Guerra Iran, il G7 valuta il rilascio di petrolio dalle riserve strategiche: i mercati reagiscono alle tensioni

Il possibile intervento coordinato dell’Agenzia Internazionale dell'Energia fa scendere il prezzo del greggio, mentre il conflitto in Iran alimenta timori di shock energetici globali

I ministri delle Finanze dei paesi del G7 discuteranno oggi la possibilità di un rilascio coordinato di petrolio dalle riserve strategiche nazionali, in un tentativo di stabilizzare i mercati energetici scossi dalle tensioni internazionali e dall’escalation della guerra in Iran. Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’operazione potrebbe essere coordinata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, organismo che riunisce i principali paesi consumatori di energia e che in passato ha già guidato interventi simili durante crisi energetiche globali. La sola notizia del possibile rilascio ha avuto un impatto immediato sui mercati: il prezzo del petrolio greggio WTI è sceso rapidamente, segnalando quanto gli operatori siano sensibili alle prospettive di un aumento dell’offerta.

Le riserve strategiche di petrolio sono state create proprio per affrontare emergenze energetiche e shock improvvisi dell’offerta. In caso di conflitti o interruzioni delle rotte commerciali i grandi paesi consumatori possono immettere sul mercato parte delle proprie scorte per attenuare l’aumento dei prezzi. L’intervento riguarda soprattutto le economie più esposte alla volatilità del greggio. Tra i principali importatori mondiali figurano infatti Cina, India, Corea del Sud, Giappone, Germania, Italia e Spagna, paesi che dipendono in misura significativa dalle forniture internazionali di petrolio.

Le prospettive

Gli analisti osservano che l’escalation militare nella regione mediorientale sta riaccendendo i timori di una crisi energetica globale. Per questo motivo, il possibile rilascio coordinato delle scorte da parte del G7 viene visto come una misura preventiva: un segnale ai mercati che le principali economie sono pronte a intervenire per contenere gli effetti economici della guerra e garantire la stabilità dell’approvvigionamento energetico.