Cile 2026: la sfida del “paese-lungo” tra l’abbraccio delle Ande e la svolta di Kast

Dai ghiacciai della Patagonia al deserto di Atacama: viaggio in una nazione tricontinentale che si prepara all’insediamento dell’11 marzo

Sospeso tra l’imponenza della Cordigliera e l’immensità del Pacifico, il Cile affronta l’alba del 2026 in un clima di profonda attesa. Mentre i turisti affollano i sentieri della Patagonia e le multinazionali guardano ai giacimenti di litio, il cuore politico di Santiago batte al ritmo di una transizione storica. Il “paese-lungo” sta per cambiare pelle, muovendosi su un delicato equilibrio tra la sua straordinaria ricchezza naturale e una polarizzazione sociale che non accenna a spegnersi.

Geografia di un gigante sottile: dalle Ande all’Antartide

Il Cile è un’anomalia geografica unica al mondo: con oltre 4.200 chilometri di lunghezza per una larghezza media di appena 175 chilometri, infatti, rappresenta un ponte tra il Sud America, l’Oceania e l’Antartide. Per questo, per l’unione tra i territori continentali, l’affascinante Isola di Pasqua nel mezzo dell’Oceano Pacifico, e la porzione di territorio antartico, è detto un Paese “tricontinentale”. La stessa estensione latitudinale fa sì che il Paese possieda diverse aree climatiche e paesaggistiche, spesso opposte: a Nord domina il Deserto di Atacama, il luogo più arido del pianeta ma anche uno dei più ricchi di risorse minerarie; il Centro vanta un clima mediterraneo ed è qui che infatti si trovano la capitale Santiago e la maggior parte della popolazione, e si concentrano le attività agricole e di viticoltura; il Sud, infine, è caratterizzato in particolare dalla Patagonia, un labirinto di fiordi, canali, ghiacciai e foreste temperate. Il sistema montuoso del Cile è dominato da due catene parallele, a Est corre la Cordigliera delle Ande, confine naturale con l’Argentina e la Bolivia nonché custode di vette come l’Ojos del Salado, il vulcano più alto del mondo con 6.893 metri di altitudine. Lungo l’Oceano Pacifico, invece, si trova la Cordigliera della Costa, più bassa e antica della sua gemella. L’immensa estensione abbinata alla scarsa larghezza, i differenti climi e la presenza della Cordigliera delle Ande influenzano, poi, le caratteristiche idrografiche del Paese. A Nord il clima arido determina fiumi scarsi che non raggiungono il mare ma evaporano in bacini chiusi detti “Salar”, tra cui ad esempio il Salar de Atacama; l’unico fiume che riesce ad attraversare il Deserto di Atacama per sfociare nell’Oceano Pacifico è il Fiume Loa, lungo 440 chilometri. Nelle aree centrali, invece, i corsi d’acqua sono fondamentali per l’agricoltura e il consumo umano, soprattutto nelle città di Santiago e Valparaíso; i fiumi principali sono il Maipo e il Maule che giovano delle due piene annuali, quella invernale dovuta alle piogge e quella primaverile/estiva con lo scioglimento dei ghiacciai delle Ande. Infine, a Sud le abbondanti precipitazioni garantiscono fiumi ricchi d’acqua, spesso al centro del dibattito per il loro potenziale idroelettrico; tra questi ci sono il Biobío, che funge da storico confine naturale con l’Argentina, e il Baker, noto per il suo colore turchese. La vera ricchezza idrografica del Cile, tuttavia, sono i suoi ghiacciai, rendendolo il Paese con una delle riserve d’acqua dolce più grandi del pianeta. Le enormi masse di ghiaccio del Sud, i cosiddetti Campos de Hielo, alimentano strategicamente fiumi e laghi ma sono vulnerabili al cambiamento climatico, mentre numerosi laghi di origine glaciale, come il Lago Llanquihue, vicino a Puerto Varas, e il Lago General Carrera, famoso per le Cattedrali di Marmo, costellano la regione. Nonostante queste preziose risorse, da ormai circa un decennio il Cile fa i conti con una “megasiccità” che ha riportato la gestione idrica al centro dell’agenda politica e scientifica. Infine, posizionato sopra l’Anello di Fuoco del Pacifico, sull’estremo opposto rispetto al Giappone, e precisamente nel punto di scontro tra la placca di Nazca e la placca Sudamericana, il Cile è caratterizzato da una forte attività sismica che ha, nei secoli, forgiato il carattere dei suoi abitanti.

