Utilizzando un avanzato algoritmo di apprendimento automatico, ricercatori nel Regno Unito e in Giappone hanno identificato diverse promettenti località candidate per il sito di atterraggio, a lungo perduto, della sonda sovietica Luna 9. Pubblicando i loro risultati su npj Space Exploration, il team, guidato da Lewis Pinault dell’University College London, spera che le previsioni del loro modello possano presto essere testate utilizzando nuove osservazioni dall’orbiter indiano Chandrayaan-2. Nel 1966, la missione sovietica Luna 9 divenne il primo oggetto di fabbricazione umana ad atterrare in sicurezza sulla superficie lunare e a trasmettere fotografie da un altro corpo celeste. Rispetto alle missioni moderne, l’atterraggio fu spettacolare: poco prima che la sonda principale colpisse la superficie lunare, sganciò dall’alto una capsula di atterraggio sferica di 58cm di diametro e circa 100kg di peso, per poi allontanarsi e schiantarsi a distanza di sicurezza.
Dotata di ammortizzatori gonfiabili, la capsula rimbalzò più volte prima di fermarsi, stabilizzandosi dispiegando quattro pannelli a forma di petalo. Sebbene Luna 9 sia rimasta operativa per soli tre giorni, trasmise sulla Terra una grande quantità di dati preziosi, contribuendo a infondere fiducia nell’esplorazione spaziale con equipaggio, che avrebbe visto l’umanità muovere i primi passi sulla Luna solo tre anni dopo.
Un mistero lunare vecchio di decenni si infittisce
Eppure questo risultato storico segnò anche l’inizio di uno dei più longevi misteri dell’esplorazione spaziale. Dopo l’atterraggio, le coordinate del sito di Luna 9 furono pubblicate sul quotidiano sovietico Pravda. Decenni dopo, quando la Lunar Reconnaissance Orbiter Camera (LROC) della NASA iniziò a inviare immagini ad alta risoluzione della Luna nel 2009, gli astronomi sperarono che questi dati potessero finalmente rivelare il luogo di atterraggio della sonda.
Tuttavia, il livello di incertezza nei calcoli originali, vecchi di decenni, significava che il vero sito di atterraggio poteva trovarsi a decine di chilometri di distanza dalle coordinate pubblicate. Di conseguenza, la capsula Luna 9 non è mai stata identificata in modo definitivo.
Nel loro nuovo studio, Pinault, insieme ai colleghi Ian Crawford e Hajime Yano, ha riesaminato il problema utilizzando moderne tecniche di apprendimento automatico.
Addestrare l’intelligenza artificiale a individuare i lander
I ricercatori hanno sviluppato un algoritmo di visione artificiale leggero, addestrato per riconoscere le caratteristiche chiave dei siti di allunaggio dell’Apollo nelle immagini LROC. Il sistema, denominato YOLO-ETA – abbreviazione di “You-Only-Look-Once—Extraterrestrial Artifact” – è stato adattato per la ricerca di sottili caratteristiche superficiali associate ai lander costruiti dall’uomo.
Testato su immagini inedite, comprese quelle della successiva sonda sovietica Luna 16, atterrata nel 1970, il modello ha dimostrato ottime prestazioni, identificando correttamente i siti di allunaggio noti con elevata affidabilità.
Nuove immagini potrebbero confermare la tesi
Applicando YOLO-ETA a una regione di 5×5 km attorno alle coordinate provvisorie di Luna 9 di Pravda, il team ha identificato diversi siti candidati promettenti. Queste posizioni mostrano segnali compatibili con perturbazioni causate da lander artificiali che impattano sul suolo lunare.
I ricercatori prevedono ora che YOLO-ETA potrebbe presto essere messo alla prova. Quando l’orbiter indiano Chandrayaan-2 sorvolerà la regione nel marzo 2026, mapperà la superficie lunare con un dettaglio senza precedenti. Se uno dei siti candidati dell’algoritmo verrà confermato, gli astronomi potrebbero finalmente localizzare un veicolo spaziale monumentale nella storia dell’esplorazione spaziale umana, ponendo fine a un mistero durato 60 anni.


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