L’esplorazione dello Spazio profondo ha sempre dovuto fare i conti con un nemico invisibile e letale: i raggi cosmici galattici. Tuttavia, una nuova scoperta scientifica suggerisce che la Luna potrebbe offrire dei “rifugi temporali” inaspettati. Grazie ai dati raccolti dal lander cinese Chang’e-4, i ricercatori hanno individuato una sorta di cavità nel flusso di radiazioni che si manifesta durante le ore mattutine locali del nostro satellite. Questa zona di relativa sicurezza potrebbe cambiare drasticamente il modo in cui verranno gestite le attività extraveicolari degli astronauti, offrendo una finestra temporale privilegiata per ridurre i rischi biologici legati alla permanenza sulla superficie lunare.
Un’ombra magnetica protettiva
Lo studio, pubblicato su Science Advances, ha analizzato le misurazioni effettuate dallo strumento LND (Lunar Lander Neutron and Dosimetry) a bordo della sonda cinese tra il 2019 e il 2022. I risultati indicano che la radiazione non è distribuita in modo uniforme nello spazio tra la Terra e la Luna, contrariamente a quanto si è creduto per decenni. Il fenomeno sembra essere causato dall’influenza della magnetosfera terrestre, che si estende molto più in là di quanto previsto dai modelli precedenti. Il campo magnetico del nostro pianeta agirebbe come uno scudo capace di deviare una parte significativa dei protoni ad alta energia, creando un’area di minore intensità proprio durante la fase di luna crescente, poco dopo l’alba lunare. In questo specifico intervallo, i ricercatori hanno registrato una riduzione delle radiazioni di circa il 20% rispetto ai livelli medi.
Sicurezza e salute degli astronauti
Le radiazioni cosmiche rappresentano uno dei principali ostacoli per le missioni a lungo termine, come il programma Artemis della NASA. Queste particelle cariche possono penetrare nei tessuti umani e danneggiare il DNA, aumentando sensibilmente il rischio di sviluppare tumori e altre patologie. La scoperta suggerisce una regola empirica molto semplice: per minimizzare l’esposizione, gli astronauti dovrebbero programmare le loro escursioni sulla superficie durante il mattino lunare. Si tratta di un accorgimento simile a quello che adottiamo sulla Terra per evitare le ore più calde del Sole, ma applicato a una scala di pericolosità molto più elevata.
Nuove prospettive per l’esplorazione
L’analisi ha richiesto lo studio di 31 cicli lunari completi per confermare che la diminuzione dei protoni non fosse un evento casuale, ma un fenomeno ricorrente legato alla posizione della Luna rispetto allo scudo magnetico terrestre. Le simulazioni al computer hanno poi confermato l’esistenza di questa “cavità” proprio nella zona orbitale occupata dal satellite durante il mattino locale. Questa scoperta è particolarmente rilevante per le future missioni dirette verso i poli lunari, aree dove la luce solare può essere quasi perenne. Sapere che esiste un ritmo quotidiano della radiazione permetterà ai pianificatori delle missioni di creare mappe di intensità più precise, ottimizzando i tempi di lavoro all’esterno dei moduli abitativi protetti.


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