Prosegue la corsa dei prezzi dei carburanti in Italia, con nuovi rialzi che riportano la benzina ai livelli più alti degli ultimi dodici mesi e il gasolio ai massimi da oltre tre anni e mezzo. A pesare sul mercato energetico sono principalmente le forti tensioni geopolitiche legate alla guerra nell’area dell’Iran e alle ripercussioni sulla produzione e sul trasporto del petrolio nel Medio Oriente. Secondo la consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, i prezzi continuano a salire lungo tutta la rete distributiva. Nelle aree di servizio autostradali il prezzo della benzina in modalità servito arriva fino a 2,2 euro al litro, mentre il gasolio si mantiene sui livelli più alti dal 10 luglio 2022.
Tra gli aggiornamenti più recenti, Q8 ha aumentato di due centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina e di dieci centesimi quelli del gasolio. Ancora più marcato il rialzo per Tamoil, che registra un incremento di sei centesimi sulla benzina e quattordici centesimi sul gasolio. In crescita anche i prezzi del GPL, che segnano aumenti compresi tra uno e due centesimi di euro al litro.
Le accise mobili
L’aumento dei listini riporta inoltre al centro del dibattito il meccanismo delle accise mobili, previsto dalla normativa italiana per attenuare gli effetti delle oscillazioni dei prezzi energetici. Secondo quanto evidenziato dalla stessa Staffetta Quotidiana, “ci sono le condizioni” perché questo sistema venga nuovamente attivato. Il precedente più recente risale al 2022, quando il governo guidato da Mario Draghi introdusse uno sconto temporaneo sulle accise per contenere l’impatto dell’impennata dei carburanti dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Quella misura, spiegano gli analisti, rappresentava di fatto un’applicazione del principio delle accise mobili, resa possibile anche grazie alle risorse provenienti dalla cosiddetta tassa sugli extraprofitti imposta alle società del settore energetico.
Oggi lo scenario internazionale torna a spingere verso l’alto le quotazioni del petrolio. Le tensioni militari nell’area del Golfo e il conflitto stanno alimentando timori sui flussi di greggio e sulle rotte strategiche del commercio energetico globale. Un contesto che rischia di riflettersi ancora per settimane sui prezzi pagati dagli automobilisti italiani.
