Clima, i dati di febbraio 2026 e dell’inverno 2025/2026: il riscaldamento globale rallenta e l’Europa riscopre le invernate di una volta

Analisi climatica di Febbraio 2026 e del trimestre invernale: una stagione molto fredda in Europa, rallenta il ritmo del riscaldamento globale

L’analisi climatica del mese di febbraio 2026 e del trimestre invernale che comprende dicembre 2025, gennaio 2026 e febbraio 2026, basata sui dati ERA5 del sistema Copernicus Climate Change Service (C3S/ECMWF), rivela uno scenario di grande interesse scientifico. Sebbene il riscaldamento globale rimanga una realtà di fondo nel lungo periodo, i dati recenti mostrano una frenata rispetto ai picchi estremi del biennio precedente, con l’Europa che si distingue per un ritorno a condizioni di freddo rigoroso. Il monitoraggio globale di Copernicus evidenzia come il clima non proceda verso il caldo in modo lineare.

Dopo l’accelerazione registrata tra il 2023 e il 2024, i dati del 2026 mostrano una fase di assestamento. Il riscaldamento globale è presente, ma la sua intensità appare più contenuta rispetto alle proiezioni più allarmistiche, permettendo la comparsa di anomalie fredde persistenti in diverse aree dell’emisfero settentrionale. I dati che seguono, derivati dalle analisi ERA5 (la quinta generazione di rianalisi climatica del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine), offrono una panoramica dettagliata di questa dinamica.

clima anomalie febbraio 2026 dati copernicus

Febbraio 2026 in Europa: un’anomalia fredda significativa

In controtendenza rispetto agli ultimi anni, il mese di febbraio 2026 in Europa si è chiuso con temperature inferiori alla media storica. I dati indicano chiaramente che il continente ha vissuto una fase climatica rigida.

  • Dati termici: Febbraio 2026 ha fatto registrare un’anomalia di -0,12°C rispetto alla media del periodo 1991-2020.
  • Contesto regionale: La mappa delle anomalie termiche mostra una vasta area di colore blu e azzurro che ricopre l’Europa centrale, la Scandinavia e l’Europa dell’Est, con scarti locali che hanno raggiunto i -5°C mensili rispetto alla norma nei Paesi baltici. Clima mite, invece, in Francia, in Italia e più in generale nel Mediterraneo.
  • Un segnale di rottura: Questo dato complessivo continentale interrompe una serie di anni caratterizzati da febbrai estremamente miti. Basti pensare che nel 2024 e nel 2025 le anomalie erano state positive e molto marcate, rendendo il dato attuale di -0,12°C un segnale di freddo concreto per la popolazione europea.

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Febbraio 2026 a livello globale: lontano dai record di calore

A livello globale, febbraio 2026 si conferma un mese caldo, ma assolutamente non il più caldo mai registrato. La spinta termica che aveva caratterizzato il 2024 sembra aver perso parte della sua forza.

  • Anomalia globale: Il mese ha registrato un’anomalia di circa +0,53°C sopra la media 1991-2020.
  • Confronto con il passato: Esistono almeno altri quattro anni in cui febbraio è stato più caldo di quello attuale. Il record assoluto appartiene al 2024 con circa +0,81°C, seguito dal 2016 (circa +0,70°C), dal 2025 (circa +0,63°C) e dal 2020 (circa +0,60°C). Quindi no, Febbraio 2026 non è stato il Febbraio più caldo di sempre, e neanche il secondo, e neanche il terzo, e neanche il quarto, interrompendo così le bufale della narrazione catastrofista sul cambiamento climatico.
  • Riferimento pre-industriale: Rispetto alla media 1850-1900, febbraio 2026 si attesta intorno a +1,48°C, rimanendo quindi appena al di sotto della soglia simbolica di 1,5°C che era stata superata con frequenza nel 2024.

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Trimestre invernale in Europa: l’inverno più freddo degli ultimi dieci anni

L’analisi del trimestre dicembre-gennaio-febbraio (DGF) 2025-2026 per l’Europa delinea un quadro di stabilità termica che non si vedeva da tempo. Dopo un gennaio freddissimo, febbraio ha completato un’opera di raffreddamento stagionale significativa.

  • Media stagionale: L’inverno europeo si è chiuso con un’anomalia di appena +0,1°C rispetto alla media 1991-2020. Spicca l’anomalia fredda di Gennaio, con l’Europa quasi a -2°C dalle medie, che non è appunto isolata ma seguita da un altro mese, Febbraio, sottomedia.
  • Analisi storica: Questo valore rende l’inverno 2025-2026 il più freddo (o il meno caldo) dell’ultimo decennio. È un dato impressionante se confrontato con l‘inverno 2019-2020, che aveva segnato un’anomalia record di quasi +3°C.
  • Trend a lungo termine: Sebbene la media a 12 mesi mostri ancora una pendenza positiva, il crollo della temperatura media europea nell’ultimo anno è evidente, segnando un ritorno a condizioni invernali più vicine a quelle del secolo scorso.

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Trimestre invernale a livello globale: stabilizzazione degli oceani e dell’aria

Anche su scala planetaria, l’inverno boreale mostra segnali di moderazione. Il calore accumulato negli oceani rimane alto, ma la tendenza all’aumento continuo sembra essersi arrestata.

  • Anomalia globale trimestrale: Il trimestre invernale globale ha registrato un valore di +0,51°C rispetto alla media 1991-2020. Anche in questo caso, ci sono quattro precedenti con temperature ben superiori nella storia recente: in ordine 2024, 2025, 2016 e 2020.
  • Settore marino: Le temperature superficiali marine (SST) tra 60°S e 60°N mostrano che a marzo 2026 la temperatura media dell’acqua è di circa +20,9°C. Questo valore è inferiore ai +21,1°C registrati nello stesso periodo del 2024, confermando che il motore oceanico del riscaldamento sta rallentando la sua corsa.
  • Distribuzione delle anomalie: Mentre l’Europa e il Canada occidentale hanno vissuto un inverno freddo, anomalie calde sono persistite in Africa e in parte dell’Asia, ma con picchi meno estremi rispetto al passato recente.

clima anomalie febbraio 2026 dati copernicus

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Una visione scientifica equilibrata

I dati Copernicus per febbraio 2026 e per l’inverno 2025-2026 dimostrano che il riscaldamento globale è un fenomeno reale ma complesso, soggetto a pause e fluttuazioni regionali importanti. L’inverno europeo, in particolare, testimonia la capacità del sistema climatico di generare stagioni fredde e rigide nonostante l’aumento delle concentrazioni di gas serra. Parlare di un pianeta in fiamme non trova riscontro nei dati di questo trimestre, che indicano invece un sistema in fase di assestamento dopo i picchi del 2024, con un ritorno a una variabilità naturale che premia le medie latitudini con un clima decisamente più consono alla stagione invernale.