L’eccidio delle Fosse Ardeatine: il coraggio dei Vigili del Fuoco di Roma

Fosse Ardeatine, per raggiungere il luogo dell’eccidio, al termine di cunicoli profondi e ostruiti, i Vigili si aprirono un varco tra detriti e crolli provocati dai tedeschi, creando anche un accesso dall’alto per calarsi nelle gallerie

Un intervento complesso e di profonda umanità: l’esumazione delle 335 vittime della strage del 24 marzo 1944. Le operazioni, iniziate il 26 luglio, furono condotte dai Vigili del Fuoco di Roma sotto la guida del comandante Antonio D’Acierro e durarono circa due mesi. Per raggiungere il luogo dell’eccidio, al termine di cunicoli profondi e ostruiti, i Vigili si aprirono un varco tra detriti e crolli provocati dai tedeschi, creando anche un accesso dall’alto per calarsi nelle gallerie. Solo dopo aver messo in sicurezza le strutture, iniziò la delicata fase di recupero.

Il lavoro fu svolto in condizioni estremamente difficili: ambienti angusti, aria irrespirabile e continui rischi di frane. Durante gli scavi, eseguiti con mezzi limitati e spesso anche a mano, furono rimossi circa 2.000 metri cubi di terra e rinvenuti esplosivi inesplosi. “Un’opera lunga, rischiosa e meticolosa, portata avanti con straordinaria dedizione e rispetto, per restituire dignità alle vittime di una delle pagine più tragiche della nostra storia”, ricordano i Vigili del Fuoco.