Risorse naturali: il cuore minerario e la scommessa green

Mentre l’acqua scarseggia, il Cile guarda al suo vero tesoro. L’economia cilena resta infatti profondamente legata alla terra, con il settore minerario che rappresenta circa il 10% del PIL e oltre la metà delle esportazioni totali. Il rame la fa da padrone: il Cile ne è il primo produttore mondiale con una quota globale che si attesta intorno al 23% e per il 2026 si attende una produzione di 5,6 milioni di tonnellate. Seguono il litio, di cui il Paese vanta le maggiori riserve mondiali, il molibdeno (di cui il Cile è il terzo esportatore al mondo), l’argento, l’oro, il ferro e lo iodio. La vera partita del 2026 dunque si gioca sui minerali critici con una nuova Strategia Nazionale per il Litio che punta a riportare il Paese in vetta alla produzione globale attraverso alleanze tra lo Stato (Codelco) e i privati, concentrandosi sul Salar de Maricunga. Un altro settore su cui il Cile sta scommettendo fortemente è quello delle energie pulite e rinnovabili. Sfruttando l’altissima radiazione solare a Nord e i forti venti del Sud, infatti, punta a diventare il produttore di idrogeno verde più competitivo al mondo entro il 2030, mentre il Deserto di Atacama ospita già oggi alcuni dei più grandi impianti fotovoltaici al mondo. La crescita, tuttavia, come anticipato deve fare i conti con la scarsità idrica: il 18 e 19 marzo, la capitale Santiago ospiterà il congresso ACADES 2026 “Water for Growth” dove il focus sarà su nuove tecnologie e soluzioni per l’adattamento al cambiamento climatico, tra cui la dissalazione dell’acqua marina per “abbeverare” il Centro e il Nord del Paese e sostenere la crescita industriale e agricola. L’economia cilena, infatti, poggia i suoi pilastri anche sulle attività agricole (in particolare l’esportazione di frutta fresca e vino), forestali (con l’industria del legno e della cellulosa) e ittiche (con l’esportazione di salmone d’allevamento e farina di pesce).

La “Ruta de los Parques”: custodi di un’eredità incontaminata

Un altro tesoro del Cile è rappresentato dalla rete di parchi naturali che tutela i suoi territori, alcuni dei quali tra i più spettacolari e incontaminati al mondo. Uno degli itinerari più noti è sicuramente la Ruta de los Parques, 2.800 chilometri che collegano 17 parchi nazionali. Una delle tappe imperdibili è sicuramente Torres del Paine, nella Patagonia cilena: detto non a caso l’Ottava Meraviglia del Mondo nonché parte della Riserva della Biosfera dell’UNESCO, il parco è famoso per le sue “Torri”, imponenti formazioni granitiche, per i ghiacciai azzurri, tra cui il Ghiacciaio Grey, e i laghi color turchese. Proseguendo verso la Patagonia settentrionale, nella regione di Aysén, c’è il Parco Nazionale Queulat, situato lungo la scenografica Carretera Austral. Il parco è noto soprattutto per il Ventisquero Colgante, un’enorme massa di ghiaccio che sembra fluttuare, svettando sopra un precipizio da cui hanno origine spettacolari cascate. Ancora nella regione di Aysén si trova il Parco Nazionale Patagonia (Parque Nacional Patagonia), un’area protetta nata dalla visione dell’ambientalista e filantropo statunitense Douglas Tompkins unendo i territori di riserve precedenti alle terre donate alla fondazione Tompkins Conservation. Il parco è celebrato per la sua biodiversità, che spazia dalla steppa patagonica alle foreste andine, nonché per essere rifugio di molte specie selvatiche, tra cui lo huemul del sud, noto anche come guemal, una rara specie di cervo originaria delle regioni montuose di Argentina e Cile a rischio estinzione. La Ruta de los Parques include anche il Parco Nazionale Laguna San Rafael, sempre nella regione di Aysén, anch’esso parte della Riserva della Biosfera dell’UNESCO e casa del maestoso Ghiacciaio San Rafael, che si tuffa direttamente nell’omonima laguna dai Campi di Ghiaccio Nord. Infine, tra le tappe imperdibili c’è anche il Parco Nazionale Bernardo O’Higgins, il più grande del Cile tra le regioni di Aysén e Magellano: qui il territorio è quasi interamente dominato dal Campo de Hielo Sur e accessibile quasi esclusivamente via mare.

