Diverse compagnie aeree nell’area Asia-Pacifico, tra cui Qantas, Air India e Cathay Pacific, aumentano i prezzi per far fronte all’aumento del prezzo dei carburanti provocato dalla guerra in Iran. Il colosso di Hong Kong Cathay Pacific ha indicato oggi che i supplementi carburante aumenteranno. “A marzo, come già accade dall’inizio della crisi in Medio Oriente, il costo del nostro carburante è già raddoppiato”, ha sottolineato l’amministratore delegato Ronald Lam, “quindi annunceremo molto presto (un aumento del supplemento) per garantire il regolare svolgimento delle nostre operazioni”. Il gruppo Air India, dal canto suo, ha annunciato in un comunicato diffuso ieri sera “l’introduzione progressiva di un supplemento carburante sui suoi voli nazionali e internazionali, a causa del forte aumento dei prezzi del cherosene”. “Dall’inizio di marzo 2026 il cherosene, che rappresenta quasi il 40% dei costi operativi di una compagnia aerea, ha subito un significativo aumento di prezzo a causa delle perturbazioni nelle forniture”, spiega la compagnia.
I dettagli sui prezzi
Il prezzo medio mondiale del carburante per l’aviazione ha raggiunto lunedì i 173,91 dollari al barile, secondo l’indice di riferimento Platts, il doppio dei livelli del 2 gennaio e con un aumento molto più rapido rispetto al petrolio greggio. La differenza si spiega con i costi di raffinazione, ma anche con il fatto che il cherosene ha una priorità inferiore rispetto a benzina o gasolio, secondo l’Associazione internazionale del trasporto aereo (Iata). Air India aggiunge che in India questa pressione è “amplificata dalle elevate accise e dall’Iva applicate al cherosene nelle grandi metropoli come Delhi e Mumbai, il che aumenta ulteriormente l’impatto e pesa molto sulla redditività delle compagnie”.
A partire dal 12 marzo, Air India aggiungerà quindi un supplemento di 399 rupie (3,73 euro) sui voli interni e di 20 dollari (17 euro) sui voli verso il Sud-Est asiatico. Dal 18 marzo, il supplemento per l’Europa aumenterà del 25% arrivando a 125 dollari, mentre quello per il Nord America crescerà del 33% fino a 200 dollari. Air India sottolinea che “senza questi supplementi alcuni voli rischierebbero di non coprire i costi operativi e dovrebbero essere cancellati”.
In un’intervista a Bloomberg, il fondatore della compagnia low-cost indiana SpiceJet, Ajay Singh, ha chiesto a Nuova Delhi di ridurre le tasse sul cherosene, avvertendo che anche un prezzo del petrolio di 90 dollari al barile è “totalmente insostenibile”. Non ha escluso la possibile messa a terra di una parte della flotta se l’impennata dei prezzi del petrolio dovesse continuare. La grande compagnia australiana Qantas ha annunciato dal canto suo un aumentare delle tariffe “questa settimana a causa dell’aumento dei costi, in particolare per i forti rincari del cherosene. Questi aumenti varieranno a seconda delle rotte”, precisa la compagnia australiana. Secondo Sky News Australia, l’aumento sarebbe in media di circa il 5% sui voli internazionali.
“Continuiamo a monitorare attentamente l’impatto del conflitto in Medio Oriente sulla volatilità dei prezzi del cherosene, che sono aumentati fino al 150% nelle ultime due settimane. Nonostante le strategie di copertura, questa situazione comporta un aumento dei costi per l’intero gruppo”, sottolinea Qantas.
Da parte sua, Thai Airways “potrebbe aumentare i prezzi dal 10 al 15% a causa dell’incertezza legata ai prezzi del carburante”, ha dichiarato agli investitori durante una videoconferenza Rut Rugsumruad, direttore finanziario della compagnia. La compagnia thailandese “ha ancora margine per aumentare ulteriormente i supplementi carburante se i prezzi del petrolio continueranno a salire”, ha aggiunto. “I prezzi restano invariati per il momento, ma potrebbero evolvere in funzione dell’offerta e della domanda”, ha confermato all’Afp un portavoce di Thai Airways. In Europa, la compagnia aerea scandinava Sas ha annunciato ieri un aumento “temporaneo” dei prezzi per compensare l’aumento del costo del cherosene, diventando una delle prime compagnie ad annunciare rincari dopo lo scoppio del conflitto. Altre compagnie, come Air France-KLM e Lufthansa, sono relativamente protette grazie alla loro strategia di “copertura”, cioè l’acquisto di carburante a prezzo fisso diversi mesi in anticipo.




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