Clima, la sfida dell’adattamento: perché la critica degli esperti al governo Meloni manca il bersaglio

Il professor Franco Battaglia, dalle colonne de La Verità, smonta la lettera dei firmatari anti-governativi: "l'Italia pesa solo per lo 0,9% delle emissioni: la vera emergenza è la cura del territorio"

Di recente, un gruppo di studiosi impegnati nella ricerca climatica ha sollevato una “profonda preoccupazione” per la gestione della crisi ambientale da parte del governo italiano. Tuttavia, secondo il professor Franco Battaglia, docente di Chimica Fisica all’Università di Modena ed esperto di questioni climatiche, l’appello non solo mancherebbe di basi scientifiche solide, ma sbaglierebbe completamente l’obiettivo politico. In un intervento pubblicato su La Verità, dal titolo “Studiosi contro la Meloni sul clima ma sbagliano la cura e il colpevole“, Battaglia analizza punto per punto le criticità di una posizione definita più ideologica che pragmatica.

Il “paradosso” del prestigio e i limiti dei dati

Uno dei punti centrali della critica di Battaglia riguarda l’autorevolezza dei firmatari. Pur riconoscendo il valore accademico di figure come il premio Nobel Giorgio Parisi, il professore sottolinea come il prestigio non sostituisca il metodo scientifico, specialmente quando si parla di politiche climatiche: “Tuttavia nel valutare l’attendibilità scientifica di una posizione nulla conta il prestigio, l’autorevolezza e, men che meno, l’autorità: è, questa, una condizione insita nel metodo scientifico“.

Battaglia contesta inoltre l’enfasi posta sul 2024 come anno record per le temperature. Secondo il docente, citare il 1880 come termine di paragone è fuorviante, sia per la diversità dei protocolli di raccolta dati rispetto a 150 anni fa, sia per l’irrilevanza statistica su scala geologica. Definire la temperatura globale con precisione al centesimo di grado è, per l’autore, un’operazione discutibile: “Quel numero non ha più rilevanza della media aritmetica dei numeri di un elenco telefonico“.

Mitigazione vs adattamento: una lotta contro i mulini a vento?

Il cuore dello scontro è la scelta tra mitigazione (riduzione delle emissioni) e adattamento (messa in sicurezza del territorio). Battaglia difende la linea del governo Meloni, definendo la mitigazione una strategia “fumosa” se applicata solo a livello nazionale.

  • Il peso dell’Italia: anche se il nostro Paese azzerasse domani ogni emissione, l’impatto globale sarebbe irrisorio. Come evidenziato su La Verità: “Anche se Meloni azzerasse le emissioni italiane, avrebbe contribuito alla riduzione di appena lo 0.9% delle globali“.
  • I veri responsabili: il dito viene puntato contro i giganti industriali. Battaglia suggerisce provocatoriamente che gli studiosi dovrebbero scrivere a Xi Jinping, Donald Trump, Vladimir Putin o Narendra Modi, responsabili di oltre il 60% delle emissioni mondiali.

Il sistema ETS e la gestione del territorio

L’articolo non risparmia critiche ai meccanismi finanziari europei, come l’Emission Trading System (ETS), descritto da Battaglia in termini durissimi: “Esso è un sistema truffaldino che non fa altro che trasferire denaro, dalle tasche di chi emette, nelle tasche di chi dice di impegnarsi a non emettere, senza che neanche una molecola di CO₂ sia tolta all’atmosfera“.

Infine, il professore richiama l’attenzione sulla geologia. Citando eventi come la frana di Niscemi, Battaglia ribadisce che tali fenomeni non sono direttamente imputabili alla CO₂, ma a un dissesto idrogeologico che richiede interventi strutturali concreti, e non investimenti miliardari in eolico e fotovoltaico che, negli ultimi 20 anni, non hanno evitato i disastri naturali.

La conclusione dell’esperto è un plauso all’attuale esecutivo per aver scelto un “approccio pragmatico all’annoso problema del nostro territorio dissestato“, privilegiando la protezione reale dei cittadini rispetto a obiettivi di decarbonizzazione ritenuti velleitari nel contesto globale attuale.