Il sogno del ritorno umano sulla Luna richiede una dote fondamentale: il pragmatismo. Intervenendo al festival Tecnopolis di Bologna, Samantha Cristoforetti ha affrontato con chiarezza la recente rimodulazione del programma Artemis, che ha visto uno slittamento dei tempi per l’allunaggio. Per l’astronauta italiana dell’ESA, questo cambio di rotta non è un segnale di crisi: “Effettivamente è stata cambiata la sequenza delle missioni, ma non è una cosa che secondo me ci deve particolarmente sorprendere né spaventare“, ha spiegato con fermezza.
L’insidia dei lander e la lezione Apollo
Il nodo principale riguarda i lander, i veicoli necessari per poggiare i piedi sulla regolite lunare. Cristoforetti sottolinea che questi mezzi “hanno bisogno ancora di qualche anno per essere pronti“. Invece di forzare i tempi, l’astronauta suggerisce una via più prudente ed efficace: “Non ha senso impuntarsi e dire che Artemis III ‘deve essere la missione che atterra sulla Luna’ e poi dover ritardare. È meglio farla comunque, darsi degli obiettivi di dimostrazione di capacità tecnologiche intermedie e poi fare l’atterraggio, presumibilmente appunto con Artemis IV, quando i lander saranno pronti“.
Questa strategia non è un’eccezione, ma una prassi consolidata nella storia dell’esplorazione: “Nulla di nuovo: con Apollo si è fatto così“, ha ricordato Cristoforetti, sottolineando che l’importante è “mettere in piedi questa serie di missioni di esplorazione” in modo sostenibile.
Il Gateway: un’opera complessa a guida italiana
Parallelamente ad Artemis, prosegue la costruzione del Gateway, la futura stazione in orbita lunare. Qui, i tempi sono dettati dalla tecnologia: “I tempi sono quelli dei sistemi spaziali complessi: non parliamo di settimane o mesi, ma di anni“. Il primo modulo statunitense, “dotato di propulsione e di una prima capacità abitativa“, è previsto tra il 2025 e il 2026. Subito dopo toccherà all’Europa, con un modulo “che sarà un grande contributo europeo, peraltro con capocommessa italiana“.
L’emozione del racconto
Anche se non è attualmente in rotazione per una missione lunare, Cristoforetti vive l’avventura attraverso i colleghi, come la francese Sophie Adenot, ora sulla ISS: “Attraverso i suoi occhi e i suoi racconti rivivo anch’io quell’esperienza“, ha concluso, ribadendo che l’esplorazione spaziale è, prima di tutto, un grande sforzo collettivo.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?