Fukushima 15 anni dopo: l’ombra delle 880 tonnellate radioattive e una bonifica che sembra impossibile

Tra barriere anti-tsunami da record e il rinvio dello smantellamento al 2051, il bilancio del triplice disastro nel 2026: 26mila sfollati e una ferita sociale ancora aperta

L’11 marzo 2026 il Giappone si ferma per commemorare il 15° anniversario del triplice disastro: il terremoto di magnitudo 9, lo tsunami devastante e l’incidente nucleare di Fukushima Daiichi. A un decennio e mezzo di distanza, la nazione si trova davanti a un paradosso: se le infrastrutture sono state ricostruite con investimenti faraonici, il cuore radioattivo della centrale resta un enigma tecnologico quasi irrisolto. Oggi il mondo osserva i progressi di una bonifica che la scienza definisce “estremamente complessa” e che continua a riscrivere il cronoprogramma del futuro nipponico.

La sfida dei reattori: 880 tonnellate di materiale letale

Il problema principale che frena il ritorno alla normalità è ciò che resta all’interno dei reattori 1, 2 e 3. Si stima che siano ancora presenti circa 880 tonnellate di detriti di combustibile fuso (corium), un materiale estremamente radioattivo che richiede una precisione chirurgica per essere rimosso.

La difficoltà tecnica è senza precedenti:

  • Il fallimento dei tentativi precedenti: finora, i robot inviati nelle aree più pericolose sono riusciti a prelevare soltanto campioni minuscoli, pari a meno di un grammo, dal reattore numero 2. Una quantità simbolica che serve ai ricercatori per capire la composizione del materiale, ma che evidenzia quanto sia ancora lontana la rimozione di massa;
  • Nuovi rinvii: la Tokyo Electric Power (Tepco) ha dovuto posticipare al 2037 o oltre l’avvio del recupero su larga scala per i reattori 1 e 3;
  • Orizzonte 2051: l’obiettivo di completare lo smantellamento definitivo entro il 2051 è oggi messo in discussione dagli esperti, che lo ritengono un traguardo al limite del possibile.

La “Grande Muraglia” giapponese da 223 miliardi

Mentre il nucleare arranca, l’ingegneria civile ha compiuto passi da gigante. Il Giappone ha stanziato 41.000 miliardi di yen (circa 223 miliardi di euro) per mettere in sicurezza la costa.

  • Sono stati costruiti oltre 430 chilometri di barriere anti-tsunami, imponenti muri di cemento progettati per spezzare l’energia di onde future;
  • interi centri abitati sono stati letteralmente sollevati, livellando i terreni a quote di sicurezza.

Tuttavia, queste opere monumentali non sono bastate a fermare l’emorragia demografica.

Il dramma umano: 26mila persone ancora senza casa

Il costo umano del disastro continua a salire. Se le vittime accertate nel 2011 furono 15.900, l’Agenzia per la ricostruzione ha registrato, a fine 2025, altri 3.810 decessi correlati. Si tratta di “morti indirette”: malattie croniche peggiorate dall’evacuazione e, purtroppo, suicidi legati allo stress e alla perdita della propria comunità.

Oggi, 26mila persone risultano ancora sfollate. Molte sono anziane, vivono sole in alloggi temporanei e rappresentano il volto di una crisi sociale che le infrastrutture non possono riparare. Nonostante il ritorno record di quasi 3.800 residenti in alcune zone bonificate della prefettura di Fukushima, la mancanza di lavoro e il rapido invecchiamento della popolazione rendono il pieno recupero della regione una sfida difficile quanto quella nucleare.