Gli uccelli marini sono da sempre considerati i signori dei cieli e della superficie, ma ciò che accade quando si immergono rimane, per gran parte, un mistero avvolto nel blu. Una nuova ricerca internazionale, guidata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn in collaborazione con il Marine Research Institute dell’Università di Klaipėda, il gruppo Subacquei per la Scienza e l’Università di Trieste, getta oggi nuova luce sulle straordinarie capacità tattiche del Marangone dal ciuffo mediterraneo (Gulosus aristotelis desmarestii).
La scoperta: oltre l’inseguimento
Tradizionalmente, marangoni e cormorani sono stati descritti come “predatori ad inseguimento” o cercatori che scovano prede nascoste sul fondale. Tuttavia, lo studio pubblicato sulla rivista Behaviour documenta per la prima volta un comportamento molto più sofisticato: l’agguato sottomarino. L’osservazione, avvenuta nelle acque di Is Arutas, in Sardegna, ha mostrato un giovane esemplare interagire con l’ambiente in modo quasi calcolato. L’uccello utilizzava attivamente tunnel e zone d’ombra sotto la scogliera come schermi naturali per avvicinarsi ai banchi di latterini senza essere rilevato.
Una strategia di caccia in 3 atti
L’analisi dei video ha permesso ai ricercatori di ipotizzare una strategia complessa e “pianificata”, che si sviluppa attraverso tre fasi sequenziali. Tutto inizia con il radunamento (herding), durante il quale il marangone insegue il banco di pesci per spingerlo verso barriere fisiche, come la riva, rendendone i movimenti prevedibili. Una volta posizionata la preda, scatta l’agguato vero e proprio (ambush): l’uccello si occulta dietro elementi del paesaggio sottomarino, sfruttando l’oscurità o le rocce per lanciare un attacco fulmineo a corto raggio. Infine, la manovra si conclude con il riposizionamento, fase in cui il predatore riguadagna una posizione di vantaggio per ricominciare il ciclo. Questa capacità suggerisce che, pur non avendo una vista sottomarina eccellente, questi uccelli compensino con una profonda conoscenza tattica del territorio. Interessante è anche la presenza di spigole durante l’azione. Sebbene non sia stata registrata una cooperazione diretta, il movimento di questi pesci predatori potrebbe aver influenzato lo spostamento dei latterini, facilitando involontariamente il compito del giovane marangone.
Dalla Scienza alla Citizen Science: #InVOLOinunMAREdiVIDEO
Questa scoperta non è nata in un laboratorio, ma grazie a un’osservazione diretta sul campo. Per questo motivo, la Stazione Zoologica Anton Dohrn ha lanciato #InVOLOinunMAREdiVIDEO, un progetto di Citizen Science coordinato dall’ornitologo Rosario Balestrieri e dall’etologo Piero Amodio. L’iniziativa punta a coinvolgere subacquei, pescatori e appassionati di snorkeling nella raccolta di filmati per studiare tecniche di pesca, profondità raggiunte e interazioni sociali degli uccelli marini mediterranei. Sebbene si sappia molto sulle immersioni dei pinguini imperatori, i segreti dei “nostri” uccelli sono ancora molti: comunicano sott’acqua? Come imparano i giovani dagli adulti?
Chiunque possieda video subacquei, recenti o storici, può contribuire inviandoli a citizenscience.crimac@szn.it. Ogni clip può rappresentare il tassello mancante per comprendere meglio l’etologia marina, dimostrando che oggi, dietro una maschera e una fotocamera, può nascondersi un prezioso collaboratore della ricerca internazionale.




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