Incastonato tra le acque azzurre del Mediterraneo e le nevi perenni del Monte Libano, il Libano sta attraversando oggi una delle fasi più cupe della sua storia millenaria. Se la sua geografia lo ha reso per secoli un rifugio per minoranze e un ponte tra culture, la sua posizione geopolitica lo ha trasformato in un campo di battaglia dove l’antico splendore del “Paese dei Cedri” sbiadisce sotto il fumo dei raid aerei.
Una geografia di contrasti: montagne, valli e l’assenza del deserto
Con una superficie di soli 10.452 chilometri quadrati, il Libano è un piccolo Stato dell’Asia occidentale che racchiude una varietà morfologica sorprendente, definita da quattro regioni parallele che si estendono da Nord a Sud. A Ovest, affacciata sul Mar Mediterraneo, c’è la pianura costiera, una sottile striscia fertile dove si trovano le principali città dello Stato, Beirut, Tripoli e Tiro. Proseguendo verso l’interno c’è la Catena del Monte Libano, una catena montuosa calcarea che caratterizza il paesaggio occidentale, dominata dal Qurnat as-Sawda’, la vetta più alta del Paese a 3.088 metri sopra il livello del mare. Le montagne degradano poi sulla Valle della Beqāʿ, un altopiano fertile a 900 metri di altitudine, incastonato tra il Monte Libano e l’Antilibano, una catena montuosa più arida che funge da confine naturale a Est con la Siria. Lungo la Valle della Beqāʿ scorre il principale corso d’acqua del Paese, il Fiume Litani, 140 chilometri di lunghezza prima di sfociare nel Mar Mediterraneo. Nello stesso mare sfociano anche i numerosi torrenti brevi e stagionali che scendono dai versanti occidentali del Monte Libano. Le diverse regioni libanesi corrispondono alle diverse zone climatiche del Paese, con un clima mediterraneo sulla costa, caratterizzato da estati calde e umide e inverni miti e piovosi, un clima più rigido e alpino con abbondanti nevicate sulle vette, e un clima più continentale e arido, con scarse precipitazioni, nelle regioni interne della Valle della Beqāʿ. Proprio in queste regioni si concentrano le principali attività agricole del Libano, mentre la costa è caratterizzata da una vegetazione mediterranea che comprende ulivi, pini e querce. In alta quota, tra i 1.000 e i 2.000 metri di altitudine, invece, cresce il famoso cedro millenario del Libano, simbolo nazionale rappresentato anche sulla sua bandiera. Per la sua conformazione geografica, il Libano si distingue dai vicini Paesi mediorientali in più di un aspetto. Spicca, tra tutti, l’assenza di zone desertiche, una vera unicità per la regione, a favore di montagne, valli fertili e abbondanti sorgenti d’acqua alimentate dallo scioglimento delle nevi.
Tesori millenari: dai Fenici ai Romani
La geografia libanese nasconde più di un record nella storia. Sulla costa si trova, ad esempio, la città di Byblos (o Jbeil), una delle città più antiche del mondo ad essere stata abitata ininterrottamente per circa 7.000 anni, nonché la casa madre del primo alfabeto sviluppato dai Fenici. Le vette dei Monti del Libano custodiscono il già citato Cedro del Libano, albero simbolo del Paese ma anche uno degli alberi più antichi citati nella storia e nei testi sacri. Alcuni esemplari delle riserve montane hanno oltre 2.000 anni di vita. Una delle riserve d’alta quota più famose è la Foresta dei Cedri di Dio a Bsharre, città che ha dato i natali al poeta Kahlil Gibran. Nel corso dei secoli le stesse montagne hanno rappresentato un rifugio naturale per minoranze religiose e gruppi etnici perseguitati, come i cristiani maroniti e i drusi, contribuendo a creare un mosaico demografico e culturale unico nel mondo arabo. Nella Valle della Beqāʿ, infine, si trovano i templi romani meglio conservati al mondo, in particolare le rovine del tempio romano di Giove che poggia sui Trilithon, pietre ciclopiche pesanti oltre 800 tonnellate ciascuna.
