“Nessun salvataggio possibile”: la verità sui rischi del ritorno sulla Luna con Artemis

Un nuovo rapporto interno svela le criticità delle prossime missioni NASA: dai rifornimenti impossibili in orbita al rischio di ribaltamento dei giganteschi lander, fino al problema dell'ascensore spaziale

Mentre la NASA si prepara al lancio della missione Artemis II – previsto (al momento) ad aprile con la capsula Orion “Integrity” per un viaggio di 9 giorni intorno alla Luna – dietro le quinte l’agenzia sta affrontando una vera e propria corsa a ostacoli. Un recente e severo rapporto dell’Office of Inspector General (OIG) della NASA ha infatti evidenziato profonde “lacune” nell’approccio dell’agenzia alla sicurezza, sollevando dubbi sui sistemi di allunaggio cruciali sviluppati da giganti come SpaceX e Blue Origin. Il monito più inquietante del rapporto? Esattamente come accadeva oltre mezzo secolo fa con le missioni Apollo, se gli astronauti di Artemis dovessero affrontare un’emergenza fatale nello Spazio o sulla superficie lunare, la NASA non avrebbe alcuna capacità di soccorrere e salvare l’equipaggio bloccato.

Ecco un’analisi delle sfide più estreme che separano l’umanità dal ritorno sulla superficie lunare.

1. Le probabilità in gioco: il rischio “Loss-of-Crew”

Viaggiare nello Spazio non è mai stato sicuro, e il programma Artemis non fa eccezione. Il rapporto OIG ha quantificato il rischio di perdita dell’equipaggio (Loss-of-Crew) per le prime due missioni di allunaggio:

  • Rischio per le operazioni lunari: 1 su 40
  • Rischio complessivo (dal lancio allo splashdown): 1 su 30

Per mettere questi dati in prospettiva: gli astronauti dell’era Apollo affrontavano un rischio di 1 su 10, mentre gli equipaggi dello Space Shuttle volavano con un rischio calcolato a posteriori di 1 su 70. La NASA sta lavorando per mitigare i pericoli post-incidente catastrofico, ma le analisi di sopravvivenza presentano ancora forti carenze.

2. Il brivido dell’allunaggio: giganti in equilibrio precario

Allunare vicino al Polo Sud lunare – il nuovo obiettivo strategico per la presenza di ghiaccio d’acqua – comporta sfide di navigazione enormemente superiori rispetto alle zone equatoriali piatte visitate dalle missioni Apollo.

Il problema principale è la topografia accidentata, con pendenze che raggiungono i 20 gradi, a fronte di un requisito di “tolleranza di inclinazione” richiesto dalla NASA di soli 8 gradi.

  • Il lander di SpaceX (Starship): alto circa 52 metri, come un palazzo di 14 piani), Starship è un gigante. Secondo l’OIG, esiste il rischio reale che, a causa del suo immenso slancio e della sua altezza, possa continuare a muoversi dopo il touchdown, finendo per ribaltarsi;
  • Il lander di Blue Origin (Blue Moon): seppur più basso (circa 16 metri), anche questo veicolo rischia di superare il limite di inclinazione di sicurezza, il che potrebbe compromettere funzionalità vitali come l’apertura del portellone per l’uscita dell’equipaggio.

Per confronto, i moduli lunari Apollo erano alti la metà del lander di Blue Origin e 7 volte meno rispetto a quello di SpaceX.

3. L’incubo logistico del rifornimento in orbita

Per far arrivare la gigantesca Starship sulla Luna, SpaceX non può lanciarla con un “serbatoio pieno” a sufficienza. Deve essere rifornita nell’orbita bassa terrestre.

Questa operazione richiederà il lancio di una “nave deposito” che verrà riempita da un flusso continuo di circa 10-20 voli cisterna Super Heavy, lanciati a cadenza settimanale. Solo a quel punto il lander si aggancerà al deposito in modo autonomo, farà il pieno e partirà per l’orbita lunare in attesa della capsula Orion. Blue Origin prevede una strategia simile.

Le criticità segnalate dall’OIG sono 2:

  1. Mancanza di precedenti storici: un rifornimento orbitale criogenico su questa scala non è mai stato tentato;
  2. L’evaporazione (boil-off): i propellenti criogenici si riscaldano ed evaporano costantemente nello Spazio. Non è ancora chiaro come SpaceX intenda mitigare questa perdita continua durante le lunghe settimane necessarie per i rifornimenti.

4. Il “dettaglio” dell’ascensore spaziale

Mentre gli astronauti a bordo del lander di Blue Origin potranno usare delle semplici scale per scendere sulla superficie lunare (un dislivello di meno di due metri), l’equipaggio di SpaceX si troverà di fronte a una sfida inedita: scendere per oltre 35 metri lungo il fianco del razzo.

Per farlo, utilizzeranno un ascensore esterno. L’OIG evidenzia questo sistema come uno dei rischi principali del programma. Attualmente, non esiste un piano B per rientrare nel veicolo in caso di guasto dell’ascensore mentre l’equipaggio si trova sulla superficie. La NASA richiede sistemi in grado di sopravvivere a un singolo guasto (“single failure tolerance”), e sebbene SpaceX stia lavorando su meccanismi ridondanti, la ricerca di un’alternativa manuale o di emergenza è ancora in corso.

5. La nuova tabella di marcia

Alla luce di queste e altre sfide ingegneristiche, il 27 febbraio l’amministratore della NASA Jared Isaacman ha annunciato una profonda revisione del programma.

  • Artemis III (2025): non sarà più un allunaggio, ma una missione in orbita terrestre dove la capsula Orion effettuerà test di avvicinamento e attracco con i lander in sviluppo;
  • Sbarco rimandato (2028): la NASA punta ora a effettuare due missioni di atterraggio lunare nel 2028, usando il lander (o i lander) che si dimostrerà pronto al volo, previa esecuzione di atterraggi di test senza equipaggio.

Il ritorno sulla Luna non è mai stato un compito semplice. L’entusiasmo per la nuova era dell’esplorazione spaziale deve ora scontrarsi con i freddi limiti dell’ingegneria, in cui un singolo calcolo errato su un ascensore o sull’inclinazione di un terreno alieno può fare la differenza tra la storia e la tragedia.