SpaceX ha confermato ufficialmente che il satellite Starlink-34343 ha subito un’anomalia critica lo scorso 29 marzo, portando alla perdita totale delle comunicazioni e alla creazione di una scia di detriti in orbita bassa terrestre. L’evento, avvenuto a un’altitudine di 560 km, è stato monitorato con precisione da LeoLabs, una società specializzata nel tracciamento radar di oggetti spaziali, che ha rilevato decine di frammenti nelle ore immediatamente successive all’incidente. Sebbene la proliferazione di oggetti non identificati in orbita sia sempre motivo di attenzione, gli esperti rassicurano sulla sicurezza delle attuali missioni: la quota relativamente bassa dei detriti dovrebbe garantire un rientro atmosferico naturale e la conseguente distruzione dei frammenti entro poche settimane, evitando minacce a lungo termine per la Stazione Spaziale Internazionale o per l’imminente missione Artemis II.
Le cause dell’incidente
L’episodio del 29 marzo non è un caso isolato. Solo pochi mesi fa, il 17 dicembre 2025, un altro satellite della costellazione, Starlink-35956, era stato protagonista di un evento simile. In quell’occasione, un’anomalia aveva causato lo svuotamento rapido dei serbatoi di propellente, provocando una brusca perdita di quota. Sebbene quel satellite fosse rimasto strutturalmente intatto, il nuovo incidente che ha coinvolto lo Starlink-34343 sembra aver avuto un esito più frammentario.
Secondo le analisi preliminari fornite da LeoLabs, la causa di queste rotture non sarebbe da ricercare in un impatto esterno con altri detriti – il temuto “effetto Kessler” – bensì in una fonte energetica interna. I principali sospettati sono i sistemi di propulsione o le batterie di bordo. SpaceX non ha ancora rilasciato dettagli tecnici specifici, ma ha dichiarato che i suoi team sono attivamente al lavoro per determinare la root cause e implementare azioni correttive immediate per evitare che il problema si estenda ad altri elementi della vastissima costellazione.
Sicurezza e continuità: il futuro dei lanci
Nonostante la perdita del satellite e la generazione di detriti, la macchina operativa di SpaceX non sembra intenzionata a rallentare. A differenza di quanto accaduto dopo l’incidente di dicembre, quando si registrò una breve pausa nelle attività di lancio, questa volta l’azienda ha proceduto spedita. Appena 6 ore dopo la dichiarazione ufficiale sull’anomalia, un razzo Falcon 9 è decollato regolarmente dalla Cape Canaveral Space Force Station, portando in orbita altri 29 satelliti Starlink.
Questa scelta evidenzia la fiducia di SpaceX nella robustezza complessiva del sistema e nella capacità di gestire i rischi orbitali in tempo reale. Con migliaia di satelliti già operativi e molti altri in fase di dispiegamento, la gestione del “traffico” e dei malfunzionamenti diventa una sfida quotidiana per la conquista dello Spazio commerciale. La priorità resta comunque la sostenibilità dell’orbita bassa: monitorare ogni singolo frammento è fondamentale per garantire che il cielo notturno resti un luogo di esplorazione e non una discarica di alta tecnologia.


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