Guardando e riguardando le immagini che continuano ad arrivare da Union City, si prova un certo senso di smarrimento che nemmeno anni di previsioni meteo riescono del tutto a mitigare. Vedere una cittadina del Michigan ridotta in quel modo da un devastante tornado, con tre o forse quattro vite spezzate e il centro abitato praticamente raso al suolo, scuote profondamente il nostro animo. Non è solo la distruzione delle attività o delle case lungo Union Lake a fare “rumore”, quanto l’intensità quasi fuori stagione di un evento che, per dinamica e violenza, ricorda molto più un pomeriggio di maggio in Oklahoma che un giorno di fine inverno nel Midwest.
Ormai c’è una totale incertezza nel modo in cui cerchiamo catalogare questi fenomeni estremi. Molti ci chiedono quando davvero inizi ufficialmente la stagione dei tornado, ma la verità, se vogliamo essere onesti, è che la natura non si affida al calendario. Sebbene, storicamente, si parli di un picco tra i mesi di aprile e giugno per le Grandi Pianure, ciò che stiamo osservando negli ultimi anni è una sorta di stravolgimento non solo temporale ma anche geografico.

I principali modelli fisico-fisico-matematici mostrano chiaramente come aria calda e umida proveniente dal Golfo del Messico stia risalendo verso nord con una frequenza e un’energia a cui non eravamo abituati, soprattutto in questo periodo dell’anno. Potrebbe sembrare una bestemmia, ma la nostra riflessione è che stiamo assistendo alla fine del concetto classico di “Tornado Alley”. Ormai il rischio non conosce confini, rendendo quindi zone come il Michigan o la Dixie Alley molto più vulnerabili soprattutto in periodi dell’anno che in passato venivano considerati sicuri, o quasi.
Inoltre è davvero straziante pensare a chi ieri si è trovato ad avere a che fare con un EF3 o un EF4 senza il tempo materiale e psicologico di elaborare l’allerta, convinto forse che nel mese di marzo la minaccia fosse ancora giustamente lontana. Ciò che ci preme sottolineare è che, sebbene le Northern Plains abbiano solitamente il loro momento critico verso il principio della stagione estiva, il confine ormai tra le stagioni classiche si sta sempre più assottigliando.
Crediamo che sia giunto il momento di smettere di guardare alle statistiche del passato come ad riferimento infallibile per il presente e soprattutto per il futuro. Il surplus di energia in gioco nell’atmosfera, attualmente, è talmente diverso dai precedenti storici che dovremmo imparare a prevedere l’imprevedibile, accettando che le nostre mappe del rischio vadano ridisegnate mensilmente.


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