I continui attacchi iraniani, in risposta all’offensiva di Stati Uniti e Israele iniziata il 28 febbraio, stanno mettendo a ferro e fuoco la regione del Golfo. L’Iraq ha sospeso tutte le operazioni nei suoi terminal petroliferi dopo che sospetti droni acquatici di Teheran hanno colpito 2 petroliere vicino a Bassora, provocando una vittima e costringendo al salvataggio di 38 marinai. Le fiamme divampano in tutta l’area: in Bahrein una nube di fumo tossico ha spinto le autorità a invitare i cittadini a chiudersi in casa a seguito degli attacchi ai depositi vicini all’aeroporto, mentre l’Oman lotta per spegnere gli incendi al porto di Salalah, evacuando i terminal per precauzione.
Con 6 attacchi navali in poche ore e l’IRGC che minaccia il blocco totale del greggio dallo Stretto di Hormuz, l’economia globale trema. Per contrastare lo shock delle forniture, il Presidente USA Donald Trump e il Segretario all’Energia Chris Wright hanno annunciato il rilascio di 172 milioni di barili dalle riserve strategiche americane. L’intervento, che inizierà la prossima settimana, fa parte di un maxi-piano da 400 milioni di barili concordato con l’AIE. Gli Stati Uniti prevedono di reintegrare le proprie scorte entro un anno.
Il prezzo del petrolio al momento rallenta la corsa che in nottata lo ha portato a superare di nuovo i 100 dollari al barile. Il contratto sul Brent per maggio è ora in rialzo del 6,12% a 97,6 dollari. Quello sul Wti americano per aprile sale invece del 5,6% a 92,19 dollari.


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