C’è un crescente interesse attorno alla cosiddetta “terza via” del nucleare, una tecnologia che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui produciamo energia. A rilanciare il tema è Fabio Pistella, tra i più autorevoli esperti italiani nel settore, che ha stimato in almeno il 70% le probabilità di arrivare a un’applicazione industriale concreta della tecnologia sviluppata dalla startup Prometheus. L’occasione è stata l’apertura di una quattro giorni al Kilometro Rosso di Bergamo, dedicata proprio a questa innovazione. Il sistema ideato da Prometheus si basa su una reazione tra acqua, sale ed elettricità, capace di generare più energia di quella immessa: circa 1,5 megawattora a fronte di uno. Il tutto senza emissioni nocive e senza produzione di scorie, elementi che rendono questa soluzione particolarmente interessante in un contesto globale sempre più attento alla sostenibilità e alla sicurezza energetica.
Dalla ricerca alla fase preindustriale
Prometheus, nata nel 2021, ha scelto fin dall’inizio un approccio pragmatico: meno teoria e più applicazioni concrete. La tecnologia su cui lavora, la Lenr (Low Energy Nuclear Reaction), è oggetto di dibattito accademico da anni, soprattutto per quanto riguarda i meccanismi che ne regolano il funzionamento. Tuttavia, l’azienda ha deciso di concentrarsi sull’efficacia pratica, sviluppando soluzioni già pronte per una fase preindustriale. Secondo l’amministratore delegato Fabrizio Petrucci, le prime applicazioni legate alla produzione di calore potrebbero arrivare nelle case entro tre anni. Questo significa che, in un futuro non troppo lontano, sistemi basati su questa tecnologia potrebbero entrare nella quotidianità domestica, contribuendo a ridurre i costi energetici e la dipendenza da fonti tradizionali. Un percorso che dimostra come l’innovazione possa accelerare quando viene orientata fin da subito verso obiettivi concreti e misurabili. E’ quanto si legge anche sul ‘Sole 24 Ore’.
Applicazioni strategiche: dai trasporti alla difesa
Oltre all’uso domestico, Prometheus guarda con attenzione anche a settori strategici come i trasporti e la difesa. Le cosiddette applicazioni “dual-use”, cioè utilizzabili sia in ambito civile che militare, potrebbero essere pronte entro cinque anni. Questo apre scenari importanti per la propulsione di mezzi, in particolare nel trasporto marittimo, dove l’azienda ha già avviato collaborazioni con una società estera quotata. Parallelamente, è stato aperto un tavolo con il ministero della Difesa, segno di un interesse istituzionale crescente verso questa tecnologia. La capacità di produrre energia e idrogeno in modo efficiente e pulito potrebbe infatti rappresentare un vantaggio competitivo significativo, sia in termini economici che geopolitici. In un contesto internazionale segnato da instabilità energetica, soluzioni di questo tipo assumono un valore sempre più strategico.
Verso l’autonomia energetica europea
Un elemento centrale nello sviluppo di Prometheus è stato l’obiettivo dell’autonomia energetica europea. Su richiesta delle istituzioni italiane, l’azienda ha eliminato dal proprio processo tutte le materie prime non disponibili in Europa, una scelta che ha reso più complessa la ricerca ma anche più coerente con le esigenze geopolitiche attuali. Questo orientamento si inserisce in un quadro più ampio, in cui l’Unione Europea cerca di ridurre la dipendenza da fornitori esterni e di rafforzare la propria sicurezza energetica. Non a caso, Prometheus è stata l’unica impresa audita al Consiglio economico e sociale europeo sul tema. Gli accordi già siglati con aziende nei settori del riscaldamento domestico e del trasporto marittimo dimostrano che l’interesse per questa tecnologia è concreto e in crescita. La “terza via” del nucleare potrebbe diventare uno dei pilastri della transizione energetica europea nei prossimi anni.


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