Esattamente 46 anni fa, la Calabria settentrionale viveva una delle notti più agitate della sua storia recente. Mentre l’Italia si avviava verso un anno che sarebbe stato tragicamente segnato dal catastrofico sisma dell’Irpinia in novembre, il 20 febbraio 1980 la terra tremò con forza nel Cosentino, lasciando un segno indelebile nella cultura e nella devozione locale. Come ricostruito in un approfondimento curato da Pierdomenico Del Gaudio, Grazia Pia Attolini, Daniela Fucilla, Anna Nardi (INGV-ONT) e Carlo Meletti (INGV-Pi) per il blog INGVterremoti, “era la notte di Carnevale del 1980 quando gli abitanti del cosentino furono svegliati di soprassalto“.
La doppia scossa e il risveglio nel panico
Alle 03:34 del mattino, un forte boato squarciò il silenzio della notte, seguito da uno scuotimento che spinse migliaia di persone in strada a Cosenza, Rende e nei comuni limitrofi. La paura non ebbe il tempo di diradarsi: appena 6 minuti dopo, alle 03:40, una seconda scossa tornò a colpire la zona, aggravando lo stato di shock della popolazione.
Secondo i dati riportati dagli esperti dell’INGV, il primo evento ebbe una magnitudo ML 4.2 (successivamente rivalutata in Mw 4.4 con una profondità di 3.7 km), con epicentro localizzato nei pressi di Marano Principato. Nonostante le dimensioni modeste rispetto ai grandi sismi storici, si è trattato della scossa più forte avvertita nell’area urbana di Cosenza negli ultimi decenni.
Una storia scritta dai terremoti
L’evento del 1980 non è che un tassello di una storia sismica complessa e pericolosa. L’approfondimento INGV ricorda infatti come l’area sia caratterizzata da una “pericolosità sismica molto alta“, testimoniata da eventi distruttivi del passato con magnitudo superiore a 6.0:
- 24 maggio 1184: un sisma magnitudo stimata 6.8 (IX grado MCS);
- 12 febbraio 1854: un terremoto magnitudo 6.3 che raggiunse il X grado MCS a Donnici e Sant’Ippolito;
- 4 ottobre 1870: una scossa magnitudo 6.2 con effetti distruttivi a Mangone.

Fede e memoria: il caso di Rende
Un aspetto peculiare di questo terremoto è il suo impatto sulle tradizioni locali. A Rende, il 20 febbraio è diventato il giorno della festa patronale dedicata alla Madonna dell’Immacolata. Questo “voto” dei cittadini non è un caso isolato: la storia religiosa della zona è costellata di celebrazioni nate proprio come ringraziamento per lo scampato pericolo dopo grandi sismi, come quelli del 1767 e del 1854.
L’analisi scientifica e i danni
Sebbene il terremoto del 1980 sia rimasto “poco impresso nella memoria nazionale” a causa del successivo evento irpino, gli effetti sul territorio furono significativi. Gli esperti sottolineano che “le due scosse consecutive interessarono una vasta area della Calabria centro-settentrionale, in particolare la Valle del fiume Crati, con i massimi effetti concentrati nell’area intorno a Cosenza“.
Le intensità macrosismiche raggiunsero il VII grado della scala MCS a Marano Marchesato e tra il VI e il VII grado a Cosenza e Rende. L’evento fu avvertito distintamente da Amantea fino a Praia a Mare, coinvolgendo anche la zona pre-silana e le Serre vibonesi.
Lo studio di riferimento (Molin et al., 2008) ha permesso di inserire ufficialmente questo evento nelle versioni più recenti del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), colmando una lacuna conoscitiva su un evento che, pur non avendo causato i crolli totali dei secoli precedenti, resta fondamentale per comprendere la sismicità di una delle zone a più alto rischio d’Italia.



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