Scoperta l’origine dei primi cani: il legame millenario che ha conquistato l’Europa paleolitica

La scoperta genomica che riscrive la storia della domesticazione canina tra cacciatori-raccoglitori e antichi lupi

La prestigiosa rivista Nature ha pubblicato oggi due studi pionieristici che rivoluzionano la nostra comprensione su quando e come i cani siano diventati i compagni inseparabili dell’essere umano. Attraverso l’analisi del DNA antico, i team di ricerca guidati da Anders Bergström e Laurent Frantz hanno dimostrato che i cani domestici erano già ampiamente diffusi in tutta l’Eurasia occidentale almeno 14.200 anni fa, spostando la prova genetica definitiva molto più indietro nel tempo rispetto a quanto precedentemente documentato. Questi risultati non solo confermano la presenza di una popolazione canina geneticamente omogenea già nel Paleolitico superiore, ma offrono una prospettiva inedita sulla profonda integrazione tra i primi canidi addomesticati e le comunità di cacciatori-raccoglitori europei, ben prima dell’avvento dell’agricoltura.

Un’espansione rapida e uniforme attraverso il continente europeo

Le analisi genomiche condotte su resti canidi provenienti da siti archeologici distanti migliaia di chilometri rivelano un dato sorprendente: i cani che vivevano nel Regno Unito, in Svizzera e in Turchia oltre quattordicimila anni fa erano geneticamente molto simili tra loro. Lo studio condotto da Laurent Frantz ha esaminato reperti provenienti dalla grotta di Gough nel Regno Unito, datati a circa 14.300 anni fa, e dal sito di Pınarbaşı in Turchia, risalenti a circa 15.800 anni fa. Questa sorprendente somiglianza suggerisce che una popolazione di cani si espanse rapidamente attraverso l’Eurasia occidentale in un arco temporale compreso tra 18.500 e 14.000 anni fa. Il fatto che questi animali fossero associati a gruppi umani culturalmente e geneticamente distinti, come le popolazioni Magdaleniane ed Epigravettiane, indica che i cani venivano scambiati o si muovevano insieme ai flussi migratori e alle interazioni sociali di questi antichi cacciatori-raccoglitori.

origine cani

Il caso Kesslerloch e la diversificazione genetica precoce

Il contributo di Anders Bergström e del suo team ha permesso di identificare nel cane di Kesslerloch, in Svizzera, uno dei più antichi esemplari mai sequenziati, con una datazione di 14.200 anni. Lo studio di questo genoma ha rivelato che il cane di Kesslerloch condivideva antenati comuni con i cani presenti in altre regioni del mondo nello stesso periodo. Questa scoperta è cruciale perché invalida l’ipotesi che i cani europei del Paleolitico superiore siano derivati da un processo di domesticazione separato e indipendente. Al contrario, dimostra che la diversificazione genetica del cane domestico era già in fase avanzata ben prima di quattordicimila anni fa, suggerendo un’origine ancora più antica che affonda le radici nelle fasi finali dell’ultima era glaciale.

L’impatto della transizione neolitica sul patrimonio genetico canino

Un altro aspetto fondamentale emerso dalle ricerche riguarda il modo in cui l’arrivo dei primi agricoltori dal Sud-Ovest asiatico abbia influenzato le popolazioni canine esistenti in Europa. Sebbene la migrazione umana neolitica sia stata caratterizzata da un massiccio ricambio genetico, l’effetto sui cani è stato sensibilmente diverso. I dati mostrano che, nonostante un afflusso di stirpi asiatiche, i cani dei cacciatori-raccoglitori locali hanno contribuito in modo sostanziale al patrimonio genetico dei cani neolitici e, di riflesso, di quelli moderni. Questo suggerisce che le popolazioni agricole in arrivo non abbiano sostituito i cani europei, ma li abbiano integrati nelle proprie comunità, mantenendo una continuità biologica che persiste ancora oggi in molte razze europee attuali.

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Verso una nuova comprensione del legame tra uomo e cane

L’integrazione di dati genetici, isotopici e archeologici permette di immaginare una vita quotidiana in cui i cani non erano solo strumenti di caccia, ma parte integrante del tessuto sociale. Analisi sugli isotopi alimentari hanno rivelato che in alcuni siti, come Pınarbaşı, gli esseri umani alimentavano i cani con pesce, evidenziando una cura intenzionale. Inoltre, le evidenze di sepolture canine e modifiche post-mortem sui resti suggeriscono che questi animali detenessero un significato simbolico e affettivo profondo. Questi studi non solo retrodatano la presenza del cane in Europa, ma confermano che il “migliore amico dell’uomo” è stato l’unico animale a entrare in una relazione domestica con la nostra specie quando eravamo ancora nomadi, diventando un testimone silenzioso e costante delle grandi migrazioni che hanno plasmato la storia dell’umanità.

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