Il 18 marzo 1944 il Vesuvio su pellicola: l’eruzione “catturata” dai soldati americani

Il 18 marzo di 82 anni fa, tra guerra e scienza, il vulcano offrì una testimonianza visiva senza precedenti

Il 18 marzo 1944 il Vesuvio entrò in una delle sue fasi eruttive più documentate, offrendo agli scienziati un caso di studio eccezionale. Si trattò di un’eruzione di tipo prevalentemente stromboliano e pliniano nelle fasi più intense, caratterizzata dall’emissione di gas vulcanici, cenere e materiale piroclastico. La pressione dei gas disciolti nel magma, risalendo lungo il condotto vulcanico, generò esplosioni che proiettarono frammenti di lava solidificata e lapilli fino a diversi km di altezza.

A rendere unico questo evento furono i filmati realizzati dai soldati americani presenti nell’area di Napoli. Le riprese mostrano chiaramente la formazione della colonna eruttiva e il successivo collasso parziale, fenomeno che può dar luogo a flussi piroclastici, tra i più pericolosi in vulcanologia. Si osservano inoltre colate laviche relativamente fluide, dovute alla composizione del magma vesuviano, ricco di silicati ma meno viscoso rispetto ad altri sistemi vulcanici più esplosivi.

Le conseguenze furono significative: la cenere vulcanica, composta da frammenti vetrosi e cristalli microscopici, si depositò su ampie aree, causando il crollo di tetti e gravi danni alle infrastrutture, inclusi velivoli militari. Dal punto di vista scientifico, questi materiali hanno permesso di studiare la composizione chimica del magma e i processi di degassamento.