Turismo: gemme libanesi in pericolo
Il Libano possiede un patrimonio naturalistico e culturale unico al mondo, frutto delle sue caratteristiche geografiche e della sua storia millenaria. Un patrimonio oggi messo a rischio dagli attuali conflitti e inaccessibile perché ad alto rischio per i viaggiatori internazionali, soprattutto nelle zone a Sud di Beirut, nella Valle della Beqāʿ e ai confini con la Siria. Il Paese ospita alcuni dei siti archeologici più noti al mondo, inseriti nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO. I templi romani di Baalbek, noti per le sue colossali colonne, e la città di Byblos, un mix di rovine fenice, un castello crociato e un antico porto affacciato sui vicoli medievali, ma anche la città di Tiro (o Sour) nel Sud del Paese, a circa 80 chilometri da Beirut: un’antica metropoli fenicia e storica città portuale tra le più potenti del Mediterraneo antico, nota per aver fondato Cartagine nonché per la preziosa porpora, oggi casa di rovine romane e bizantine di eccezionale importanza, tra cui uno dei più grandi ippodromi del mondo antico. Ci sono poi le città sulla costa. La capitale Beirut, detta la “Parigi del Medio Oriente”, è famosa per la vita notturna nei quartieri di Gemmayze e Mar Mikhael, oggi interrotta dalla crisi internazionale, ma anche per il lungomare della Corniche e le Pigeons’ Rocks, due imponenti formazioni rocciose calcaree alte circa 60 metri situate al largo del quartiere Raouché, diventate simbolo iconico della città e popolare attrazione turistica. A Nord si distinguono Batroun, la capitale del turismo estivo, celebre per le sue spiagge e per il muro marino di epoca fenicia, e Jounieh, nota per la funivia che conduce al santuario di Harissa (Nostra Signora del Libano). L’entroterra libanese nasconde invece alcuni dei luoghi naturalistici più belli al mondo. Vicino alla città di Bsharre e alla Foresta dei Cedri di Dio si trova la Valle di Qadisha (o Valle Santa), Patrimonio dell’Umanità UNESCO e celebre rifugio per le comunità monastiche cristiane per oltre 1.500 anni, con monasteri e chiese scavati direttamente nelle pareti rocciose. Qui si trovano il Monastero di Sant’Antonio Qozhaya, uno dei più antichi e importanti monasteri della valle che oggi ospita un museo con la prima macchina da stampa del Medio Oriente, e il Monastero di Mar Lishaa (Sant’Eliseo) arroccato su una scogliera e luogo di riferimento per l’ordine dei Maroniti. All’ingresso della valle, inoltre, si trova il Museo Khalil Gibran, dedicato al celebre poeta e scrittore. Nella valle del Nahr al-Kalb a circa 20 chilometri a Nord di Beirut, invece, si trovano le Grotte di Jeita, un complesso di due grotte calcaree carsiche separate ma interconnesse, considerate un simbolo del patrimonio naturale libanese. Grazie alla vicinanza tra vette e mare, infine, una delle caratteristiche turistiche principali del Libano è la possibilità di praticare sport invernali a meno di un’ora dalle acque del Mediterraneo: la stazione sciistica più nota e grande del Paese, nonché dell’intero Medio Oriente, è quella di Mzaar Kfardebian (o Faraya Mzaar), a solo un’ora da Beirut, con circa 80-100 chilometri di piste battute divise in 42 tracciati a un’altitudine che varia tra i 1.850 e i 2.465 metri.
Attualità: l’escalation militare di Marzo 2026
Storicamente culla della civiltà, oggi il Libano è teatro di uno scontro diretto tra Israele e le milizie di Hezbollah, parte di un conflitto più ampio che vede Israele, sostenuto dagli Stati Uniti, fronteggiarsi contro l’Iran. Dopo la morte di Khamenei, evento che ha rimescolato gli equilibri di tutto il Medio Oriente, il movimento sciita filo-iraniano aveva lanciato missili e droni contro il Nord dello Stato ebraico per vendicarne l’uccisione. Le autorità internazionali hanno definito la situazione di sicurezza in Libano “estremamente critica” dopo che ieri, 3 marzo, le forze IDF hanno lanciato un piano di invasione via terra nel Sud del Libano per colpire le infrastrutture di Hezbollah, sostenute dall’Iran. Il cuore della capitale Beirut è stata colpita da massicci bombardamenti, con attacchi segnalati su hotel ed edifici residenziali nelle aree di Hazmieh, Baabda e nei quartieri meridionali. Raid aerei hanno colpito anche la Valle della Beqāʿ e le città costiere come Tiro. L’escalation, culminata con l’ultimatum di Israele ai funzionari iraniani in Libano, ha spinto il governo guidato dal Presidente Joseph Aoun a dichiarare illegali le attività militari di Hezbollah, chiedendo il disarmo immediato e il passaggio delle armi alla LAF, l’esercito regolare.
Guerra in Libano: il collasso di un Paese-rifugio tra sfollati e povertà
La crisi internazionale si aggiunge a una situazione interna già complessa dove a pesare sono un debito pubblico fuori controllo, lo stato di povertà multidimensionale (che include non solo il reddito ma anche i settori di salute, istruzione e standard di vita) in cui vive l’80% della popolazione libanese e la fragilità del mosaico culturale ed etnico del Paese, dove il potere si divide tra cristiani maroniti, musulmani sunniti e sciiti. I raid, inoltre, hanno causato in sole 48 ore lo spostamento di oltre 65.000 sfollati verso Sidone, le montagne del centro e il Nord (Tripoli e Akkar), spingendo il Paese sull’orlo di una crisi umanitaria. L’invasione del 3 marzo, infatti, si è aggiunta a una crisi cronica che vede il Libano detenere il triste primato di Paese con il maggior numero di rifugiati pro capite al mondo. Il Paese, infatti, ospita circa 1,5 milioni di siriani e oltre 200.000 palestinesi in fuga, a loro volta, dai conflitti che hanno coinvolto le loro case. Molti dei campi profughi che li ospitano si trovano nella Valle della Beqāʿ o in campi storici come Rashidieh vicino a Tiro o Ein el-Hilweh vicino a Sidone, zone colpite negli ultimi giorni dai raid israeliani o esposte all’avanzata militare, con poche possibilità di spostamento. Il sovraffollamento e le tensioni interne si aggiungono così alla povertà dilagante e al collasso dei servizi alla popolazione, nonché all’impossibilità di far giungere medicinali, carburante e aiuti umanitari nelle zone colpite dovuta alla paralisi dell’aeroporto di Beirut e al blocco delle principali arterie stradali del Paese. Quanto sta accadendo in Libano è solo l’ultimo capitolo di un conflitto regionale che coinvolge Iraq, Siria, Bahrein e, negli ultimi giorni, i Paesi della Penisola Arabica. Un clima di instabilità e tensione che ormai da troppi anni caratterizza la regione mediorientale e che sembra non voler accennare a diminuire.






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