Il soldato che continuò a combattere per 29 anni dopo la fine della guerra: il 10 marzo 1974 la resa di Hiroo Onoda

Il 10 marzo 1974, nella giungla delle Filippine, terminò una delle storie più sorprendenti della Seconda Guerra Mondiale

Il 10 marzo 1974 si concluse una delle vicende più incredibili legate alla Seconda Guerra Mondiale. Dopo quasi trent’anni trascorsi nascosto nella giungla, il tenente giapponese Hiroo Onoda si arrese ufficialmente sull’isola di Lubang, nelle Filippine, convinto fino a quel momento che il conflitto non fosse mai terminato. Onoda era stato inviato sull’isola nel 1944 come ufficiale dell’esercito imperiale giapponese con il compito di condurre operazioni di guerriglia e sabotaggio contro le forze nemiche. Prima di partire ricevette un ordine preciso: non arrendersi mai e continuare a combattere finché non fosse arrivato un comando diretto dai suoi superiori.

Quando nel 1945 il Giappone annunciò la resa dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, per Onoda e i suoi compagni nascosti nella giungla la guerra non sembrò finire davvero. Volantini, messaggi e altoparlanti furono interpretati come propaganda nemica. Convinti che il conflitto proseguisse, continuarono a vivere nella foresta, nutrendosi di ciò che trovavano e compiendo sporadiche azioni armate.

Negli anni i suoi compagni morirono o si arresero, finché Onoda rimase completamente solo. Solo nel 1974 un giovane avventuriero giapponese riuscì a trovarlo e a convincere le autorità a rintracciare il suo ex comandante, che si recò personalmente a Lubang per revocare l’ordine militare. A quel punto Onoda depose finalmente le armi.

La sua storia è oggi studiata non solo dagli storici, ma anche da psicologi e antropologi: isolamento estremo, disciplina militare e convinzioni radicate possono influenzare profondamente la percezione della realtà.