Apriamo gli occhi al mattino, guardiamo il soffitto, la sveglia sul comodino, la luce che filtra dalla finestra, e diamo per scontato un fatto all’apparenza ovvio: stiamo semplicemente “registrando” la realtà che abbiamo di fronte. Eppure, la biologia e la fisica della visione ci raccontano una storia completamente diversa. Se potessimo isolare l’occhio umano dal resto del sistema nervoso, scopriremmo un dettaglio inquietante: il nostro globo oculare vede un mondo in cui il cielo è in basso, il pavimento è in alto e la destra è scambiata con la sinistra.
La fisica della “fotocamera” oculare
Per comprendere questo ribaltamento di prospettiva, dobbiamo pensare al nostro occhio non come a una finestra trasparente, ma come a una macchina fotografica analogica o, ancora meglio, a una camera oscura. Quando guardiamo un oggetto, la luce riflessa da quest’ultimo viaggia verso di noi ed entra nell’occhio passando attraverso la cornea e la pupilla, fino a colpire il cristallino. Il cristallino funziona esattamente come la lente convessa di un obiettivo fotografico: serve a mettere a fuoco l’immagine.
Tuttavia, per le leggi inviolabili dell’ottica, quando i raggi di luce attraversano una lente convessa si incrociano. Questo fa sì che l’immagine proiettata sulla parete di fondo dell’occhio (la retina) arrivi completamente capovolta e specchiata.
Dalla luce all’impulso elettrico
Se l’immagine sulla retina è a testa in giù, perché non inciampiamo costantemente o non vediamo le persone camminare sul soffitto? Perché l’occhio, da solo, non “vede”. L’occhio si limita a raccogliere i dati. Sulla retina, milioni di cellule specializzate chiamate fotorecettori (i famosi coni e bastoncelli) intercettano i fotoni e compiono una traduzione simultanea: trasformano la luce in impulsi elettrici. Questi impulsi vengono poi impacchettati e inviati, tramite il nervo ottico, verso la vera sala di regia: il cervello.
Il monumentale lavoro della corteccia visiva
Il segnale viaggia fino alla parte posteriore del nostro cranio, nella corteccia visiva (situata nel lobo occipitale). È qui che avviene il miracolo quotidiano di cui non ci rendiamo mai conto. La visione non è un processo passivo di ricezione, ma una costruzione attiva. Il cervello prende quell’immagine confusa, capovolta e bidimensionale inviata dalla retina, e la rielabora istantaneamente.
Il nostro cervello “raddrizza” l’immagine, la unisce con l’angolazione leggermente diversa fornita dall’altro occhio (creando la percezione della profondità in 3D) e riempie perfino i buchi visivi dove manca l’informazione. Quello che noi chiamiamo “realtà visiva” è in verità una simulazione altamente sofisticata creata dal nostro sistema nervoso centrale.
L’esperimento che sfidò la realtà
A dimostrazione di quanto il cervello sia plastico e dominante nel processo visivo, c’è un celebre esperimento condotto dallo psicologo George Stratton nel 1896. Stratton decise di indossare per diversi giorni degli speciali occhiali prismatici che capovolgevano la luce prima che entrasse nell’occhio (annullando così l’inversione naturale del cristallino). Il risultato iniziale fu disastroso: vedeva il mondo a testa in giù e faticava persino ad afferrare gli oggetti. Dopo circa una settimana, accadde l’incredibile: il suo cervello si riadattò. Riconoscendo che i segnali visivi non coincidevano con la gravità e con il tatto, la corteccia visiva di Stratton raddrizzò nuovamente il mondo in modo artificiale, permettendogli di muoversi normalmente. Tolti gli occhiali, lo scienziato passò altri giorni vedendo “storto” prima che il cervello ripristinasse le “impostazioni di fabbrica”.
Insomma, la prossima volta che vi fermate ad ammirare un paesaggio mozzafiato, ricordatevi che i vostri occhi stanno guardando un mondo sottosopra. Siete in grado di godervi la vista solo grazie all’instancabile e silenzioso lavoro del vostro regista cerebrale.


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