Guerra Iran, il G7 teme shock energetici: “pronti a svincolare le scorte”

I ministri delle Finanze delle principali economie mondiali promettono vigilanza e coordinamento internazionale

Le tensioni legate alla guerra in Iran continuano a preoccupare le principali economie mondiali, soprattutto per le possibili ripercussioni sui mercati energetici globali. Al termine di un incontro straordinario, i ministri delle Finanze del G7 hanno ribadito la volontà di mantenere alta l’attenzione sull’evoluzione della crisi e sul suo impatto economico. Nel comunicato diffuso al termine del vertice – al quale hanno partecipato anche i vertici del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e dell’Agenzia Internazionale dell’Energia – i Paesi del G7 hanno sottolineato la necessità di coordinarsi per fronteggiare eventuali shock energetici legati all’escalation militare nella regione.

“Continueremo a monitorare attentamente la situazione e gli sviluppi nei mercati energetici e ci incontreremo quando necessario per scambiare informazioni e coordinarci all’interno del G7 e con i partner internazionali. Siamo pronti ad adottare le misure necessarie, anche per sostenere l’approvvigionamento energetico globale, come lo svincolo delle scorte”, si legge nella nota congiunta.

Le conseguenze

Il conflitto in corso rischia infatti di avere ulteriori effetti diretti sulle rotte energetiche e sui prezzi di petrolio e gas, con possibili ripercussioni sulla stabilità economica globale. Per questo motivo i ministri hanno ribadito la disponibilità ad adottare misure straordinarie qualora la guerra dovesse aggravare le tensioni sui mercati.

Tra le opzioni sul tavolo figura anche lo svincolo delle scorte strategiche di energia, una misura già utilizzata in passato per stabilizzare i prezzi e garantire continuità nelle forniture durante le crisi geopolitiche. L’obiettivo del coordinamento internazionale, sottolineano i leader economici, è evitare che l’escalation militare nel Medio Oriente si trasformi in una nuova crisi energetica globale, capace di colpire inflazione, crescita e sicurezza energetica in molte aree del mondo.