Non è la trama di un nuovo film catastrofico di Hollywood, ma l’ultimo ambizioso progetto di Jeff Bezos. La sua compagnia spaziale, Blue Origin, ha ufficialmente unito le forze con il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA e il California Institute of Technology (Caltech) per affrontare una delle sfide più grandi dell’umanità: la difesa planetaria. Il progetto, denominato NEO Hunter (Near Earth Objects Hunter), punta a trasformare l’attuale piattaforma satellitare Blue Ring in un vero e proprio guardiano della Terra, capace di intercettare, studiare e, se necessario, deviare asteroidi potenzialmente pericolosi.
Blue Ring: il “coltellino svizzero” dello Spazio
Al centro di questa strategia c’è la piattaforma Blue Ring, un “bus satellitare” modulare progettato per trasportare fino a 4 tonnellate di carico utile. Grazie ai suoi 13 punti di connessione, Blue Ring è estremamente versatile: può operare in orbita terrestre, intorno alla Luna e persino spingersi fino a Marte.
Per la missione NEO Hunter, questa tecnologia verrà equipaggiata con strumenti specifici per la neutralizzazione delle rocce spaziali attraverso un piano d’azione diviso in fasi.
Fase 1: conoscere il nemico
Prima di agire, è fondamentale capire con cosa si ha a che fare. La missione NEO Hunter prevede il rilascio di un gruppo di cubesat (piccoli satelliti miniaturizzati) che avranno il compito di avvicinarsi all’asteroide. Questi esploratori analizzeranno la composizione, la massa e la densità dell’oggetto. Sapere se un asteroide è un blocco solido di ferro o un fragile agglomerato di detriti è cruciale per decidere quale tecnica di deviazione utilizzare.
Fase 2: il “tocco delicato” del fascio di ioni
Una delle tecnologie più innovative proposte è l’uso di un emettitore di fasci di ioni. Invece di colpire l’asteroide, la sonda punterebbe un raggio concentrato di particelle cariche verso la superficie della roccia. Questo flusso costante di atomi, pur esercitando una forza minima, è teoricamente in grado di agire come un sottile propulsore esterno, modificando gradualmente la traiettoria dell’asteroide nel tempo e allontanandolo dalla rotta di collisione con la Terra.
Fase 3: l’impatto violento (Robust Kinetic Disruption)
Se l’asteroide dovesse rivelarsi troppo grande o troppo veloce per il raggio di ioni, Blue Origin passerebbe alla “maniere forti”: l’impatto cinetico.
Prendendo ispirazione dalla missione DART della NASA (che nel 2022 ha deviato con successo l’asteroide Dimorphos), NEO Hunter è progettato per schiantarsi deliberatamente contro il bersaglio a una velocità spaventosa: circa 36.370 km/h.
Per garantire che l’umanità possa imparare dall’evento, poco prima dello schianto Blue Ring rilascerebbe un piccolo satellite chiamato “Slamcam”. Il suo unico scopo? Documentare l’impatto in tempo reale e confermare il successo della deviazione.
Una minaccia reale?
Nonostante l’impegno tecnologico, gli astronomi rassicurano: al momento non ci sono minacce imminenti. Il catalogo degli oggetti spaziali pericolosi è costantemente monitorato e, finora, nessun asteroide di grandi dimensioni sembra essere in rotta di collisione con noi nel prossimo futuro. Tuttavia, eventi recenti come meteoriti che perforano i tetti delle case o asteroidi che “sfiorano” la Terra passando tra noi e la Luna, ricordano che lo Spazio è un luogo dinamico.
“Questo è un altro esempio di come le piattaforme commerciali possano condurre missioni scientifiche e di difesa planetaria ad alta priorità a costi ridotti“, ha dichiarato Blue Origin. Con NEO Hunter, il futuro della Terra sembra un po’ più sicuro, dimostrando che la collaborazione tra pubblico e privato è la chiave per proteggere il nostro pianeta.


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