Turismo: un viaggio tra stelle, vino e misteri

Ricco di parchi naturali e natura incontaminata, il Cile è sicuramente una delle destinazioni perfette per gli amanti dell’escursionismo. Ma non solo. La sua “tricontinentalità”, infatti, garantisce esperienze di tutti i tipi che spesso spaziano tra gli opposti. Il Nord del Paese è famoso per l’astroturismo: il Deserto di Atacama vanta uno dei cieli più limpidi del mondo, ideale per osservare il cielo. Da San Pedro de Atacama, poi, è possibile visitare i Geyser del Tatio a 4.300 metri d’altezza e le lagune salate dove avvistare i fenicotteri, mentre Iquique unisce il mare, il surf e le antiche città minerarie di nitrato come Humberstone, Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Al Centro il cuore che pulsa è quello della capitale Santiago, una metropoli moderna circondata dalle Ande a cui si accompagnano il quartiere bohémien di Bellavista e il centro storico. Dal 13 al 15 marzo, il Parque O’Higgins di Santiago tornerà ad ospitare il Lollapalooza Chile, l’edizione cilena di un popolare festival musicale che quest’anno vedrà tra gli headliner anche Sabrina Carpenter, Tyler, the Creator, e Chappell Roan. Valparaíso, città natale di Pablo Neruda, è invece famosa per le sue colline colorate, gli storici ascensori e i murales. Imperdibili anche le Vigne della Valle Central con i tour e le degustazioni di vino nelle valli di Colchagua e Maipo, famose per il Carmenère. A Sud si trova Pucón, la capitale dell’avventura, da cui partire per scalare il vulcano attivo di Villarrica o per esplorare l’arcipelago “magico” di Chiloé, con le sue chiese in legno e le palafitos (case colorate su palafitte). C’è poi la Patagonia, con i suoi parchi, ma anche la Carretera Austral, una delle strade più belle del mondo che si dipana tra fiordi e fiumi turchesi, e la mistica Isola di Pasqua (o Rapa Nui) con i Moai, le giganti statue di pietra ancora oggi avvolte dal mistero.

Attualità: il bivio istituzionale e l’insediamento di Kast

Il 2026 cileno è un anno di profondo mutamento, con gli investimenti economici nel settore industriale e minerario, sì, ma anche con il cambio di rotta politico. Il prossimo 11 marzo, infatti, si chiuderà definitivamente l’era della presidenza di Gabriel Boric mentre si insedierà ufficialmente il nuovo Presidente della Repubblica José Antonio Kast, leader della destra ultraconservatrice e candidato vincente delle elezioni presidenziali e al ballottaggio (con il 58,1% dei voti) di dicembre 2025 contro la rivale di sinistra Jeannette Jara. La vittoria e l’insediamento di Kast rappresentano una decisa svolta a destra dello scenario politico cileno. La campagna elettorale, caratterizzata da posizioni neoliberiste e conservatrici, si era incentrata in particolare sulla lotta alla criminalità e l’immigrazione clandestina, nonché sulla promessa di incentivi per il rilancio economico del Paese e del taglio alla spesa pubblica. La nuova leadership cilena sembra aver attirato l’attenzione di altri grandi attori sullo scenario geopolitico internazionale, in particolare degli Stati Uniti che parteciperanno alla cerimonia di insediamento con una delegazione guidata da Marco Rubio, segnale di un rinnovato asse strategico tra Santiago e Washington. Sebbene netta, l’elezione di Kast ha lasciato un Paese polarizzato e scosso da tensioni sociali. Subito dopo la vittoria di Kast la capitale era stata segnata da numerose proteste, finite con la dispersione dei manifestanti da parte della polizia, e si temono nuovi scontri in vista della cerimonia di insediamento. Il nuovo presidente, inoltre, dovrà fare i conti con il Congresso frammentato emerso dalle elezioni generali del 2025 dove la presenza delle coalizioni di sinistra e centrosinistra resta forte. Tra la gestione delle tensioni derivate dalle rivendicazioni territoriali delle comunità Mapuche nel Sud e la crisi istituzionale di lunga data dell’“Estallido Social”, che ha lasciato il Paese senza un accordo condiviso per una nuova carta costituzionale nell’era post-Pinochet, il Cile ereditato da Kast è un Cile polarizzato e ricco di contraddizioni, un Paese che varia come da Nord a Sud varia il suo territorio.