Guerra Iran, Russia favorita dal conflitto: la cifra pazzesca di entrate aggiuntive dal petrolio

La Commissione europea avverte: Mosca sta beneficiando dell’aumento dei prezzi energetici e ribadisce che non è il momento di allentare le sanzioni

“Siamo stati informati che la Russia ha guadagnato 150 milioni di dollari al giorno in entrate aggiuntive dalle vendite di petrolio dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il che rende la Russia probabilmente il maggiore beneficiario di questo conflitto”. Lo afferma il portavoce-capo della Commissione europea, Paula Pinho, nel corso del briefing giornaliero con la stampa, riferendosi alla decisione degli Stati Uniti di concedere una deroga alle sanzioni alle petroliere cariche di greggio russo al fine di contenere l’aumento dei prezzi e sottolineando che anche per questo “non è il momento di allentare le sanzioni” contro Mosca.

Il tetto al prezzo del petrolio russo deciso a livello di G7 “si è dimostrato efficace nel ridurre le entrate da esportazione di petrolio della Russia, pur mantenendo la stabilità dei mercati petroliferi. E i volumi di esportazione russi sono rimasti sostanzialmente stabili”, dichiara un altro portavoce, Siobhan McGarry, evidenziando che la Russia “non dovrebbe assolutamente beneficiare della guerra in Iran”. L’esecutivo Ue comprende che l’eccezione concessa dagli Usa “è limitata nel tempo e nella portata alle navi già in mare”, evidenzia, incoraggiando la stampa “a contattare i nostri omologhi negli Stati Uniti se avete ulteriori domande riguardo alle misure che hanno messo in atto”.

Dal canto suo, l’esecutivo Ue “resta convinto che il tetto al prezzo del petrolio e le nostre sanzioni contro la Russia siano ben mirate”: esse “rimangono in vigore anche nell’attuale situazione di volatilità sui mercati petroliferi”, spiega McGarry. “Restiamo fedeli a quanto abbiamo detto a livello di G7”, aggiunge Pinho, riferendosi alla dichiarazione firmata dai leader del Gruppo dei Sette, Donald Trump incluso, secondo cui le sanzioni contro la Russia sarebbero rimaste in vigore.

La situazione in Iran

Nel frattempo, il conflitto in corso in Iran sta contribuendo ad aumentare ulteriormente la tensione sui mercati energetici internazionali. L’instabilità nella regione del Medio Oriente — cruciale per la produzione e il trasporto di petrolio — ha alimentato nuovi timori di interruzioni nelle forniture globali. Proprio questo aumento dei prezzi ha indirettamente favorito paesi esportatori come la Russia, che pur sotto sanzioni continua a vendere petrolio sui mercati internazionali, beneficiando della nuova fase di volatilità.

Per l’Unione europea, la situazione rappresenta quindi una doppia sfida: da un lato gestire le conseguenze geopolitiche e umanitarie del conflitto in Iran, dall’altro evitare che l’instabilità energetica globale finisca per rafforzare economicamente Mosca. Bruxelles ribadisce quindi la necessità di mantenere una linea dura sulle sanzioni e di coordinarsi con gli alleati per impedire che la guerra in Medio Oriente produca vantaggi strategici per la Russia, mentre il conflitto continua a ridisegnare gli equilibri politici ed economici internazionali.