusione è intervenuto Mauro Corona, che nel suo consueto spazio di commento ha imbastito un monologo che mescola meteorologia, geologia e filosofia, finendo però per smentire le sue stesse premesse. Il noto scrittore ha puntato il dito contro il cambiamento climatico come unico e indistinto responsabile di ogni evento estremo, citando poi Joseph Conrad per ammonire chi costruisce vicino al mare. Il paradosso è evidente a chiunque mastichi un briciolo di storia della letteratura: Conrad, nato nel 1857 e scomparso nel 1924, scriveva della furia indomabile del mare e di coste devastate ben prima che il riscaldamento globale diventasse il tema centrale del dibattito pubblico. Se già all’epoca il mare non era “calmo e amico“, è evidente che le mareggiate distruttive appartengano alla natura stessa degli elementi, come dimostrano i precedenti storici del 1933 nelle zone joniche che su MeteoWeb abbiamo puntualmente documentato. Utilizzare autori del passato per giustificare una presunta mutazione antropica del clima è un esercizio di retorica che crolla sotto il peso della logica temporale.

Niscemi e la memoria storica cancellata dallo spettacolo

Il momento di massima “pietas” televisiva si è raggiunto quando il discorso è scivolato sulla frana di Niscemi. Corona ha affermato con convinzione che nessuno avrebbe mai potuto immaginare un simile disastro in un luogo dove sorgevano abitazioni da tempo. Questa affermazione ignora completamente la geologia del territorio e, soprattutto, la cronaca storica. L’altopiano di Niscemi è per sua natura una struttura instabile, soggetta a fenomeni di scivolamento che sono tutto fuorché una novità dell’ultima ora. Gli archivi riportano con precisione eventi analoghi nel 1997 e, andando ancora più indietro, un catastrofico precedente nel 1790. Non si tratta di eventi imprevedibili figli dell’apocalisse climatica moderna, ma di una fragilità intrinseca del suolo che l’uomo ha scelto di ignorare continuando a costruire.

Il declino della divulgazione scientifica nei media mainstream

Quello che è andato in onda stasera è il ritratto fedele di un sistema mediatico che preferisce il clamore del numero “sparato alto” alla precisione del dato verificato. Quando una giornalista nazionale, tra l’altro così popolare, autorevole e importante, confonde onde record da sedici metri con muri d’acqua da quaranta, o quando si spaccia per evento inaudito un dissesto idrogeologico documentato da secoli, si compie un torto gravissimo al pubblico. La scienza richiede rigore, studio delle serie storiche e analisi dei dati fisici, elementi che sembrano ormai del tutto estranei ai salotti televisivi italiani. Continuare a cavalcare l’onda del catastrofismo indiscriminato, ignorando i precedenti storici e le evidenze geologiche, non aiuta a prevenire i disastri, ma serve solo a creare uno spauracchio utile a riempire i palinsesti, lasciando i cittadini nell’ignoranza dei reali rischi del territorio.