Clima, un nuovo modello riduce le stime globali delle tempeste di sabbia

Il nuovo modello, denominato dEARTH, introduce una rappresentazione dinamica delle condizioni del suolo, integrando parametri reali osservati da satellite come la formazione di croste superficiali, la rugosità del terreno, la presenza di vegetazione e la disponibilità effettiva di sedimenti

Un nuovo modello basato su dati satellitari consente di prevedere in modo più realistico e affidabile le emissioni di sabbia e polveri, correggendo una sovrastima sistematica presente da decenni nei modelli tradizionali. È quanto emerge da uno studio guidato da Zhuoli Zhou della Cardiff University, pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment. La ricerca affronta un limite strutturale dei modelli attualmente utilizzati per prevedere tempeste di sabbia e polvere (SDS), fondamentali per i sistemi di allerta precoce e per la valutazione degli impatti su clima, qualità dell’aria e degrado del suolo. Questi modelli assumono infatti che la superficie del suolo resti invariata nel tempo e che sia sempre disponibile materiale da trasportare, semplificazioni che portano a sovrastimare l’entità e la frequenza del fenomeno.

Il nuovo modello

Il nuovo modello, denominato dEARTH, introduce invece una rappresentazione dinamica delle condizioni del suolo, integrando parametri reali osservati da satellite come la formazione di croste superficiali, la rugosità del terreno, la presenza di vegetazione e la disponibilità effettiva di sedimenti. “Per quasi quattro decenni, i modelli hanno considerato costante la forza del vento necessaria a muovere i sedimenti e hanno trattato il suolo come statico”, spiega Zhou. “Questo può distorcere il modo in cui interpretiamo il trasporto di sedimenti, con implicazioni per clima, qualità dell’aria e degrado ambientale“.

Testato sulle condizioni globali del 2024, dEARTH ha mostrato risultati significativamente diversi rispetto ai modelli tradizionali. In particolare, l’area globale interessata dal trasporto di sedimenti risulta inferiore del 69%, mentre il volume totale di sedimenti trasportati è ridotto del 45%. Questi dati indicano che il trasporto di sedimenti è più discontinuo e localizzato di quanto si ritenesse finora. “Il modello mostra che il trasporto è sporadico e non uniforme, e che i modelli classici tendono a sovrastimare sistematicamente estensione e intensità dell’erosione“, sottolinea Zhou.

Migliorare l’accuratezza delle previsioni

Secondo i ricercatori, l’integrazione di soglie dinamiche e condizioni reali del suolo rappresenta un passo fondamentale per migliorare i modelli del sistema Terra, soprattutto nel contesto del Decennio ONU per il contrasto alle tempeste di sabbia e polvere (2025-2034).

Il team punta ora a integrare questo approccio nei sistemi operativi di previsione e nelle piattaforme di monitoraggio globale, con applicazioni che spaziano dalla gestione del territorio alla prevenzione dei rischi ambientali. “Abbiamo sviluppato un modello che per la prima volta descrive come il trasporto di sedimenti varia nello spazio e nel tempo”, afferma il coautore Adrian Chappell. “Questo consentirà di migliorare l’accuratezza delle previsioni e l’efficacia delle politiche di mitigazione a livello regionale e globale”.

Lo studio evidenzia come i progressi nelle tecnologie satellitari possano rivoluzionare la comprensione dei processi ambientali complessi, offrendo strumenti più precisi per affrontare fenomeni che hanno impatti significativi su salute, clima e sostenibilità.