Non solo vitamine: i pesticidi che mangiamo ogni giorno

Un'ampia analisi collega il consumo di prodotti con residui elevati - fragole, spinaci, peperoni tra questi - a livelli più alti di biomarcatori di pesticidi nelle urine. Studio apre il dibattito su monitoraggio, regolazione e scelte di consumo

Un recente studio peer-reviewed dimostra che non sono solo vitamine e fibre a entrare nel nostro corpo quando mangiamo frutta e verdura: la varietà e la frequenza dei prodotti consumati influenzano anche la quantità di pesticidi rilevabili nell’organismo. La ricerca, condotta dal gruppo di lavoro che ha messo a sistema dati sui residui trovati negli alimenti con indagini nutrizionali e biomonitoraggio umano, ha trovato che chi dichiara di consumare più frequentemente prodotti noti per avere residui elevati – come fragole, spinaci e peperoni – presenta livelli significativamente più alti di alcuni biomarcatori di pesticidi nelle urine rispetto a chi privilegia prodotti a basso residuo. Lo studio integra analisi di dati sui residui agricoli raccolti nei controlli ufficiali con risposte dietetiche e misure biologiche su quasi 2mila partecipanti, e mette in luce sia la natura mista delle esposizioni (centinaia di principi attivi rilevati sui prodotti) sia i limiti degli attuali sistemi di monitoraggio che catturano solo una parte delle sostanze presenti.

I risultati non intendono scoraggiare il consumo di frutta e verdura, considerati pilastri di una dieta sana, ma sollevano questioni pratiche e regolatorie su come misurare, prevenire e comunicare l’esposizione quotidiana a miscele di pesticidi, soprattutto per i gruppi più vulnerabili come i bambini e le persone in gravidanza.

Come è stato condotto lo studio e quali dati sono stati incrociati

Lo studio è stato realizzato dal team del gruppo di lavoro scientifico Environmental Working Group e pubblicato su International Journal of Hygiene and Environmental Health. I ricercatori hanno utilizzato i test di residui sugli alimenti raccolti dallo U.S. Department of Agriculture tra il 2013 e il 2018, li hanno combinati con le dichiarazioni dietetiche e i dati di biomonitoraggio urinario presi dall’indagine nazionale National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) condotta dal Centers for Disease Control and Prevention. Sulla base di questi dati è stato sviluppato un punteggio di esposizione dietetica che tiene conto della frequenza di presenza dei pesticidi, delle quantità rilevate e della tossicità relativa, quindi confrontato con 15 biomarcatori urinari rappresentativi di 3 classi principali: organofosfati, piretroidi e neonicotinoidi.

Risultati principali e pattern emersi

I risultati mostrano una chiara associazione tra il consumo di prodotti ad alto residuo e la presenza di corrispondenti biomarcatori nelle urine. Tra gli aspetti più rilevanti emersi dall’analisi:

  • il ruolo della dieta come determinante importante dell’esposizione ai pesticidi nella popolazione generale;
  • l’evidenza che sui prodotti testati sono stati trovati residui di 178 pesticidi differenti, mentre soltanto 42 di questi avevano biomarcatori corrispondenti misurati nei campioni urinari, suggerendo che l’attuale biomonitoraggio sottostimi l’esposizione reale a miscele multiple;
  • una complicazione analitica legata alle patate: un’associazione evidente tra consumo di prodotti e livelli urinari emerge solo rimuovendo le patate dal calcolo, probabilmente perché il modo di consumarle (fritte, processate, etc.) rende più difficile stimare l’esposizione effettiva.

Perché questi risultati contano per la salute pubblica

I pesticidi sono stati associati in letteratura a effetti che includono un aumentato rischio di alcuni tumori, problemi riproduttivi, interferenze ormonali e danni al sistema nervoso in età evolutiva. Lo studio rafforza l’idea secondo cui l’esposizione non sia limitata ai lavoratori agricoli o all’uso domestico ma arrivi anche, in misura non trascurabile, dalla dieta quotidiana. Inoltre, la normativa vigente spesso fissa limiti per singole sostanze chimiche senza considerare l’esposizione cumulativa a miscele di residui che si trovano insieme sui prodotti, una lacuna che pone interrogativi su quanto gli attuali standard garantiscano realmente la tutela dei gruppi più sensibili.

Implicazioni regolatorie e suggerimenti degli autori

Gli autori sostengono che il metodo del “punteggio di esposizione dietetica” possa essere uno strumento utile per migliorare la valutazione dell’esposizione reale e per orientare futuri controlli e politiche, in particolare per proteggere i bambini e le persone in gravidanza. Il gruppo di lavoro scientifico sottolinea inoltre l’importanza dei dati federali di monitoraggio, che hanno reso possibile l’analisi, e invita a potenziare il biomonitoraggio per coprire un numero maggiore di pesticidi e riflettere meglio le miscele a cui le persone vengono esposte.

Cosa può fare chi compra e cucina ogni giorno

I ricercatori continuano a incoraggiare il consumo di frutta e verdura, sia convenzionali sia biologiche, perché i benefici nutrizionali restano fondamentali. Tuttavia, per chi vuole ridurre l’esposizione ai pesticidi esistono strategie pratiche e basate su evidenze: privilegiare l’acquisto di prodotti biologici per gli alimenti che tendono ad avere i residui più elevati, variare spesso le varietà consumate, lavare e, quando possibile, sbucciare i prodotti (con la consapevolezza che molti residui possono penetrare nei tessuti), e informarsi sulle liste che classificano i prodotti per livello di residui. Studi precedenti mostrano che il passaggio a una dieta prevalentemente biologica può ridurre marcatori urinari di pesticidi in pochi giorni.

Le azioni complementari

Lo studio offre un quadro nitido: le scelte alimentari quotidiane modellano non solo il profilo nutrizionale ma anche l’esposizione chimica individuale. Più che generare allarmismi, i risultati invitano a 2 azioni complementari: migliorare i sistemi di monitoraggio e le valutazioni regolatorie per tenere conto delle esposizioni multiple e cumulative, e dare ai consumatori informazioni pratiche e accessibili per ridurre l’esposizione quando desiderano farlo senza rinunciare ai benefici di frutta e verdura.