Farmaci già esistenti contro l’Alzheimer: 3 candidati promettenti dalla ricerca internazionale

Uno studio dell’Università di Exeter individua nel vaccino contro l’Herpes zoster, nel sildenafil e nel riluzolo possibili strumenti per prevenire o rallentare la malattia

La ricerca scientifica continua a esplorare nuove strategie per contrastare la malattia di Alzheimer, una delle principali cause di demenza nel mondo. Una recente indagine pubblicata sulla rivista Alzheimer’s Research and Therapy suggerisce che alcuni farmaci già in uso per altre patologie potrebbero offrire nuove prospettive nella prevenzione o nel trattamento della malattia. Lo studio, condotto dall’Università britannica di Exeter con la collaborazione di un gruppo internazionale di esperti, ha analizzato circa 80 farmaci già disponibili sul mercato per individuare quelli con il maggiore potenziale terapeutico contro l’Alzheimer. Tra tutti, 3 molecole si sono distinte per i risultati più promettenti: il vaccino contro l’Herpes zoster, il sildenafil – principio attivo del Viagra – e il riluzolo, utilizzato nel trattamento di disturbi neurologici come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

Il vaccino contro l’Herpes zoster

Secondo i ricercatori, il candidato con il maggiore potenziale preventivo è il vaccino contro l’Herpes zoster, noto per proteggere dalla riattivazione del virus responsabile del cosiddetto ““fuoco di Sant’Antonio”. Studi precedenti avevano già osservato un dato significativo: tra le persone vaccinate si registra circa il 16% in meno di rischio di sviluppare Alzheimer rispetto a chi non ha ricevuto il vaccino. Questo risultato rafforza l’ipotesi secono cui alcune infezioni virali o i processi infiammatori associati possano avere un ruolo nello sviluppo delle malattie neurodegenerative.

Il sildenafil e la protezione dei neuroni

Un altro farmaco che ha attirato l’attenzione degli scienziati è il sildenafil, principio attivo del Viagra, comunemente utilizzato per trattare la disfunzione erettile. Oltre agli effetti vascolari già noti, la molecola sembrerebbe esercitare un’azione protettiva sulle cellule nervose. In particolare, il sildenafil potrebbe contribuire a ridurre l’accumulo della proteina Tau, una delle alterazioni biologiche caratteristiche dell’Alzheimer. L’accumulo anomalo di questa proteina nei neuroni è infatti considerato uno dei meccanismi chiave nella progressione della malattia.

Il ruolo del riluzolo

Il terzo farmaco individuato è il riluzolo, già impiegato nella terapia della SLA e di altri disturbi motori di origine neurologica. Studi condotti su modelli animali indicano che questa molecola potrebbe diminuire la presenza della proteina Tau nel cervello, suggerendo un possibile effetto neuroprotettivo.

Un approccio strategico

I 3 farmaci sono stati selezionati perché agiscono su diversi processi biologici coinvolti nello sviluppo dell’Alzheimer e perché sono già considerati relativamente sicuri per l’uso umano. Inoltre, hanno mostrato risultati incoraggianti in studi preliminari su animali o in laboratorio.

Questo tipo di strategia, nota come drug repurposing, permette di accelerare i tempi della ricerca: invece di sviluppare nuove molecole da zero, gli scienziati valutano se farmaci già approvati possano essere efficaci anche contro altre patologie.

I ricercatori sottolineano tuttavia che saranno necessari ulteriori studi clinici approfonditi per confermare l’efficacia di queste terapie contro l’Alzheimer. Se i risultati dovessero essere confermati, potrebbero aprirsi nuove e più rapide prospettive per affrontare una malattia che colpisce milioni di persone nel mondo.