Il Sole non segue sempre la tabella di marcia. Con un giorno di anticipo rispetto alle previsioni, un flusso di vento solare ad alta velocità ha investito il campo magnetico terrestre nella giornata di ieri 23 febbraio. L’impatto ha dato il via ad una tempesta geomagnetica di classe G1, una perturbazione definita “minore” ma sufficiente a dipingere i cieli del Circolo Polare Artico con vivaci aurore boreali. L’evento è monitorato dagli scienziati mentre il nostro scudo magnetico reagisce alla pressione del plasma solare. Sebbene per ora non si segnalino disservizi alle reti elettriche, il fenomeno resta un promemoria affascinante della potenza della nostra stella.
Il glossario della tempesta
Per orientarsi tra i termini tecnici della meteorologia spaziale, ecco una spiegazione dei concetti chiave:
- Vento solare ad alta velocità: è un flusso costante di particelle cariche (elettroni e protoni) che fuggono dalla corona solare. Quando questo “soffio” aumenta di velocità, può comprimere la magnetosfera terrestre;
- Tempesta geomagnetica (classe g1): è una perturbazione temporanea della magnetosfera. La scala va da G1 (minore) a G5 (estrema). Una classe G1 può causare deboli fluttuazioni nelle reti elettriche e piccoli disturbi nelle operazioni satellitari, ma è nota soprattutto per rendere visibili le aurore ad alte latitudini:
- Campo magnetico terrestre: funziona come uno scudo invisibile che protegge il nostro pianeta dalle radiazioni nocive e dalle particelle cariche provenienti dallo Spazio, deviandole verso i poli;
- Aurora: il fenomeno luminoso che avviene quando le particelle del vento solare eccitano gli atomi di gas nell’atmosfera terrestre, facendoli brillare di verde, rosso o viola.


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