Il permafrost, immenso serbatoio naturale di carbonio congelato nelle regioni artiche, sta rapidamente perdendo la sua funzione di barriera climatica. Secondo un recente studio condotto dall’Università di Leeds e pubblicato sulla rivista Earth’s Future dell’American Geophysical Union, lo scongelamento di questi suoli li rende da 25 a 100 volte più permeabili, favorendo la fuoriuscita di gas serra. Il permafrost – terreno rimasto ghiacciato per millenni – immagazzina circa 1700 miliardi di tonnellate di carbonio, una quantità 3 volte superiore a quella attualmente presente nell’atmosfera. Tuttavia, l’aumento delle temperature globali sta destabilizzando questo equilibrio. Quando il ghiaccio si scioglie, il suolo diventa più poroso e consente il rilascio di anidride carbonica e metano, potenti gas serra.
A guidare la ricerca è stato Paul Glover, che ha sottolineato come il fenomeno sia ormai evidente: entro il 2050 potrebbe scomparire fino al 42% del permafrost nella regione artica circumpolare. Ancora più preoccupante è la velocità del riscaldamento: le aree artiche si stanno scaldando 4 volte più rapidamente rispetto al resto del pianeta. Questo processo rischia di innescare un circolo vizioso. Più permafrost si scioglie, più gas serra vengono rilasciati, accelerando ulteriormente il riscaldamento globale.
Le misurazioni sono state rese possibili grazie a tecniche sviluppate originariamente per l’industria dei combustibili fossili, ora riadattate alla ricerca climatica. Questi risultati rappresentano un passo cruciale nella comprensione dei meccanismi che regolano il clima terrestre e pongono un monito chiaro: il tempo per intervenire si sta rapidamente riducendo.



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